Sud: Confindustria, stop ripresa, 1 giovane su due disoccupato  

L’economia del Mezzogiorno rischia di avvitarsi in una nuova crisi: i segnali di crescita hanno già cominciato a sfumare alla fine del 2018 e la possibilità che il sistema arretri nuovamente è più che una ipotesi. E’ il Rapporto sul Sud di metà estate scritto a due mani da Confindustria e dal centro studi di Intesa Sanpaolo a fotografare un’Italia meridionale che torna in affanno e che vede affievolirsi la sua capacità di spinta. Una frenata certificata da una risalita di quell’Indice sintetico dell’economia meridionale che ne misura la vitalità sempre più lenta: è vero che aumenta di 10 punti rispetto al 2017 e che l’export prosegue la sua crescita ma il miglioramento, dice il Rapporto, “si fa sempre più lieve soprattutto con riferimento al Pil, all’occupazione, agli investimenti e alle imprese”.  

Due dati su tutti a conferma della preoccupazione con cui gli imprenditori guardano al Mezzogiorno: ha smesso di crescere il numero delle imprese, nei primi mesi del 2019 quelle attive sono meno di 1, 6 mldn esattamente come un anno fa; ed è record disoccupazione giovanile che raggiunge il 51,9%. Cioè, più di 1 giovane su 2 non lavora e questo in un quadro complessivo territoriale che vede un tasso di attività fermo al 54%, un’occupazione che non supera il 43,4% e un vero e proprio esercito, oltre 1,5 milioni.  

Non sembra ridursi dunque l’emergenza lavoro al Sud anche se parrebbe profilarsi l’ombra lunga del lavoro nero considerato che non ‘sfonda’ tra i giovani neppure il Reddito di cittadinanza: appena un quarto delle domande presentate fa riferimento a persone di età sotto i 40 anni, dicono i dati del Rapporto. L’occupazione d’altra parte, per il terzo trimestre di fila nel 2019, fa segnare un meno riportando gli occupati sotto i 6 milioni, con un calo nella maggior parte delle regioni, tranne Molise, Puglia e Sardegna. 

Fra i settori, l’andamento migliore è quello dell’industria, il cui valore aggiunto cresce del +7,4% tra il 2016 e il 2017, ma il suo apporto all’economia è pari a circa il 10% del totale: troppo poco per far recuperare al Sud anche solo i livelli pre-crisi, ammoniscono ancora Confindustria e Intesa Sanpaolo. Una situazione di allarme, dunque, cui fa seguito anche un nuovo peggioramento della Pa della capacità di onorare i pagamenti alle imprese
: tornano ad aumentare, nel primo trimestre 2019, infatti, i giorni di ritardo, in media 17,7 giorni mentre riprendono i fallimenti e le liquidazioni volontarie, “possibile sintomo del peggioramento della percezione sulle aspettative future degli imprenditori meridionali”, si legge ancora nel Report.  

Continua a soffrire anche il mercato domestico: restano elevati i divari interni relativi al potere d’acquisto, che si traducono in minori consumi (circa 800 euro pro capite in meno nelle regioni del Mezzogiorno rispetto a quelle del Centro Nord) e “ristagnano” anche gli investimenti fissi lordi, per i quali sembra attenuarsi di intensità il rimbalzo che aveva caratterizzato gli ultimi anni, con una piccola ma significativa eccezione delle costruzioni. E restano comunque lontanissimi i valori pre-crisi: gli investimenti fissi lordi totali sono inferiori del 36,2% rispetto a quelli del 2007 che si riflette su un Pil che al sud mette a segno nel 2018 un risultato pari alla metà di quello medio nazionale, +0,4% contro lo 0,9 del paese.  

E l’allarme suona anche sul fronte credito, con 14 miliardi di euro in meno erogato a famiglie ed imprese meridionali, e su quello degli investimenti pubblici:ad eccezione del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, è in forte calo anche la spesa pubblica per incentivi alle imprese. Ma in soccorso arrivano le parole del ministro per il Sud, Barbara Lezzi.  

“Sara’ rifinanziato il credito di imposta per il Sud che ha dato un significativo risultato ed e’ allo studio anche una nuova forma di decontribuzione per stare accanto a quelle imprese che vorranno assumere nel prossimo biennio”, dice alla presentazione del Rapporto in Confindustria rinnovando anche la volontà del Movimento 5 Stelle di avviare un consistente taglio del cuneo fiscale con cui ridare slancio alla domanda interna. Musica per le orecchie del leader di viale dell’Astronomia, Vincenzo Boccia che più che alla Flat Tax guarda al taglio del costo del lavoro a cominciare dai lavoratori per riavviare quel “circolo virtuoso dell’economia”, più salario, più consumi, più occupazione. “La prima Flat tax deve essere sul mondo del lavoro”, commenta ancora Boccia accogliendo per questo positivamente l’invito del vicepremier, Luigi Di Maio, ad un prossimo ‘workshop’ con le parti sociali. 

“Il fatto che il ministro voglia aprire un workshop sulle politiche economiche per noi è un elemento di valore, fa parte del confronto, noi abbiamo le idee chiare su quello che dovrebbe essere la manovra d’autunno: lavoro, inclusione giovani, infrastrutture sono gli elementi essenziali e anche una detassazione e decontribuzione dei premi di produzione per i contratti di secondo livello ”, elenca Boccia che ribadisce: “abbiamo chiesto e continueremo a chiedere una riduzione del cuneo fiscale, di tasse e contributi con cui aumentare i salari”. 

 

 

(Fonte: Adnkronos)

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