Scontri a Barcellona, polizia spara proiettili di gomma 

Non si fermano le proteste a Barcellona, dove vi è stata, sulla Gran Vía Laietana, una carica della Policía Nacional che ha lanciato fumogeni e sparato anche proiettili di gomma, secondo quanto si legge sulla diretta del sito de El Mundo. Sono 26 le persone che sono rimaste ferite, in tutta la Catalogna, nella giornata di sciopero generale contro le condanne dei leader indipendentisti. Lo rendono noto i servizi di emergenza, specificando che nella sola Barcellona si sono avuti 19 feriti. Sono invece 10 i manifestati che sono stati arrestati, secondo il bilancio provvisorio fornito dalla Policía Nacional. 

Lo sciopero generale contro le sentenze a carico di nove leader separatisti catalani, e i diversi cortei organizzati nella regione dalle diverse fazioni, hanno bloccato Barcellona e gran parte della Catalogna. I negozi sono rimasti chiusi in diversi quartieri del centro della città. Decine di voli in partenza o arrivo all’aeroporto “Josep Tarradella-El Prat”, in particolare di Iberia e Vueling, sono stati cancellati. In previsione della giornata di caos, i passeggeri sono arrivati in aeroporto con larghissimo anticipo, anche sei ore prima dell’ora fissata per il loro volo.  

I portuali e i dipendenti della Seat hanno incrociato le braccia. Chiusi i punti vendita della catena di supermercati locale Bonpreu. Centinaia di migliaia di persone hanno sfilato in cortei diversi confluiti verso il centro città. Regolare il servizio ferroviario. Nelle stazioni, è stata tuttavia rafforzata la presenza delle forze dell’ordine.  

I manifestanti si sono concentrati sin da stamane anche di fronte al’ingresso della Sagrada Familia, per chiedere l’indipendenza della regione da Madrid. La direzione della cattedrale, opera incompiuta di Antonio Gaudi, ha reso noto di aver chiuso la Chiesa per garantire la sicurezza di visitatori, personale dello staff e operai.  

La polizia è riuscita a tenere distinte due manifestazioni di segno opposto: una a favore dell’indipendenza della Catalogna, l’altra organizzata dall’estrema destra. Secondo un’emittente locale dopo la mezzanotte di ieri nelle strade della capitale regionale si trovavano ancora migliaia di attivisti. Manifestazioni si sono svolte anche a Girona e Lleida, mentre il leader del governo regionale, Quim Torra, minacciava di indire un altro referendum sull’indipendenza dalla Spagna. “Se veniamo condannati a 100 anni di prigione per aver allestito le urne, la risposta è chiara: dobbiamo rifarlo per la nostra autodeterminazione”, ha dichiarato nel parlamento regionale. Torra si è detto oltraggiato dalle sentenze contro i leader separatisti, che ha definito “un’enorme farsa”. 

Intanto l’ex presidente catalano Carles Puigdemont si è presentato oggi spontaneamente presso la sede della procura a Bruxelles, in relazione alla riattivazione dell’ordine di cattura europeo a suo carico, e si è opposto alla consegna in Spagna. E’ stato rilasciato dopo qualche ora. “Come vi ho annunciato – ha dichiarato all’uscita – mi sono messo a disposizione dei giudici. Sono comparso ora e il giudice mi ha rilasciato con l’adozione di misure cautelari, come non poter uscire dal paese senza informarlo o chiedere il suo permesso”. Interpellato sulle violenze scoppiate nelle strade della Catalogna, Puigdemont ha ricordato di essersi “sempre” espresso contro la violenza.  

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