Smart working, chi ha figli è in crisi nera. Soprattutto d’estate

Una convivenza che con il passare dei giorni diventa difficile, vera fonte di stress e di tensioni domestiche per chi lavora da casa

smart working

L’ufficio a casa, lo smart working, è il sogno di chi timbra il cartellino anno dopo anno, di chi sfida il traffico cittadino per andare a lavorare la mattina. Ma attenzione: non mancano i risvolti negativi quando si resta tra le mura di casa. Perché, in questo periodo, bisogna fare i conti con le lunghe vacanze scolastiche dei figli. Una convivenza che con il passare dei giorni diventa difficile, vera fonte di stress e di tensioni domestiche. A fotografare il rischio che corrono molti genitori non solo in Italia ma in tutto i mondo è il Global Workspace Survey condotta da Iwg, uno dei maggiori fornitori di spazi di lavoro flessibile, che ha coinvolto 15mia lavoratori di 80 paesi diversi.

Disagio
E’ infatti il 62 per cento del campione a registrare un cambio nel regime lavorativo legato alla presenza dei figli in casa, alle loro richieste di attenzione, alle interruzioni che gioco forza intervengono nel corso della giornata. Un disagio effettivo questo maggiore anche delladifficoltà di accesso a stampanti, fax e fotocopiatrici, come indica il 43 per cento degli intervistati o del rumore di campanello, lavatrice e lavapiatti, indicati da 1 lavoratore su 3.

Più spazi
La “location” dunque, emerge ancora dall’indagine, gioca in questa nuova forma di lavoro un ruolo chiave: non a caso, anche in Italia, sono sempre più diffusi gli spazi dove esercitare un’attività flessibile che permette di conciliare, soprattutto per le donne, i tempi di lavoro con quelli della famiglia e di ridurre il tempo impiegato nel tragitto, senza rinunciare agli strumenti di lavoro. Ad essere inviso, soprattutto agli italiani infatti, è il cosidetto “pendolarismo” che per 4 lavoratori su 10 viene indicato come la parte peggiore della propria giornata mentre 1 su 10 ammette di essere ”regolarmente in ritardo” causa problemi lungo il percorso.

Aspirazione
L
a flessibilità sul luogo di lavoro, d’altra parte, rivela sempre il Global Workspace Survey, è una delle maggiori aspirazioni di molti italiani: addirittura il 30 per cento, infatti, rinuncerebbe a ferie e permessi pur di poter scegliere il luogo da cui lavorare e per la metà degli intervistati il fatto che l’azienda prenda in considerazione forme di flessibilità viene valutato con un’importanza maggiore addirittura del prestigio dell’azienda stessa.

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