Sicurezza, sindaci e regioni uniti contro il decreto Salvini

Alla protesta dei comuni contro il provvedimento del governo, lanciata dal primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, si uniscono anche alcuni governatori pronti a ricorrere alla Corte costituzionale

Sicurezza

Dopo i sindaci, ecco arrivare le regioni. Alla protesta di alcuni comuni italiani, “capitanati” dal primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, sulla sospensione del decreto Sicurezza per la parte riguardante i migranti, si aggiungono ora i presidenti di diverse regioni d’Italia che hanno espresso la loro volontà di ricorrere al parere della Consulta giudicando incostituzionale il decreto. Orlando aveva disposto «di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica».

La protesta delle regioni
Si allarga, quindi, il fronte di protesta con altri enti che stanno valutando la possibilità di aggiungersi ai ricorrenti alla Corte costituzionale. Gli ultimi in ordine di tempo, a dare il proprio appoggio alla protesta, sono state la giunta regionale dell’Umbria e quella della Toscana. Inoltre, tramite una nota, la regione Umbria ha specificato che la giunta starebbe per approvare una norma “salva regolari”, che mantenga inalterati i diritti sociali e umani agli stranieri entrati regolarmente «che ora sono stati privati delle proprie legittime aspettative dal decreto sicurezza».
L’ente presieduto da Enrico Rossi, invece, ha presentato una proposta di legge, ora in discussione in consiglio regionale, che garantirà un ombrello per continuare ad offrire assistenza anche a chi è senza permesso di soggiorno e a chi l’assistenza la offre.
Tra le altre regioni del fronte “anti-decreto” anche l’Emilia Romagna che, tramite il suopresidente Stefano Bonaccini, ha fatto sapere di voler ricorrere alla Consulta per le norme che riguardano nello specifico le regioni e i comuni. Della stessa idea anche il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, che ha ricordato come il decreto «impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali, di nostra competenza, che la Regione ha finora erogato ai migranti interessati».
Le ultime due regioni che stanno valutando il ricorso sono la Basilicata e il Lazio. Mentre la presidente della Basilicata, Flavia Franconi, ha parlato di valutazioni in corso volte a prendere una decisione ponderata, il suo corrispettivo alla regione Lazio, Nicola Zingaretti ha commentato: «Dispiace che Salvini non abbia compreso la portata degli effetti disastrosi che avrà il decreto sicurezza». Zingaretti ha ricordato che «con la scadenza del permesso umanitario il migrante perde la possibilità di accedere in modalità formale e tracciata al servizio sanitario: in altre parole non potrà avere il medico di medicina generale, non potrà fare vaccinazioni, non potrà essere contattato per screening, non potrà essere monitorato nell’evoluzione delle patologie».

La replica del governo
A rispondere agli amministratori regionali è il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha voluto fortemente l’approvazione del provvedimento. «Mi fa specie – ha commentato – che alcuni amministratori regionali invece di preoccuparsi di dare una casa a loro concittadini, si occupino di decreti approvati dal governo, Parlamento e firmati dal presidente della Repubblica». Salvini, inoltre, ha risposto direttamente al presidente Zingaretti, che lo aveva chiamato direttamente in causa: «Mi fa specie l’ignoranza di qualche governatore, penso a quello del Lazio, che parla di diritto alla salute, che in Italia è garantito a tutti, in primis ai clandestini».

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