Stage senza rimborsi, lanciata la campagna “Io non valgo zero”

A presentarla, proprio in apertura dei lavori al congresso Cgil, ci ha pensato Andrea D’Angiò, 28 anni, un curriculum lungo ma non così pesante (per alcuni). Ecco l'intervista all'ideatore del progetto

Sei mesi di progettazione dietro le quinte, ritagliando tempo alle pause pranzo, alle serate con gli amici, ai weekend liberi. La squadra il primo gol l’ha già realizzato: Andrea D’Angiò (ideatore), Alberto Costanzo (regista) e Lucia Pignataro (gestione e creazione sito) ci hanno creduto e hanno lanciato il frutto dei loro sforzi, delle loro competenze. Non da un palco qualsiasi, ma da quello del VI° congresso della Cgil di Roma e del Lazio, entrato nel vivo al Centro Frentani. Sipario alzato su “Io non valgo zero”, la campagna mirata a sensibilizzare l’opinione pubblica su un problema che colpisce le nuove generazioni: gli stage non che non prevedono rimborsi spese. Questione di dignità, dicono, di abc quando si richiede impegno, dedizione, passione e fatica. La missione? Far pagare i tirocini curricolari.

L’idea
A presentarla, proprio in apertura dei lavori al congresso Cgil, ci ha pensato Andrea D’Angiò, 28 anni, un curriculum lungo ma non così pesante (per alcuni). Ha vissuto il problema sulla sua pelle, lavorando a costo zero per mesi e mesi in un’importante realtà editoriale. «Mi occupavo di campagne di comunicazione e così mi è venuta l’idea di fare qualcosa di concreto. Ho usato le mie competenze perché non è giusto che esista una legislazione che permetta di lavorare gratuitamente. Il rimborso spese, secondo la legge, è a discrezione della struttura ospitante, quindi decidono loro se pagare o meno. Sono tantissime le aziende che non pagano i rimborsi. La campagna punta a tutelare i lavoratori, a cambiare le regole».  

tirocini
Andrea D’Angiò presenta la campagna “Io non valgo zero” al VI° congresso Cgil Roma e Lazio

Sul palco 
Si è schiarito la voce ed è partito con quel mix di sicurezza e passione. A Momento Italia ha spiegato qualche dettaglio: «Sono figlio di operai, non ho agganci o altro nel mondo del lavoro – continua D’Angiò – L’opportunità di entrare in contatto con la Cgil è nata per caso e l’ho colta al volo perchè ero un lavoratore precario, come tanti della mia età. E’ stato senza dubbio emozionante aprire il congresso a Roma presentando il mio progetto». 

Già online: in arrivo la petizione 
C’è lo spot, c’è il sito internet e c’è pure il messaggio che vuole arrivare alle istituzioni, a chi può modificare la normativa, «per risolvere questa problematica enorme». Nel giro di qualche settimana partirà anche una petizione online. «Sicuramente entro la fine dell’anno, forse tra 15 giorni – chiude D’Angiò – Al progetto si stanno già unendo altre persone. Stiamo mettendo a punto nuove iniziative di comunicazione per coinvolgere più ragazzi». L’obiettivo, del resto, è di trovare nel giro di poco tempo un canale per ragionare con il mondo della politica. Sul portale le parole sono come pietre: «Non è accettabile che, in Italia come altrove, sia possibile assumere ragazzi non riconoscendogli neanche un minimo rimborso spese. Con questa campagna renderemo ciò impossibile! Il tuo lavoro, il tuo impegno, i tuoi sacrifici, non valgono zero. Pagare i tirocini curricolari deve diventare un obbligo. E’ una questione di dignità».

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