Sostenibilità: Source to Skin, aloe dal Kenya per l’emancipazione  

Source to Skin, dalla fonte alla pelle. Lush, brand etico di cosmetici freschi e fatti a mano, presenta il primo episodio di una serie di documentari dedicati al processo che porta alla nascita di un prodotto. Il primo episodio di Source to Skin (https://it.lush.com/article/source-skin-charity-pot-0) è dedicato all’aloe, un ingrediente raccolto in Kenya. Da una pianta spinosa e appuntita si ricava uno dei più straordinari ingredienti lenitivi.  

Una storia di rigenerazione ambientale, rinascita sociale ed emancipazione femminile – racconta Lush in una nota – il viaggio dell’aloe che Lush acquista e utilizza nei propri prodotti inizia nell’arida regione di Laikipia, a nord del Kenya. Qui vive una comunità che nel corso della propria storia è stata costretta a confrontarsi con una serie di difficoltà, prima tra tutte il terreno spoglio e lentamente soggetto a degrado per pascolo eccessivo.  

La coltivazione dell’aloe ha guidato il cambiamento e ha innescato nuove dinamiche economiche per la comunità rurale: l’associazione femminile Twala Women’s Group coordinata da Rosemary Nenini ha trovato nella coltivazione dell’aloe uno strumento di rinascita economica e sociale. Le donne di Twala hanno iniziato la loro attività imprenditoriale, coltivando e rivendendo l’aloe secudiflora, una pianta che ben sopporta le dure condizioni climatiche della regione e ha radice nella cultura Masai, sia per usi medicinali sia per la produzione di una specialità locale, la birra Muratina.  

Le foglie fresche dell’aloe di Laikipia vengono utilizzate da Lush nella crema mani e corpo Charity Pot, il cui ricavato viene interamente devoluto a favore di associazioni che operano in difesa di diritti umani, ambientali e animali.  

Il Twala Women’s Group riunisce oggi oltre 200 donne e coltiva aloe su una superficie di 40 acri di terreno; collabora con il Laikipia Permaculture Centre, un centro che supporta l’attività delle donne della comunità offrendo loro formazione sui principi di permacultura.  

Simon Constantine, responsabile dell’Ethical Buying Team Lush, lavora costantemente per valutare l’impatto che le decisioni di acquisto del brand possono avere sulle comunità e sui fornitori. Il suo approccio propone un passaggio dal concetto di sostenibilità a quello di rigenerazione. “Essere sostenibili sembra suggerire la possibilità che la vita possa continuare indipendentemente da noi e dalle nostre azioni. Il concetto di rigenerazione offre un quadro di pensiero totalmente innovativo”, commenta Constantine. Per garantire un approccio rigenerativo, l’Ethical Buying Team Lush ha così sviluppato Re:Fund, un fondo per sostenere persone e comunità che applicano pratiche di rigenerazione in aree cruciali.  

(Fonte: Adnkronos Prometeo)