Sicurezza scolastica, nell’ultimo anno si è verificato un crollo ogni tre giorni

Settanta episodi nel periodo compreso tra settembre 2018 e luglio 2019. Sono i dati dell'ultimo rapporto stilato da Cittadinanzattiva

Mai così tanti crolli dal 2013. Uno ogni tre giorni di scuola nel periodo compreso tra settembre 2018 e luglio 2019. Settanta in tutto gli episodi, di cui 29 in regioni del Nord (Piemonte 6, Lombardia 16, Emilia Romagna 4, Veneto 2, Trentino Alto Adige 1), 17 nel Centro (Toscana 5, Lazio 10, Umbria 1, Marche 1), 24 nelle regioni del Sud e nelle Isole (Campania 8, Puglia 6, Calabria 2, Sicilia 7, Sardegna 1). I dati emergono dal Rapporto dell’Osservatorio civico di Cittadinanzattiva sulla sicurezza a scuola, giunto alla sua diciassettesima edizione.

Tali episodi, rileva il Rapporto di Cittadinanzattiva, hanno provocato il ferimento di 17 persone, tra studenti e adulti. Tragedie sfiorate in molti casi perché i crolli sono avvenuti di notte, nel weekend o in periodi di chiusura delle scuole. Dal 2013 sono stati registrati in totale, 276 episodi di questo genere.

Nidi più sicuri
Meno interessati da questi episodi gli asili nido che presentano uno stato di sicurezza più adeguato rispetto al resto degli edifici scolastici, ma ancora insufficiente: più di due nidi su cinque sono in regola con le certificazioni (di agibilità statica, presente nel 42 per cento, rispetto al 26 per cento delle scuole di altro ordine e grado; di agibilità igienico-sanitaria – 47 per cento rispetto al 36 per cento; di prevenzione incendi – 41 per cento rispetto al 33 per cento).

Anche meglio manutenuti visto che i nidi sono stati interessati da interventi di manutenzione ordinaria in due casi su tre, rispetto al 27 per cento delle altre scuole. Non brillano invece dal punto di vista della ”sicurezza sismica”: solo il 15 per cento ha effettuato le verifiche di vulnerabilità (rispetto al 29 per cento degli altri istituti), appena il 4 per cento è stato migliorato sismicamente (contro il 9 per cento), e ancor meno, il 2 per cento, è stato del tutto adeguato sismicamente (contro il 5 per cento). Il focus specifico di questa edizione del Rapporto, dedicato agli asili nido, nasce dall’esigenza di sapere quali siano le condizioni dal punto di vista strutturale e di sicurezza interna degli asili nido italiani (11.027) frequentati da oltre 320.000 piccolissimi utenti, dal momento che l’Anagrafe dell’edilizia scolastica non li contempla, ad eccezione di pochissimi Comuni, che già li hanno forniti volontariamente. E ancora, il Rapporto indica che circa l’80 per cento dei nidi dispone di un medico competente, del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, degli addetti al primo soccorso, alla prevenzione incendi e all’evacuazione. Per quanto riguarda poi mensa e diete speciali, il Sud risulta più indietro. L’83 per cento degli asili dispone di una mensa interna (con punte negative in Campania, solo il 25 per cento, e in Basilicata, il 40 per cento). Il 90 per cento assicura le diete speciali, soprattutto nelle regioni del Centro Nord, mentre in Calabria la percentuale scende al 25 per cento. Cortili, aree verdi, arredi e giochi a norma: non ci siamo ancora! Denuncia Cittadinanzattiva. Due asili su tre dispongono di cortili o aree verdi, mentre solo il 57 per cento ha giochi e arredi a norma. Dato grave di per sé in termini di tossicità dei materiali, inquinamento indoor, ecc. ma ancor di più in relazione alla particolarità dell’utenza. Sempre due su tre dispongono di una recinzione esterna. Assai basso il dato sulla presenza di sistemi di video sorveglianza interna ed esterna che si attesta rispettivamente, al livello nazionale, al 2 per cento e 4 per cento.  Il Rapporto ha utilizzato fonti diverse sull’edilizia scolastica: dati ufficiali del ministero dell’Istruzione, dell’Ares (Anagrafi Regionali Edilizia Scolastica) e dell’Istat; i dati relativi a 1.320 asili nido (il 12 per cento di tutti i nidi pubblici e privati), raccolti tramite le istanze di accesso civico inviate da Cittadinanzattiva a 761 Comuni dai 15.000 abitanti in su, di tutte le regioni italiane, con una percentuale di risposta del 37 per cento; i dati derivanti dal monitoraggio civico di un campione di edifici condotto da studenti delle scuole secondarie; gli episodi di crollo, riportati dalla rassegna stampa; i dati derivanti dalle istanze di accesso civico inviate nel 2018 da Cittadinanzattiva a 7.252 Comuni, Province e Città metropolitane, relative a 6.556 edifici scolastici di 20 Regioni.

