Startup, ecco il piano strategico per incentivare le Pmi innovative

La proposta di legge “StartAct”, primo firmatario il deputato Dem Mattia Mor, prevede defiscalizzazioni, creazioni di fondi ad hoc e sostegno alle Università con l'obiettivo di aumentare il numero degli investimenti, creare lavoro e far rientrare i "cervelli in fuga"

startup

«In Italia c’è una scarsa propensione al rischio. Un Paese sbilanciato sul debito bancario piuttosto che sull’azionariato». E’ la fotografia scattata dal deputato Mattia Mor, primo firmatario di una proposta di legge (StartAct) pensata per supportare le startup italiane che, di certo, in un contesto simile, non hanno avuto finora vita facile. Mor, eletto nelle file del Pd, ha alle spalle un passato da imprenditore in ambito innovativo – «All’università ho creato una startup di abbigliamento diffusa in 30 Paesi al mondo». Un’impresa che, come molte altre, «è andata a sbattere contro la crisi e che nel 2014 ho dovuro chiudere».

Le premesse
Dopo 50 incontri con fondi di venture capital, business angel, università, incubatori, imprese hitech internazionali e associazioni di categoria, Mor ha costruito una proposta per «dare risposte a un settore che negli ultimi 20 anni è stato completamente dimenticato». A dispetto di ciò, in Italia, oggi, esistono oltre 9 mila startup, stando ai dati forniti dal ministero dello Sviluppo economico e InfoCamere che segnalano trimestralmente la crescita di questa fetta della nostra economia, per lo più specializzata in ricerca, sviluppo e servizi.

Opposizione compatta
La proposta Dem, che ha raccolto il favore di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Liberi e Uguali punta a intercettare anche il consenso della maggioranza per agevolarne l’iter raggiungendo in tempi rapidi l’obiettivo di ridurre il divario tra Italia e altri Paesi europei distanti, almeno in termini di investimento, in maniera siderale: «Abbiamo circa 7 volte meno di investimenti in startup rispetto alla Spagna, 20 rispetto alla Francia, 40 in rapporto alla Germania e 75 se confrontati con l’Inghilterra». Un gap che la misura sostenuta da Mor punta a risolvere «rendendo l’Italia uno dei Paesi più incentivanti al mondo per la creazione di nuove imprese».

Il deputato Mattia Mor

Defiscalizzazioni
Con 14 articoli e 30 commi, la proposta ruota intorno a quattro aspetti principali. «Occorre aumentare i fondi defiscalizzando fino al 70 per cento gli investimenti di privati o di imprese in startup o Pmi innovative – dice Mor -. Con questa misura, vogliamo stimolare l’intera filiera facendo sì che le aziende che intendono acquisire startup o Pmi innovative, ad esempio in fase fallimentare, possano godere fino a un 90 per cento di defiscalizzazione». La legge Passera – la prima a normare questo settore – «aveva previsto una defiscalizzazione ferma al 19 per cento per chi investiva in startup innovative o in Pmi innovative, portata al 30 per cento da Calenda».

Fondi pensione, assicurativi e casse previdenziali
Ma non è tutto perché nello StartAct c’è anche la creazione di fondi ad hoc: nella fattispecie un fondo di fondi governativo che investa direttamente in fondi promossi da incubatori o acceleratori.

«Altra parte importantissima è la defiscalizzazione per i fondi pensione, per i fondi assicurativi, per le casse previdenziali». L’obiettivo, spiega Mor è «spingere fondi pensione, assicurativi e le casse previdenziali a investire lo 0,5 per cento della raccolta (220 miliardi) in fondi di private equity, venture capital o fondi promossi da network di incubatori».

Università
«Fondamentale – aggiunge – il ruolo delle Università che sono il vero motore dell’innovazione. Lo Stato deve porsi come cofinanziatore dei loro progetti perché sono spesso ad alto tasso di rischio. E’ per questo che, per sostenerle, vogliamo istituire un fondo da 20 milioni per il finanziamento dell’intero processo creativo, dall’idea alla scaleup, fino alla proprietà del brevetto».

Capitale umano
E se solo nel 2016 abbiamo “perso” circa 10 mila cervelli, la proposta Mor si prefigge di scongiurare un ulteriore esodo. «Il problema più grosso, in Italia, è che mancano fondi e risorse per la fase in cui la startup deve crescere e diventare grande. E’ il momento in cui queste realtà si perdono o trovano fondi all’estero spostando la propria sede altrove. Occorre attrarre talenti stranieri e  riportare in Italia coloro che, disillusi, se ne sono andati. Bisogna incentivare le assunzioni e garantire un periodo di congedo a coloro che, lavorando da dipendenti, abbiano necessità di assentarsi dal posto di lavoro per mettere in piedi una startup».

 

 

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

diciannove − 8 =