Scuola, più di tre milioni di studenti abbandonano i banchi prima di diplomarsi

Secondo il rapporto 2018 di Tuttoscuola l'Italia è maglia nera sulla dispersione scolastica: dal 1995 a oggi tre milioni e mezzo di studenti non hanno completato il ciclo di studi superiore

Sono 590 mila gli studenti che nei prossimi giorni inizieranno le scuole superiori. Tuttavia in 130 mila, ossia circa uno studente su quattro, non completeranno questo percorso di studi. Secondo il dossier pubblicato da Tuttoscuola, dal titolo “La scuola colabrodo”, si tratta di un fenomeno diffuso in tutta la Penisola che contribuirà a far crescere il dato di quanti, nel nostro Paese, sono fermi alla licenza media cioè il 39,1 per cento degli individui tra i 25 e i 64 anni (dato del 2017). Il problema non è soltanto formativo, ma anche economico. Per formare questi ragazzi, infatti, verranno spesi circa 2 miliardi di euro. Una spesa a perdere che, purtroppo, è destinata a crescere in quanto tutti coloro che si ritroveranno a non completare le scuole superiori avranno in futuro maggiori difficoltà a trovare lavoro, circa il doppio rispetto a quanti raggiungono il diploma e il quadruplo di quelli che proseguono gli studi conseguendo un titolo universitario.

Meno studenti più Neet
Questi giovani fermi al biennio delle superiori finiranno nel conteggio dei Neet (not (engaged) in education, employment or training), ossia coloro che non lavorano, non studiano né sono impegnati in altre attività. Nel 2017, come riportato da Tuttoscuola, erano 2,2 milioni nella fascia tra i 15 e i 29 anni, pari al 24,1 per cento di cui il 34,4 per cento nel sud Italia, contro la media europea che è pari al 14,2 per cento. Inoltre, per fare un confronto diretto con un altro Paese dell’Unione, si pensi che in Germania il dato dei giovani inattivi è pari all’8,8 per cento.

I numeri della ricerca
La ricerca di Tuttoscuola riporta i dati che fanno riferimento a quanti, dal 1995 ad oggi, hanno abbandonato il percorso di studi superiore. Nel lasso di tempo esaminato risulta come, dal primo quinquennio per ciascun anno si siano persi tra i 150 e i 200 mila studenti. Un dato che ha visto, fortunatamente, una diminuzione passando dal 35 per cento del biennio 2000-2001 al 24,7 per cento del 2017-2018. Il totale, però, è una cifra tutt’altro che rassicurante: dal 1995 all’ultimo ciclo scolastico, cominciato nel 2013-2014 e concluso quest’anno, il numero di quanti hanno abbandonato gli studi è di 3,5 milioni di studenti pari al 30,6 per cento del totale degli iscritti, cioè 11.430.218 ragazzi. Dei 152 mila studenti che hanno abbandonato le scuole nel quinquennio 2013-2018, 61 mila lasciano già dopo il primo anno, per poi crescere fino a 84 mila nel solo biennio. La percentuale più bassa, rispetto al numero degli iscritti, si ha nei licei classico e scientifico, col 17,7 e il 20 per cento di abbandoni contro il 32 per cento degli istituti professionali.

Università e “fuga dei cervelli”
Non completare il percorso di studi comporta, inoltre, un danno economico non indifferente per il Paese: se infatti ogni studente costa in media quasi 7 mila euro, gli oltre 150 mila dispersi nell’ultimo quinquennio hanno comportato una perdita di quasi 1,5 miliardi di euro. Per quanto riguarda gli anni precedenti dal 2010 ad oggi il calcolo sale a oltre 5,5 miliardi. La dispersione prosegue se si pensa che soltanto la metà di quanti completano il quinquennio di studi superiori, decide di iscriversi all’università. Di questi, inoltre, soltanto uno su due arriverà alla laurea. E per concludere il quadro, si pensi che un gran numero dei laureati si trasferisce in cerca di lavoro all’estero. Secondo il dossier statistico “Immigrazione 2017” di Idos e Confronti, riportato da Tuttoscuola, nel 2016 sono emigrati 39 mila diplomati e 34 mila laureati. Per questi sono stati spesi 90 mila euro per un diplomato, tra i 150 mila e i 170 mila euro per un laureato, rispettivamente triennale o magistrale, fino a quasi 300 mila euro per chi consegue un dottorato. Tutto denaro investito che, probabilmente, a meno di un ritorno a casa di questi “cervelli in fuga”, non vedrà riscontri nel nostro Paese.

Più studio uguale più lavoro
La scelta di conseguire o meno un titolo di studi, infine, si ripercuote anche sulla possibilità di trovare un lavoro. Questa, infatti, aumenta più sale il livello di istruzione. Dai dati Istat 2017 nella fascia d’età dai 35 anni in su, il tasso di disoccupazione è pari al 3,1 per cento per i laureati, 6,6 per cento per i diplomati e all’11,6 per cento per quanti hanno interrotto gli studi dopo la terza media.

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