Sea Watch, Salvini: «Il capitano fa battaglia politica sulla pelle dei migranti»

Il ministro dell'Interno prosegue con la sua opposizione allo sbarco dei migranti sulla nave della Ong tedesca. Intanto l'Ue apre alla redistribuzione

Sea Watch
L'imbarcazione della Ong Sea Watch

Prosegue il “braccio di ferro” tra il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che vuole impedire lo sbarco dei passeggeri della nave e il capitano della Sea Watch 3, Carola Rackete che, da più di 12 giorni, attende di attraccare nel porto di Lampedusa. «C’è un equipaggio fuorilegge, un comandante fuorilegge che vanno fermati, arrestati, espulsi – afferma Salvini – C’è una nave che per la terza volta non rispetta le regole, le leggi e il buonsenso e quindi mi aspetto multe, sequestri, arresti, blocchi, allontanamenti e l’Ue che dia cenno di esistenza in vita».
E il leader della Lega aggiunge: «Non si capisce perché una nave olandese con equipaggio tedesco venga in Italia, fregandosene delle leggi italiane. Mi sembra una mancanza di rispetto. In 16 giorni sarebbero andati e tornati o a Rotterdam o ad Amburgo. Evidentemente, è un capitano e un equipaggio che fa battaglia politica sulla pelle di 40 esseri umani, non rispettando le leggi di un Paese democratico e sovrano come l’Italia. Io non lo farei se fossi a Berlino o ad Amsterdam».

Smantellare la nave
A dare manforte al vicepremier è la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che dalle pagine del quotidiano Libero fa sapere la sua opinione sulla vicenda soffermandosi sulle azioni del capitano della nave definite difficilmente comprensibili: «Esistevano molte opzioni più semplici e razionali che avrebbe potuto intraprendere per il bene della sua nave e dei migranti a bordo anziché arrivare allo scontro frontale con le autorità italiane. Ad esempio dirigersi in Tunisia o a Malta o in Spagna dove l’attenzione mediatica è molto inferiore su questi temi e dove avrebbe trovato meno resistenze allo sbarco».
Tuttavia, secondo la Meloni, l’obiettivo «di Carola Rackete e di chi la finanzia, non è mettere in salvo i migranti, è sancire davanti al mondo che la Sea Watch 3 può sbarcare per “ragioni di forza maggiore”». Proprio per questo, aggiunge, «il capitano e l’equipaggio della nave devono essere arrestati per favoreggiamento all’immigrazione clandestina, tratta di esseri umani e violazioni di molteplici leggi italiane. La Sea Watch 3 deve essere messa in condizioni di non essere più utilizzata per commettere ulteriori reati. Se qualcuno inorridisce alla parola “affondare”, va benissimo parlare con termini più tecnici di “smantellare” e demolire.Ma questo deve essere il segnale che l’Italia deve dare al mondo».

La situazione a bordo vista dalle opposizioni
A controbattere al vicepremier Salvini e alle dichiarazioni della Meloni, i parlamentari che sono saliti a bordo della nave per sincerarsi delle condizioni dei passeggeri. Tra questi Riccardo Magi, deputato di +Europa, che su Twitter scrive: «Abbiamo trascorso la notte sul ponte della Sea Watch partecipando ai turni per controllare che non ci fossero gesti disperati da parte dei naufraghi. La situazione a bordo non è più sostenibile».  Tra i politici a bordo c’è anche il capogruppo del Partito democratico alla Camera, Graziano Delrio, che durante un’intervista a Radio In Blu, ha dato la sua opinione sulla vicenda: «Si sta giocando con la salute dei naufraghi, seminando anche molto odio verso queste persone». E, riguardo al comportamento del capitano della nave, ha aggiunto: «Stiamo attenti a dire che siccome la capitana della Sea Watch ha violato la legge va arrestata, perché valutata la situazione a bordo il suo primo dovere, per il diritto internazionale e credo anche per l’etica cristiana e umana, è quello di salvaguardare le persone».

Ultimi sviluppi
Intanto, dall’Europa, sembra in arrivo una soluzione al problema: come anticipato dal premier, Giuseppe Conte, dal G20 di Osaka, e successivamente confermato dalla Farnesina, «tre o quattro Paesi sarebbero disponibili alla redistribuzione dei migranti a bordo della Sea Watch». Si tratterebbe di Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo e altri Stati dell’Ue. La nave Sea Watch, invece, come apprende l’Adnkronos, non verrà sequestrata. La Procura di Agrigento ha iscritto nel registro degli indagati la capitana Carola Rackete per favoreggiamento di immigrazione clandestina e per rifiuto di obbedienza a nave militare, ma l’iscrizione è un atto dovuto e pertanto, per ora, non ci saranno arresti né verrà sequestrata la nave.

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