Scuola, torna l’ora di educazione civica. Bussetti: «E’ una giornata storica»

Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola: «E' un buon ritorno ma a costo zero»

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Dopo l’approvazione della Camera, avvenuta a inizio maggio, ora anche il Senato ha dato il suo ok in via definitiva al disegno di legge sull’introduzione dell’insegnamento dell’educazione civica, con 193 voti favorevoli, nessun contrario e 38 astensioni.

«E’ una giornata storica! – ha commentato su facebook il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti –  Finalmente ritorna l’educazione civica come materia obbligatoria nelle scuole. Un traguardo necessario per le giovani generazioni perché sono i valori indicati nella Costituzione a tenere unito il nostro Paese. Grazie all’impegno della Lega – Salvini Premier, un’altra promessa è stata mantenuta». «Il compito della scuola – aggiunge il ministro – è di educare alla cittadinanza attiva, al rispetto delle regole, all’accoglienza e all’inclusione, valori alla base di ogni democrazia. Torneremo a formare cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale e sociale delle comunità».

Il programma
L’insegnamento verrà reintrodotto a partire da settembre. Alle medie e alle superiori la materia sarà argomento d’esame, per le elementari si tratterà invece di un insegnamento più sintetico. Sono previste almeno 33 ore annue e voto in pagella.
Ma che cosa si studierà? L’insegnamento prevede: Costituzione, istituzioni dello Stato italiano, dell’Unione europea e degli organismi internazionali; storia della bandiera e dell’inno nazionale; Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015; educazione alla cittadinanza digitale; elementi fondamentali di diritto, con particolare riguardo al diritto del lavoro; educazione ambientale, sviluppo ecosostenibile e tutela del patrimonio ambientale, delle identità, delle produzioni e delle eccellenze territoriali e agroalimentari; educazione alla legalità e al contrasto delle mafie; educazione al rispetto e alla valorizzazione del patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni; formazione di base in materia di protezione civile.

Cisl: «Buon ritorno a costo zero»
Secondo Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola, «Vale la pena fare qualche considerazione in più, per capire meglio quali prospettive delinei per la scuola la legge appena approvata. Va detto anzitutto che l’ingresso della nuova disciplina incrocia e dovrà raccordarsi con un insegnamento attualmente già previsto a partire dalla scuola dell’infanzia e nei due cicli di istruzione, quello di ”cittadinanza e costituzione”, introdotto dalla legge 169 del 2008. Un insegnamento nel quale, come ancora attualmente si legge sul sito del Miur, sono confluiti ”gli obiettivi e le conoscenze una volta compresi nell’insegnamento dell’Educazione civica”». «Quindi – evidenzia Gissi – non è priva di fondamento l’osservazione secondo cui sarebbe improprio parlare di ”introduzione” dell’educazione civica, quando si tratterebbe piuttosto della ”rimodulazione” di quanto oggi già avviene con cittadinanza e costituzione. Indubbiamente la proposta di legge in discussione e oggi definitivamente approvata, traguarda un assetto della disciplina più strutturato, prevedendo l’emanazione di linee guida cui fare riferimento per una più puntuale definizione di obiettivi e contenuti dell’azione didattica, fissando modalità e criteri per la valutazione e soprattutto indicando in modo preciso il monte ore da destinare obbligatoriamente al ”nuovo” insegnamento, pari a 33 ore annue, vale a dire un’ora alla settimana, ma con una sottolineatura di non poco conto, ossia che si tratta di ore ”da svolgersi nell’ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti”. Il che – sottolinea – pone inevitabilmente a carico delle istituzioni scolastiche il compito di far quadrare i conti nella programmazione annuale delle attività».

«Altro aspetto meritevole di considerazione – prosegue la numero uno della Cisl Scuola – è che l’insegnamento non prevede una specifica tipologia di docente o classe di concorso, essendo previsto in modo generico il suo affidamento, ”anche in contitolarità, a docenti della classe”, salvo le situazioni in cui sia possibile affidarlo ”ai docenti abilitati all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche, ove disponibili nell’ambito dell’organico dell’autonomia”. Prevista anche una figura di ”coordinatore” per ciascuna classe, senza che siano meglio precisate le modalità di assegnazione dell’incarico, mentre è detto molto chiaramente che per tale compito ”non sono previsti compensi, indennità o altri emolumenti comunque denominati”, salvo quanto potrà stabilire la contrattazione d’istituto attingendo alle risorse del fondo Mof. Staremo anche vivendo, come si dice, la stagione del cambiamento, ma sull’abitudine di innovare ”a costo zero” – conclude Gissi – anche i nuovi attori della politica si rivelano tenacemente conservatori».

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