‘Stranger Things 3’. I protagonisti a Roma: “L’amicizia antidoto alla paura”  

(di Antonella Nesi) – “L’amicizia è più grande della paura”. È questo, nelle parole dei giovani protagonisti Gaten Matarazzo e Caleb McLaughlin, il messaggio più importante della serie di Netflix ‘Stranger Things’. Un successo planetario, la cui attesissima terza stagione è appena arrivata sulla piattaforma. Per l’occasione, Matarazzo (la cui famiglia è di origini avellinesi) e McLaughlin sono arrivati a Roma. “La serie parla di amicizia, famiglia, legame tra le persone”, dice il 16enne Gaten, che soffre di disostosi cleidocranica, come Dustin il personaggio appassionato di scienza e fantascienza che interpreta in ‘Stranger Things’, ed ha deciso di fare leva sulla sua fama per far conoscere meglio questa malattia. “L’aspetto bello del successo è che ci ha dato maggiore opportunità di fare quello che amiamo e di parlare delle cose che ci interessano”, sottolinea.  

“Il cameratismo, il fatto di essere insieme e fare barriera contro le avversità è il fulcro della storia: tutti dobbiamo cercare di essere più uniti per far fronte ai momenti difficile della vita”, aggiunge il 17enne afroamericano Caleb, che nella serie è Lucas, ragazzo coraggioso e intraprendente, che mantiene il sangue freddo e spesso guida le decisioni del gruppo grazie alla sua ferma morale.  

Ambientata negli anni ’80 nella città fittizia di Hawkins, nell’Indiana, ‘Stranger Things’, ideata e diretta dai fratelli Duffer, è incentrata su un gruppo di amici adolescenti che si trovano a fronteggiare eventi sempre più inquietanti. Nella terza serie, i ragazzi protagonisti diventano più grandi, si creano relazioni sentimentali e i rapporti si complicano. La prima stagione è stata pubblicata su Netflix il 15 luglio 2016, la seconda il 27 ottobre 2017 e la terza il 4 luglio 2019. 

E sebbene i fratelli Duffer abbiano dichiarato che ‘Stranger Things’ dovrebbe terminare nella quarta o quinta stagione, non c’è stata ancora alcuna conferma ufficiale. La serie è stata accolta positivamente dalla critica in ogni parte del mondo. particolarmente apprezzata la caratterizzazione dei personaggi (tutti piuttosto strampalati e a volte bullizzati), il cast e l’atmosfera che omaggia il cinema di fantascienza degli anni ottanta.  

E a proposito dell’ambientazione anni ’80, “devo confessare – dice Caleb – che non mi piaceva molto come mi vestivano né nella prima né nella seconda serie. Nella terza è diverso perché indosso cose giapponesi, una bandana, spesso sono in bianco e rosso. Mi è piaciuto”. 

Ma com’è cambiata la vita dei giovani protagonisti dopo il successo della serie: “La vita è cambiata in tutti i modi possibili e immaginabili – ammette Gaten – usciamo e ci riconoscono. È diventato un fatto naturale per noi, fa parte della nostra vita. Mi sono dimenticato com’era prima quando uscivo e nessuno sapeva chi fossi”. A Caleb piace in particolare “l’opportunità” che questo successo gli ha dato “di viaggiare in tutto il mondo” e di “scoprire chi siamo veramente”.  

Quando vi rivedete cosa pensate? “Stiamo crescendo mentre giriamo – dice Caleb – quando riguardo la prima stagione mi rivedo e dico: ‘mamma mia quanto ero piccolo!’ È bello esser stato circondato da giovani, a volte può essere stressante questa esperienza, essere osservato in continuazione, ma con i miei coetanei è più semplice”, aggiunge l’attore che è stato scelto anche da Steven Soderbergh per il film ‘High Flying Bird’, distribuito sempre su Netflix l’8 febbraio scorso. “Soderbergh mi ha preso nonostante non avesse mai visto ‘Stranger Things’. Ha girato tutto il film con l’iphone”. Mentre Gaten è stato scelto per un videoclip da Katy Perry: “Lei invece mi ha voluto perché era grande fan di ‘Stranger Things’ e mi ha fatto girare vestito da giocatore di basket”.  

Secondo i due il successo della serie è dato in particolare da tra fattori: “E’ una serie multigenerazionale – dice Caleb ognuno ha qualcosa a cui poter fare riferimento nei ricordi di quegli anni. E poi chi non ama gli anni ’80?” “Tutti amano gli ’80 – gli fa eco Gaten – e poi c’è un mix di età e caratteri differenti che aiuta il pubblico a identificarsi”.  

Il fil rouge della serie è la lotta contro la paura, anche la paura della diversità, visto che i protagonisti sono tutti piuttosto singolari, per niente omologati e a volte ‘bullizzati per la loro strampalatezza: “Nella vita mi fanno paura le persone malvagie – dice Gaten – la malvagità dell’essere umano. L’evoluzione dei nuovi mostri”. “A me fa paura che ci possa essere un altro mondo più forte e malvagio che potrebbe facilmente sconfiggerci”, conclude Caleb. 

(Fonte: Adnkronos)