Sponsor Serie A: tra cozze e Suv ecco chi finanzia il calcio italiano

Domina il Napoli che incassa 15 milioni di euro dal trio Lete, Garofalo e Kimbo. Acqua, pasta e caffè su una t-shirt ufficiale: roba da ritorno al futuro

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Le tre maglia del Napoli dallo store ufficiale

Il settore alimentare ha sempre avuto un ruolo da sponsor nel mondo pallonaro, nelle domeniche della Serie A: la Roma è stata per anni abbinata al marchio Barilla, ai nomi di Falcao, Bruno Conti, Giuseppe Giannini e dei famosi spaghetti; la Juventus ha avuto Danone sulla maglia bianconera tra il triennio Upim e quello Sony; il Milan si è legato a Motta sotto la gestione di Silvio Berlusconi. Di più. La Cirio ha fatto grande la Lazio di Sergio Cragnotti e lo stesso discorso vale per Parmalat e il Parma di Callisto Tanzi, al netto dei successivi fallimenti. Empoli-Sammontana hanno avuto una lunga storia d’amore e continuano il loro rapporto in maniera più soft (second sponsor alternato). Tanti accostamenti vintage per i tifosi di oggi, roba da lacrimuccia per chi ha seguito il calcio negli anni d’oro. Il binomio pallone-alimentare si è riacceso quest’anno. Il dato è netto perché risulta il settore che compare più volte sulle maglie, per la precisione dieci volte. Domina il Napoli che incassa 15 milioni di euro dal trio Lete main sponsor, Garofalo second  e Kimbo retro. Acqua, pasta e caffè su una t-shirt ufficiale: roba da ritorno al futuro. L’altro main sponsor alimentare è quello del Chievo Verona che mette in mostra la scritta Paluani (dolci), il marchio della famiglia Campedelli. Anche il second brand dei clivensi è alimentare: si tratta di Coati, azienda specializzata in salumi. Altri retro sponsor che escono dal frigo? La matricola Frosinone incassa assegni da Francia latticini, il Cagliari da Nieddittas (cozze del golfo di Oristano) e il Parma da Viva la Mamma (piatti pronti della Beretta). Occhio perché Beretta-casa madre ricompare anche da second del Torino, mentre Ichnusa ha scelto casa, diventando il secondo marchio più visibile sulle divise del Cagliari. Si tratta di birra made in Sardegna e di proprietà del gruppo olandese Heineken.   

Auto al secondo posto
L’altro motore che pompa denaro nel calcio nostrano è quello delle auto e dei suoi derivati. La Juventus, di proprietà degli Agnelli, ha Jeep come main sponsor (consorella della Fiat), la giapponese Suzuki si è legata al Torino, mentre la rumena Dacia all’Udinese. Hyundai, inoltre, è il retro sponsor della Roma. Altri retro? Il Genoa mette in vetrina sul back Leaseplan (servizi settore auto), la Spal invece Erre Effe Group (concessionaria auto). Capitolo a parte per l’Inter: Pirelli (pneumatici) e Driver (rete franchising delle gomme) immettono nelle casse nerazzurre circa 10 milioni di euro. Da segnalare il settore trasporti: Fly Emirates stacca un assegno da 15 milioni di euro al Milan, mentre la Roma ha sposato Qatar Airways fino al termine della stagione 2020/2021. Si tratta di un accordo che vale circa 40 milioni complessivi (più bonus) per tre stagioni.     

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