Sud, da anni si parla di riscatto ma ci si è fermati alle buone intenzioni

In Italia quasi per nulla siamo riusciti a sfruttare i fondi europei, perché molti progetti sono stati bocciati

Sud

Entro il 2050 la popolazione del Mezzogiorno subirà una diminuzione del 25 per cento, con un’età media vicina ai 53 anni. Quello che era considerato il territorio-culla della nazione sarà il meno popolato e con il maggior numero di anziani in Europa. Attualmente la disoccupazione giovanile al Sud è del 46,6 per cento, l’abbandono scolastico è pari al 18,4 per cento (media nazionale 13,4), si laurea solo il 20,7 per cento degli iscritti, il numero più basso nella Ue. Nel 2018 a fronte di 20 mila nuovi arrivi in Italia ben 100 mila giovani hanno lasciato il Paese, circa l’80 per cento meridionali.

L’esempio tedesco
Se la storica, ultracentocinquantennale “questione meridionale” non diventa questione nazionale, non si va da nessuna parte. Eppure tutti riconoscono che la crescita dell’Italia è strettamente legata al riscatto del Sud, ma ci si è fermati alla buone intenzioni. C’è chi ha azzardato che un Mezzogiorno restituito al progresso potrebbe diventare la locomotiva d’Europa. Ipotesi non del tutto bizzarra, ma basterebbe assorbire dall’Europa uno dei pochi esempi positivi che questa ancora incompleta istituzione ci ha fornito. Per la verità, l’esempio viene dalla Germania ed è vecchio di venticinque anni. Dopo l’unificazione la Germania, utilizzando i fondi comunitari per lo sviluppo delle aree depresse, ai quali hanno contribuito generosamente anche i cittadini italiani, ha portato il suo Mezzogiorno, la ex disastrata Germania comunista, al livello della parte più ricca, diventando appunto la locomotiva d’Europa.

Tra promesse e mancanze
In Italia ci siamo limitati ad osservare, non ad imitare il modello, al punto che i territori meridionali sono diventati, come dimostrano tutti i parametri negativi, la zavorra del continente. Abbiamo prodotto promesse e parole, mai i fatti. E quasi per nulla siamo riusciti a sfruttare i fondi europei, perché molti progetti sono stati bocciati per manifesta inadeguatezza ai fini del miglioramento strutturale. Nel 2016 l’effervescente Matteo Renzi annunciò quello che egli stesso chiamò il gran tour del Mezzogiorno. Il suo masterplan prevedeva 15 Patti con le regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna e lo sblocco da parte del Cipe di 3,5 miliardi di euro, di cui 2,5 per la ricerca, 1 per i beni culturali del Sud al cui recupero si voleva collegare il rilancio del turismo, il vero petrolio di questa parte del Paese. C’è qualcuno che abbia visto la realizzazione concreta di almeno uno dei Patti?

In cerca di una visione strategica
Ora il pallino è passato nelle mani del governo gialloverde, che promette cambiamenti, ma il decreto “sloccacantieri” che potrebbe portare alla ripresa della miriade di opere ferme al Sud per cattiva politica e soffocante burocrazia, è ancora bloccato e non si sa quando emetterà i primi vagiti. Al momento l’intervento più significativo è stato l’accordo fra Cnr ed Eni per la creazione di quattro poli di ricerca a Lecce, Portici, Gela e Metaponto, con un investimento di 22 milioni di euro da impegnare nella bio-economia, nella decarbonizzazione del settore energetico, nello studio dei cambiamenti climatici e nel migliore uso dell’acqua nel settore agricolo, con l’obiettivo di frenare la preoccupante emorragia di energie fresche e di competenze acquisite in Italia ad elevati costi universitari, che da anni “esportiamo” in Europa e nel mondo, perdendole al progresso e all’occupazione in patria. Ma occorre finalmente un vero progetto per il futuro. Già nel 1946 De Gasperi indicava come irrinunciabile il recupero del Sud e alcune iniziative come la Cassa per il Mezzogiorno e la riforma agraria riuscirono a dare uno scossone all’arretratezza, poi poco o nulla in investimenti mirati, in politiche industriali, in infrastrutture materiali e immateriali, fino all’odierno immobilismo. Mancando una visione strategica, hanno abbondato iniziative di facciata (la berlusconiana beffa della mai nata Banca del Sud) e progetti contingenti. E la globalizzazione galoppante ha portato alla luce vecchi difetti nascosti e molte incapacità.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

quindici + 8 =