Siesta più lunga nei giorni più luminosi  

Nei giorni più luminosi la siesta si allunga. L’aumento dell’intensità della luce solare, infatti, prolunga la durata del sonno e si traduce in una siesta prolungata a mezzogiorno, che ritarda la ripresa dell’attività alla sera. Quello che sembra un’analisi degli effetti dell’estate insolitamente calda del 2018 è in realtà il risultato delle ultime ricerche condotte da scienziati dell’University of Würzburg e della Brandei University di Waltham (Usa). I neurobiologi hanno studiato l’impatto di diverse intensità di luce sul ritmo circadiano della Drosophila, il moscerino della frutta protagonista di molti studi da Nobel. 

“Siamo stati in grado di dimostrare che la luce a bassa, media e alta intensità sincronizza l’orologio biologico nel cervello dell’insetto”, spiega Charlotte Helfrich-Förster dell’Università di Würzburg. La studiosa ha condotto il lavoro insieme al suo ex studente di dottorato, Matthias Schlichting, che attualmente lavora nel laboratorio di Michael Rosbash, vincitore del premio Nobel per la fisiologia 2017, alla Brandeis University di Waltham. Il team ha pubblicato i suoi risultati sul ‘Journal of Neuroscience’. 

Gli esperimenti hanno mostrato che la luce ad alta intensità influenza visibilmente il pattern di attività delle mosche della frutta. L’effetto, spiegano gli autori, è stato più sorprendente sulla “siesta”, che in media era un’ora più lunga. Ciò ha comportato un avvio ritardato del consueto picco di attività serale degli insetti, che si sono ‘messi in moto’ da una a due ore più tardi del solito. Gli scienziati sono stati anche in grado di individuare il responsabile del cambiamento a livello molecolare: speciali recettori fotografici esterni alla retina.  

Gli studiosi ritengono che la risposta comportamentale alla luminosità abbia un senso. “È un meccanismo essenziale per evitare una luce troppo forte e potenzialmente dannosa nel bel mezzo della giornata”, spiegano. Secondo il team i risultati dello studio mostrano “sorprendenti paralleli tra la Drosophila e il sistema dei mammiferi”. Questi ultimi – inclusi gli esseri umani – possiedono infatti dei recettori fotografici specializzati che percepiscono la luce intensa e inoltrano i segnali direttamente all’orologio circadiano, in un’area speciale del diencefalo (ipotalamo). Non è noto se la loro attivazione induca anche gli esseri umani a fare un sonnellino pomeridiano più lungo. Ma secondo gli scienziati ciò è possibile. 

(Fonte: Adnkronos Salute)