Sono gli algoritmi i nuovi datori di lavoro

Nella sua relazione annuale il Garante per la privacy mette l'accento su cosa è oggi internet e su come pervade la nostra vita sociale e lavorativa sottolineando come nella relazione tra uomo e algoritmo rientrino anche nuove attività come quella dei rider dove è direttamente una piattaforma a impartire direttive al lavoratore

È stata presentata presso la Sala della Regina a Montecitorio, la relazione annuale dell’Autorità Garante per la privacy.  La prima, come ha voluto ricordare il presidente dell’Autorità, Alessandro Soro, dall’entrata in vigore del regolamento europeo sulla protezione dei dati personali. Una disciplina innovativa, «capace di adeguare il diritto ai profondi mutamenti generati dallo sviluppo delle nuove tecnologie».
Solo nel mese di maggio, infatti, gli attacchi informatici hanno toccato la soglia di 140 al giorno, mentre «dal 25 maggio sono aumentate di oltre il 500 per cento le comunicazioni di data breach al Garante, che hanno interessato, assieme a quelli notificati a partire da marzo, oltre 330mila persone».

Aumentano le violazioni dei dati personali, il diffondersi delle fake news e l’utilizzo di algoritmi per carpire informazioni riguardanti i nostri interessi o le prestazioni sul luogo di lavoro

La norma che mancava
Finora la mancanza di una regolamentazione ha portato le varie piattaforme del web a scrivere le regole, permettendo loro di acquisire sempre più importanza e garantendo un grande potere economico, essendo queste le uniche intermediarie tra produttori e consumatori e per via dell’importanza che i nostri dati personali assumono nelle dinamiche del mercato, come ha dimostrato la vicenda che ha coinvolto Facebook e la società Cambridge Analytica.
«Il nuovo quadro giuridico europeo ha il merito di porre al centro dell’agenda politica le implicazioni del digitale sulla libertà, l’autodeterminazione, l’identità: definita sempre più a partire dalle caratteristiche che altri – nel nome del primato degli algoritmi – ci attribuiscono», ha sottolineato Soro.

Attività imprenditoriali e nuove tecnologie
In riferimento agli algoritmi è stato portato all’evidenza il rapporto crescente che c’è tra questi ultimi e l’uomo. Come nel recente caso dei riders, dove è un algoritmo a impartire direttive al lavoratore che viene così «privato persino della relazione interpersonale con un datore di lavoro, verso il quale esercitare i propri diritti».

Il presidente dell’Autorità Garante per la privacy, Alessandro Soro

Il trattamento dei dati personali nel rapporto di lavoro
Ci troviamo dunque in un sistema sempre più pervasivo per quanto riguarda le forme di controllo, che impone una necessaria protezione dei dati personali per garantire la libertà nell’esercizio della propria prestazione lavorativa.
Si è parlato anche di videosorveglianza sul luogo di lavoro, ricordando come in alcune sentenze della Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo), la Corte abbia precisato che nonostante il carattere pubblico del luogo dove venga effettuata la prestazione lavorativa, non debba venir meno la legittima aspettativa di riservatezza del lavoratore. «In questo senso, ad esempio, i sistemi di geolocalizzazione, installati anche su smartphone o tablet, sono stati ritenuti in linea prevalente non qualificabili quali strumenti direttamente preordinati all’esecuzione della prestazione lavorativa, con conseguente applicazione della procedura concertativa o autorizzatoria prevista per i controlli a distanza». A questo proposito ricordiamo la recente polemica relativa all’utilizzo, da parte dei dipendenti di Amazon, di braccialetti elettronici che permettessero di raccogliere dati riguardanti la prestazione lavorativa.

Il caso Poste
Soro ha quindi spiegato come sia stato dichiarato illegittimo e conseguentemente vietato il sistema adottato, negli uffici postali, per gestire la coda agli sportelli, con modalità che consentivano il monitoraggio pervasivo e costante dei dipendenti: «in questo caso è stato accertato, in particolare, che la “consolle di monitoraggio” funzionale all’attivazione di tale sistema consentiva a oltre 12mila soggetti incaricati di accedere in via continuativa (memorizzare ed estrarre anche in report individuali) ai dati inerenti tutti gli operatori in servizio, in qualunque momento, presso un determinato ufficio».

Giornalismo e fake news
Durante la relazione, inoltre, è stato anche ricordato l’importanza dei professionisti dell’informazione. Se la rete ha garantito un aumento della libertà di espressione, ha anche permesso il proliferare delle fake news. Il ruolo del giornalista, quindi, deve essere quello di contrasto a questo fenomeno «fornendo un’informazione corretta e rispettosa dei diritti altrui: un faro da seguire per orientarsi tra le post-verità».

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