Sociale, la condizione degli italiani scivola verso il basso

È quanto emerge da un’indagine, realizzata dall’Istituto Swg, sulla struttura sociale del nostro Paese, sul valore del lavoro e le prospettive dei cittadini

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La struttura sociale dell’Italia scivola sempre più verso il basso. È quanto emerge da un’indagine realizzata dall’Istituto Swg “Metamorfosi del Paese: lavoro, economia e futuro”. In aggiunta al gap generazionale che vede i giovani in condizioni peggiori rispetto a quelle dei propri genitori, oggi più della metà degli italiani fa parte dei ceti medio-bassi e 4 persone su 10 denunciano un calo della propria condizione sociale. 

La struttura sociale
Nel primo quesito dell’Istituto demoscopico è stato chiesto agli intervistati, un campione rappresentativo nazionale di 1000 individui maggiorenni, di indicare in base al reddito e alle condizioni di vita a quale classe sociale ritenessero di appartenere. Solo l’8 per cento ha indicato il ceto alto (1 per cento) o medio alto (7 per cento), mentre il 34 per cento si è riconosciuto nel ceto medio. La maggioranza, invece, pari al 54 per cento ha indicato tre categorie racchiuse nel livello inferiore della scala sociale. Il 36 per cento ha indicato il ceto medio-basso (in questo caso ci si riferisce a chi ha un reddito che consente di vivere senza lussi pur riuscendo a permettersi tutto il necessario); il 17 per cento è racchiuso nel ceto laborioso (vi appartiene un individuo che, pur lavorando, ha delle difficoltà); infine il 5 per cento fa parte del ceto marginale (ricomprende quanti hanno meno del necessario).

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(Fonte: http://www.swg.it/politicapp)

Si scende verso il basso
Analizzando la condizione sociale degli italiani negli ultimi anni, seppur il 47 per cento permanga nella stessa situazione, il 42 per cento ha affermato di aver visto peggiorare le sue condizioni, con il 7 per cento sceso in fondo alla scala sociale nel ceto marginale, mentre il 23 per cento è passato dal ceto medio a quello laborioso e il 12 per cento dal ceto alto a quello medio. A veder migliorata la propria situazione solo l’11 per cento, di cui solo un 5 per cento è entrato a far parte del ceto alto.

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(Fonte: http://www.swg.it/politicapp)

Il valore del lavoro
L’importanza di avere un’occupazione si evince dalle risposte date dagli intervistati al  quesito “Cos’è il lavoro per lei?”. Infatti, mentre il 39 per cento ha parlato di stabilità (17 per cento) e ricordato l’importanza di uno stipendio (22 per cento), il 61 per cento    ha parlato della possibilità di poter esprimere le proprie competenze (25 per cento), di potersi formare (18 per cento), dell’equilibrio tra lavoro e sfera privata (15 per cento) e del poter ottenere indipendenza e autonomia (3 per cento).

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(Fonte: http://www.swg.it/politicapp)

I danni del precariato
Non avere lavoro o vivere in una situazione di precariato è una condizione che, per gli italiani, porta alla perdita della dignità. L’81 per cento degli intervistati ritiene il precariato responsabile di molti danni in quanto capace di provocare nell’individuo perdita di identità e dignità (48 per cento), di ridurre le possibilità di futuro (45 per cento) e diminuire i vincoli rispetto al datore di lavoro (7 per cento).

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(Fonte: http://www.swg.it/politicapp)

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