Sociale, nel mondo sempre più ampio il divario fra ricchi e poveri

Lo rivela l'ultimo rapporto Oxfam che evidenzia, inoltre, come ogni giorno 10mila persone muoiono per non avere accesso alle cure mediche

povertà

Aumenta sempre più il divario tra i ricchi e i poveri. Secondo il rapporto di Oxfam (confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo), nel 2018 le risorse dei più facoltosi sono aumentate del 12 per cento, mentre i meno fortunati, circa 3,8 miliardi di individui nel mondo, hanno visto decrescere ciò che avevano dell’11 per cento. Questo ha comportato che 26 plurimiliardari avessero da soli l’equivalente di ricchezza della parte più povera del nostro pianeta.

La ricerca
Come riporta lo studio, nel 2018 in Italia il 20 per cento dei più facoltosi possedeva il 72 per cento della ricchezza nazionale e, allo stesso tempo, il 5 per cento aveva da solo quanto il 90 per cento della popolazione più povera.
Inoltre, nel mondo, l’1 per cento delle persone più ricche ha visto i suoi averi registrare una continua crescita a partire dal 2011, mentre l’opposto è accaduto per la parte più povera. Negli ultimi anni il tasso annuo di riduzione della povertà estrema è calato del 40 per cento e ai primi posti degli scenari più vulnerabili si trova l’Africa subsahariana.
Nello studio, inoltre, i governi sono accusati di non essere in grado di contrastare queste disuguaglianze che colpiscono soprattutto donne e ragazze, trovandosi in ritardo nell’adottare contromisure efficaci. Scarsa lotta all’elusione fiscale, sotto-finanziamento di servizi essenziali come sanità e istruzione, con i più ricchi che, a livello fiscale, contribuiscono meno di quanto potrebbero.
Come spiega la direttrice di Oxfam International, Winnie Byanyima, «non dovrebbe essere il conto in banca a decidere per quanto tempo si potrà andare a scuola o quanto a lungo si vivrà. Eppure è proprio questa la realtà di oggi in gran parte del mondo. Mentre multinazionali e super-ricchi accrescono le loro fortune a dismisura, spesso anche grazie a trattamenti fiscali privilegiati, milioni di ragazzi e ragazze non hanno accesso a un’istruzione decente e le donne continuano a morire di parto».

Tasse più basse per ricchi e aziende
Globalmente nel 2015 solo 4 centesimi per ogni dollaro raccolto dal fisco proveniva dalle imposte sul patrimonio, come quelle immobiliari, fondiarie o di successione. Questo genere di imposte ha subito una riduzione in molti paesi ricchi e viene a malapena reso operante nei paesi in via di sviluppo.
L’imposizione fiscale a carico dei percettori di redditi più elevati e delle grandi imprese si è significativamente ridotta negli ultimi decenni. Nei paesi ricchi, per esempio, in media, l’aliquota massima dell’imposta sui redditi delle persone fisiche è passata dal 62 per cento nel 1970 al 38 per cento nel 2013. Nei paesi in via di sviluppo, attualmente, questa aliquota è in media al 28 per cento.
Per 90 grandi corporation l’aliquota effettiva versata sui redditi d’impresa ha visto un forte calo tra il 2000 e il 2016, passando dal 34 al 24 per cento. Tenendo conto di imposte dirette e indirette, in Paesi come il Brasile o il Regno Unito, il 10 per cento dei più poveri paga, in proporzione al reddito, più tasse rispetto al 10 per cento più ricco. Se I’1 per cento dei più ricchi pagasse appena lo 0,5 per cento in più in imposte sul proprio patrimonio, si stima che, nel prossimo decennio, ci sarebbero risorse sufficienti per mandare a scuola 262 milioni di bambini e salvare la vita a 100 milioni di persone.

Uomini più ricchi delle donne
I servizi pubblici sono sistematicamente sotto-finanziati o vengono esternalizzati ad attori privati, con la conseguenza che spesso i più poveri ne vengano esclusi. Ecco perché in molti Paesi un’istruzione e una sanità di qualità sono diventate un lusso che solo i più abbienti possono permettersi. Basti pensare che ogni giorno 10 mila persone muoiono nel mondo, perché non hanno accesso a cure mediche, per il semplice fatto che non le possono pagare. Nei paesi in via di sviluppo un bambino di una famiglia povera ha il doppio delle possibilità di morire entro i 5 anni, rispetto a un suo coetaneo benestante. In un paese come il Kenya, un bambino di una famiglia ricca frequenterà la scuola per il doppio degli anni rispetto a un bambino proveniente da una famiglia senza mezzi.
Vi è una forte correlazione tra disuguaglianza economica e disuguaglianza di genere. Società più eque registrano anche condizioni di maggiore parità tra uomini e donne. A livello globale gli uomini possiedono però oggi il 50 per cento in più della ricchezza netta delle donne e controllano oltre l’86 per cento delle aziende. Anche il divario retributivo di genere, pari al 23 per cento, vede le donne in posizione arretrata. Un dato che per di più non tiene conto del contributo gratuito delle donne al lavoro di cura. Secondo le stime di Oxfam, se tutto il lavoro di cura non retribuito, non contabilizzato oggi dalle statistiche ufficiali, svolto dalle donne nel mondo fosse appaltato ad una sola azienda, questa realizzerebbe un fatturato di 10mila miliardi di dollari all’anno, ossia 43 volte quello della Apple.
«Le persone in tutto il mondo sono arrabbiate e frustrate – spiega la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti – Ma i governi possono apportare cambiamenti reali per la vita delle persone assicurandosi che le grandi aziende e le persone più ricche paghino la loro giusta quota di tasse, e che il ricavato venga investito in sistemi sanitari e di istruzione a cui tutti i cittadini possano accedere gratuitamente. A cominciare dai milioni di donne e ragazze che ne sono tagliate fuori. I governi possono ancora costruire un futuro migliore per tutti, non solo per pochi privilegiati. È una loro responsabilità».

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