Scuola, l’Ue verso l’approvazione di una “regola d’argento” per gli investimenti nell’istruzione

La Commissione cultura ed educazione del Parlamento Europeo ha approvato l’opinione destinata alla Commissione per gli affari occupazionali e sociali in merito alla possibilità di scorporare gli investimenti nell’istruzione dal calcolo del deficit e del debito

scuola

La scuola deve essere l’ultima spesa su cui l’America è disposta a economizzare diceva il presidente degli Stati Uniti, Franklin D. Roosevelt. Un principio che non sembra essere condiviso dagli ultimi governi italiani, se è vero, come dicono i dati Eurostat, che l’Italia è tra i Paesi europei che spendono meno nel settore dell’istruzione. La percentuale di Pil che l’Italia destina all’istruzione è del 3,9 per cento, un risultato che ci posiziona al terzultimo posto nell’intera Ue, Regno Unito compreso. Peggio di noi fanno solo Irlanda (3,7 per cento) e Romania (3,1 per cento). In testa alla graduatoria assoluta ci sono invece Danimarca (6,9 per cento) e Svezia (6,6 per cento). La Francia ha una percentuale destinata all’istruzione pari al 5,4 per cento del Pil, mentre la Germania tocca il 4,2 per cento e la Spagna il 4 per cento. Ma più delle percentuali parlano i numeri assoluti. Il governo tedesco per esempio investe 127,4 miliardi di euro, quasi il doppio dei 65,1 miliardi dell’Italia.

La regola d’argento: cos’è e come funziona
Ma se è vero che la scuola è il luogo dove si formano i cittadini di domani è evidente che tagliare gli investimenti nel settore è una scelta miope. Nell’Unione europea si sta discutendo da qualche tempo sulla possibilità di scorporare gli investimenti nell’istruzione, dall’ infanzia all’università, dal calcolo del deficit e del debito.

Diventa così un segnale importante la proposta sostenuta dall’eurodeputato Pd, Luigi Morgano di introdurre una regola d’argento sugli investimenti sociali, da applicarsi all’interno del Patto di stabilità e crescita e che consiste nel sottoporre determinati investimenti sociali pubblici, con un chiaro impatto positivo sulla crescita economica, a un trattamento favorevole nel valutare i disavanzi pubblici e il rispetto della norma del debito.

Questo vuol dire che i vincoli di bilancio per gli investimenti nell’istruzione non valgono?
«Certamente, si tratta di un cambiamento di paradigma rispetto a quanto fatto finora dall’Unione Europea – spiega Morgano a Momento Italia –  Una misura come la regola d’argento afferma, infatti, due principi fondamentali. Il primo è che la spesa pubblica negli investimenti sociali, posti determinati obiettivi, non deve essere conteggiata nel calcolo del deficit e del debito. Il secondo è che la spesa sociale è spesa di investimento, di sostegno diretto alla crescita e ad un futuro migliore per le prossime generazioni».

L’obiettivo sembra molto ambizioso. Ci sarà la giusta attenzione a Bruxelles?
«Oggi io vedo una maggiore attenzione da parte dei miei colleghi. Capisco che se si ragiona sul breve periodo l’effetto moltiplicatore degli investimenti sociali non è immediatamente visibile e quindi può essere percepito come un ulteriore peso sulle finanze pubbliche. Ma se si sceglie di guardare a un periodo più lungo si conviene sulla considerazione che gli investimenti sociali costituiscono la condizione e il motore di una crescita solida e duratura».

Un piccolo passo c’è stato. «A luglio, la Commissione Cultura al Parlamento Europeo, di cui faccio parte, ha proposto il suo parere, destinato alla Commissione Affari Occupazionali e Sociali (EMPL), in merito alla strategia da adottare per una politica occupazionale e sociale dei Paesi della zona Euro. Nell’ opinione della commissione CULT, per la prima volta a livello di Parlamento Europeo, sono riuscito a far passare un mio emendamento in cui si chiede esattamente di introdurre una regola d’argento per gli investimenti sociali. All’inizio alcuni miei colleghi erano scettici ma – dopo un serrato confronto sul merito, sulle motivazioni e sulle prospettive della crescita economica ed occupazionale a livello internazionale – hanno accolto e votato a favore della proposta. Ora c’è il passaggio nella commissione Affari Sociali ed Occupazionali e, se sarà altrettanto approvata, seguirà voto in Plenaria. In tal modo diventerà la posizione ufficiale del Parlamento Europeo. Una posizione non ancora vincolante ma di notevole peso politico rispetto alle altre due istituzioni della Ue, ovvero il Consiglio e la Commissione».

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