scuola

In generale emerge un grave ritardo nell’utilizzo dei fondi per la messa in sicurezza delle scuole. Sebbene siano al momento disponibili almeno 4 miliardi e mezzo, soltanto 1 mld e 600 mln circa sono stati effettivamente utilizzati o sono in fase avanzata di utilizzo. ”Dallostato di attuazione dei 15 principali filoni di finanziamento esaminati, emerge la quantità inusitata di passaggi tra i diversi enti e organismi di controllo e la farraginosità delle procedure per arrivare al loro effettivo utilizzo, spesso misurabile in anni”, spiega Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva.

Rischio sismico 
Per quanto riguarda l’anno di costruzione: il 42 per cento delle scuole è stato costruito prima del 1971, il 30 per cento tra il 1971 e il 1983 e il 28 per cento dal 1984 in poi. Dal 2008 al 2018 sono state costruite 995 scuole, quasi 100 all’anno, di cui il 24 per cento nel Nord Ovest, il 30 per cento nel Nord Est, il 22 per cento al Sud, il 15 per cento al Centro e il 9 per cento nelle Isole. Il rapporto denuncia poi come più di due scuole su cinque si trovino in zona ad elevata sismicità. Il 43 per cento degli edifici scolastici si trova in zone ad elevato rischio sismico (zona sismica 1 e 2), il 57 per cento in zone a rischio 3 e 4. Secondo la rilevazione condotta nel 2018 da Cittadinanzattiva, solo per il 29 per cento delle scuole è stata effettuata la verifica di vulnerabilità sismica; fanalino di coda Calabria (solo 2 per cento con verifica), Campania (4 per cento) e Sicilia (7 per cento), regioni in cui insistono un maggior numero di scuole in zone ad elevata sismicità. Le verifiche di vulnerabilità sismiche finanziate dovrebbero essere completate ma ancora non se ne conoscono gli esiti e giova ricordare che solo il 37 per cento delle richieste è stato finanziato. La microzonazione sismica è stata realizzata in poco meno di una scuola su tre (31 per cento), con punte positive in FVG (72 per cento del campione di scuole) ed Umbria (65 per cento) e dati assai negativi per la Puglia (solo l’1 per cento delle scuole sottoposto a tale studio) e per il Piemonte (5 per cento). Solo il 9 per cento delle scuole è stato migliorato dal punto di vista sismico e ancor meno (5 per cento) è stato adeguato sismicamente.

Barriere architettoniche
Ancora inaccessibile quasi una scuola su tre e il record negativo si registra al Sud. Dai dati 2015 del Miur risulta che, a livello nazionale, il 29 per cento delle scuole non ha ancora adottato accorgimenti per superare le barriere architettoniche, con punte dell’84 per cento in Calabria, del 51 per cento in Sicilia e del 50 per cento in Campania. Dal Rapporto emerge poi che regioni virtuose risultano la Valle d’Aosta, dove le barriere architettoniche interessano solo il 3 per cento delle scuole, il Piemonte (12 per cento), Veneto (13 per cento), FVG (14 per cento). A livello nazionale, gli accorgimenti per rendere accessibili gli edifici scolastici riguardano nel 78 per cento dei casi la presenza di rampe all’accesso; nel 74 per cento l’ampiezza delle porte pari o superiore a 90 cm; nel 70 per cento la presenza di almeno un servizio igienico per disabili. Il 54 per cento ha provveduto alla rimozione delle barriere nei percorsi interni all’edificio; il 51 per cento presenta scale a norma; il 46 per cento dispone di percorsi esterni accessibili; il 33 per cento possiede ascensori per il trasporto di persone con disabilità motorie, il 15 per cento è provvisto di servoscala e/o piattaforma elevatrice.

Pochi alunni
Nel nostro Paese si contano 2.822 scuole (quasi il 7 per cento del totale) con meno di 30 studenti. In particolare, rileva il Rapporto di Cittadinanzattiva, queste si trovano in Calabria (389), Campania (309), Sicilia (308). Il tema della loro rivitalizzazione o, al contrario, del loro accorpamento è strettamente legato alle politiche complessive del ripopolamento e dello sviluppo delle aree interne. Coinvolgere la popolazione locale in questi percorsi decisionali, evidenzia Cittadinanzattiva, diventa decisivo ed imprescindibile.

 

 

 

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