Siti minerari dismessi, un potenziale economico da rilanciare

Sono 3000 in tutta Italia: un enorme patrimonio storico, archeologico e ambientale con grandi potenzialità finora poco sfruttate. Potrebbero attrarre turisti e creare nuovi posti di lavoro. Ora alla Camera è stato presentato un ddl per la loro tutela

Dalla Calabria alla Toscana, dal Piemonte alla Sardegna. Sono circa 3.000 i siti minerari dismessi secondo il censimento realizzato dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Un enorme patrimonio storico, archeologico e ambientale con grandi potenzialità finora poco sfruttate. A chiederne da anni la valorizzazione è la rete ReMi (Rete Nazionale dei Parchi e Musei Minerari Italiani coordinata e promossa dall’Ispra).

L’esempio tedesco
«Alcuni di questi siti sono riconosciuti anche dalle locali soprintendenze ai Beni Culturali come autentiche testimonianze di archeologia industriale e protetti da specifici vincoli di tutela, cui spesso però non seguono interventi mirati al loro recupero e alla loro fruizione» spiega Agata Patanè, coordinatrice della rete ReMi. Forse dovremmo prendere esempio dalla Germania, dove il famosissimo bacino minerario della Ruhr, dove fino agli anni ’80 fumavano gli altiforni e ruggivano le acciaierie, ha conosciuto una riuscita riconversione, diventando centro di attrazione culturale e ambientale. Nel 1991 il governo regionale del Land Renania Vestfalia ha avviato un intervento eccezionale di riqualificazione, coinvolgendo istituzioni locali, università, associazioni ambientaliste, architetti ed ingegneri. E soprattutto trovando le risorse economiche: più di 6 miliardi di euro fra fondi pubblici e privati. Il risultato è stato il Parco Paesaggistico del fiume Emscher: laddove esisteva una desolata discarica industriale a cielo aperto è nato un polmone verde con edilizia residenziale, monumenti industriali, teatri, attività sociali e culturali. E nuovi posti di lavoro.

Un patrimonio da valorizzare
Dei 3000 siti minerari dismessi in Italia nessuno ha conosciuto la stessa straordinaria rinascita. Eppure le potenzialità ci sono. «In Italia abbiamo un inestimabile patrimonio minerario dismesso che in certe realtà locali rischia di essere disperso – spiega Patanè –  si tratta di siti che raccontano oltre due secoli di fatica e di sudore, di sviluppo economico e di cultura italiana che non possiamo permetterci di perdere e che, soprattutto, necessita di essere messo in sicurezza. Non perdiamo la memoria di questi luoghi, di per sé affascinanti, che raccontano la storia dello sviluppo industriale nazionale, che è storia di battaglie civili per il lavoro e la rinascita economica e sociale del Paese, perdendo in tal modo anche l’occasione per rilanciare un turismo consapevole che già nel resto d’Europa vanta esperienze significative».

siti minerari dismessi

Dei quasi 3.000 siti la gran parte si trova in Sicilia (765), Sardegna (427), Toscana (416), Piemonte (375), Lombardia (294). «Nel 2006 Ispra ha avviato un progetto di censimento dei soli siti minerari dismessi riconvertiti e valorizzati come parchi e/o musei minerari – spiega ancora Patanè – E’ emersa una realtà già radicata sul territorio di aree minerarie riconvertite come musei minerari, musei della scienza e della tecnica, ecomusei, parchi minerari, itinerari tematici. Quasi tutte le regioni italiane hanno messo in atto iniziative di valorizzazione delle miniere dismesse ai fini turistico-culturali in un quadro normativo frammentario. Mancando un quadro di riferimento nazionale ciascuno si e organizzato come poteva, in base anche alle caratteristiche dei luoghi, agli incentivi e alle buone volontà dei singoli. La rete Re.Mi è nata proprio per permettere a queste realtà di scambiare esperienze e buone pratiche, di confrontare criticità e organizzare insieme azioni di informazione e divulgazione».

L’azione politica
Ora però una risposta è arrivata dalla politica. Pochi giorni fa è stato presentato alla Camera dei Deputati il disegno di legge “Tutela e valorizzazione dei siti minerari dismessi e del loro patrimonio storico, archeologico, paesaggistico, ambientale”. Il primo passo per dare al Paese una legge organica in grado di tutelare in modo sinergico tutti i siti che rischiano altrimenti di essere abbandonati.

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