Scuola di oggi e lavoro di domani: un ponte da sviluppare e migliorare

Le attività di formazione tra scuola e aziende sono riconosciute come fondamentali per accompagnare i giovani nel loro futuro lavorativo ma sono ritenute poco soddisfacenti dagli studenti stessi che ne prendono parte

scuola

La scuola italiana offre un alto livello di insegnamento? Studenti, docenti e genitori pensano di sì ma sono convinti che possa migliorare nelle attività di preparazione dei giovani al loro ingresso nel mondo del lavoro. Sono proprio quelle attività di formazione che fanno da ponte tra scuola e aziende, che, nonostante siano riconosciute come fondamentali per accompagnare i giovani nel loro futuro lavorativo, sono ritenute poco soddisfacenti dagli studenti stessi che ne prendono parte. Fra le principali esperienze formative vi sono l’Alternanza Scuola Lavoro (svolta dal 62 per cento dei ragazzi), incontri in aula con professionisti (29 per cento), visite in azienda (25 per cento) e stage curriculari (24 per cento). Questa marcata distanza tra la sfera scolastica e quella lavorativa porta il 54 per cento dei giovani ad esprimere forte preoccupazione per il futuro lavorativo nel nostro Paese e ad immaginare una carriera fuori dall’Italia (oltre 1 ragazzo su 5).

Sono questi i principali risultati emersi dalla ricerca di Nestlé “Giovani e lavoro” presentata nel corso dell’incontro dal titolo “La scuola prepara al lavoro. Vero o falso? Ecco cosa ne pensano gli italiani”, promosso in occasione dell’edizione 2019 della VET Week, la Settimana Europea della Formazione Professionale.

I risultati della ricerca
Non stupisce il fatto che il grado di soddisfazione per l’insegnamento sia estremamente alto sia da parte degli studenti (69 per cento) che dei genitori (71 per cento) e dei professori (78 per cento). Non a caso, il 55 per cento degli studenti intervistati – appartenenti agli ultimi due anni della scuola superiore e dunque coinvolti nell’Alternanza Scuola Lavoro – ha già deciso che andrà all’università e sceglierà in seguito la professione da intraprendere. La decisione di proseguire gli studi sembra però risultare dal fatto che la formazione scolastica rimane ancora estremamente teorica e dunque troppo lontana dal mondo del lavoro. In generale, i tre gruppi intervistati ritengono infatti necessarie lezioni più pratiche (58 per cento dei giovani), o addirittura laboratori e simulazioni in classe di contesti lavorativi (50 per cento per i genitori e 45 per cento per i professori) per preparare i giovani al lavoro.

A questo scenario risponde l’Alternanza Scuola Lavoro, che si conferma il principale strumento di orientamento in cui sono stati coinvolti gli studenti. I ragazzi confermano che, se da un lato la principale attività da loro svolta durante i periodi di alternanza è l’affiancamento al personale (68 per cento), dall’altro, la maggior parte delle mansioni eseguite risultano senza dubbio poco qualificanti e formative (il 26 per cento dei ragazzi si è concentrato sull’inserimento dati; il 24 per cento ha curato attività di back office e il 13 per cento ha svolto esperienza di receptionist). Emerge quindi chiaramente la volontà degli studenti di capire come funziona un’azienda attraverso percorsi che puntino sulla qualità formativa: non a caso, le esperienze più apprezzate dai ragazzi sono stage curriculari (79 per cento) e visite ad aziende (70 per cento). Purtroppo però, nonostante anche i docenti riconoscano la necessità di una più stretta collaborazione con le aziende, alla fine, invece di portare i ragazzi in azienda, preferiscono portare le aziende in classe proponendo attività di stampo teorico, svolte in aula quali, ad esempio incontri con professionisti (86 per cento) e incontri con esperti in risorse umane e formazione (82 per cento) che non comportano un coinvolgimento attivo degli studenti.

E’ necessario dunque integrare molto di più mondo del lavoro e banchi di scuola per rimediare alla forte preoccupazione e sfiducia nei confronti del panorama lavorativo italiano che rilevano il 54 per cento dei giovani e il 50 per cento dei genitori. Se le cose non cambiano, oltre 1 studente su 5 pensa infatti di scappare all’estero per intraprendere la propria carriera lavorativa (e i genitori sono d’accordo). Ci si aspetta dunque una futura classe di professionisti in movimento e senza un “posto fisso”: infatti, rispetto ai genitori che sono alla ricerca del “tempo indeterminato” per i loro figli (65 per cento), la prima caratteristica che i giovani considerano per scegliere la loro professione o azienda è un buono stipendio (53 per cento). Ulteriore aspetto su cui studenti, genitori e professori si trovano certamente d’accordo in un contesto caratterizzato da scarsità di offerta e precarietà economica generale, è la necessità di introdurre leggi che agevolino l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

L’impegno di Nestlé per i giovani e il lavoro
Nestlé, azienda promotrice della ricerca e da sempre attenta alle nuove generazioni, da anni promuove iniziative per la formazione e l’orientamento professionale dei giovani. Nestlé Needs YOUth, nato nel 2013, è stato il primo programma lanciato da un’azienda a livello europeo con l’obiettivo di contrastare la disoccupazione giovanile e dare accesso a opportunità economiche a 10 milioni di giovani in tutto il mondo entro il 2030. Il programma poggia su quattro pilastri: inserimenti diretti in azienda, stage e tirocini, attività di formazione e di orientamento al lavoro e coinvolgimento di aziende nel progetto Alliance for YOUth, di cui Nestlé è membro fondatore, che solo negli ultimi 3 anni ha offerto oltre 215 mila posti di lavoro o esperienze di formazione a livello globale.

Per quanto riguarda l’Italia, dal 2014 ad oggi grazie al programma Nestlé Needs YOUth sono stati assunti più di 1600 i giovani under 30, mentre sono più di 6000 quelli che hanno svolto un’esperienza di Alternanza Scuola Lavoro in azienda. Complessivamente sono stati oltre 27 mila i giovani italiani coinvolti dalle iniziative di Nestlé.

Per raggiungere questi obiettivi ambiziosi, Nestlé collabora a tutti i livelli con aziende, associazioni, istituzioni e società civile. Quest’anno, infatti, l’azienda ha avviato assieme alla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi un progetto pilota rivolto ai docenti con lo scopo di trasmettere agli studenti proprio quelle competenze trasversali – o soft skills – fortemente ricercate dalle aziende e dunque fondamentali per entrare nel mondo del lavoro.

 

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