Sugar tax sulle bevande zuccherate. E’ la proposta anti obesità

La tassa, già presente in altri Paesi europei, potrebbe arrivare anche in Italia. È la richiesta, affidata ad una lettera aperta al ministro della Salute Giulia Grillo, promossa dal Fatto alimentare con l'appoggio della Società italiana di diabetologia

sugar tax

Una tassa per non ingrassare: la cosiddetta Sugar Tax. Può sembrare ridicola e addirittura stonata rispetto alla volontà del governo di ridurre le tasse, ma non lo è affatto. In alcuni Paesi, come il Regno Unito ad esempio, esiste già dal 2016 e ora arriva anche in Italia la proposta di introdurre questa imposta sulle bevande zuccherate. Alla luce dei dati allarmanti forniti dal sistema di sorveglianza “Okkio alla Salute” promosso dal ministero della Salute – secondo cui un bambino italiano su 10 sotto i dieci anni d’età è obeso, mentre il 21 per cento è in sovrappeso – la questione è diventata un’emergenza. Secondo l’Osservatorio epidemiologico cardiovascolare dell’Istituto Superiore di Sanità, gli italiani assumono circa 100 grammi di zuccheri semplici al giorno, pari al 20,7 per cento delle calorie. Si tratta del doppio rispetto a quanto consigliato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che raccomanda di non superare il 10 per cento delle calorie quotidiane. L’Italia, infatti, si colloca al terzo posto, dopo Grecia e Spagna, relativamente alla percentuale di bambini obesi o in sovrappeso. Come si può ben immaginare, il problema non riguarda soltanto il nostro Paese. Una vera e propria forma di “epidemia globale” l’hanno definita l’OMS e l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

Ed è partita allora una campagna, con una lettera aperta al ministero della Salute, promossa dal Fatto Alimentare, che ha già ottenuto l’adesione della Società Italiana di Diabetologia (SID), l’Associazione Nazionale Dietisti (ANDID), la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), l’European Childhood Obesity Group (ECOG) e il movimento Slow Medicine.

Fisco pro salute
L’effetto degli zuccheri sulla salute è devastante: aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari (ritenute la principale causa di morte in Europa), diabete, obesità, ipertensione, tumori associati all’obesità e carie dentali.

Il dibattito, però, non riguarda soltanto la salute, ma anche le casse statali – argomento che può sembrare di secondo piano e che comunque non va sottovalutato – poiché il Servizio sanitario nazionale è chiamato a gestire le problematiche legate alle patologie che derivano dall’obesità, con una spesa stimata tra i 6,5 e i 16 miliardi di euro l’anno.

Con l’introduzione di questa tassa si intende dunque scoraggiare i cittadini ad acquistare prodotti ad alto contenuto di zuccheri e incentivare allo stesso tempo l’industria alimentare a ridurne l’uso per sostituire magari lo zucchero con altri ingredienti meno dannosi per la salute.

Prevenire per non curare
Il messaggio degli esperti è chiaro e univoco: prevenire e bere acqua. E la campagna avviata per l’introduzione della Sugar Tax è assolutamente in linea con queste direttive ma, perché abbia realmente successo, è necessario inserirla e integrarla in un contesto più ampio di iniziative che investano proprio sulla prevenzione, «dall’alimentazione sana ed equilibrata, alla lotta alla sedentarietà, alla promozione dell’attività fisica», come ha affermato il presidente della Società Italiana di Diabetologia, il professor Francesco Purrello.

La proposta del Fatto Alimentare sarebbe quella di aggiungere un’aliquota fiscale del 20 per cento sullo zucchero contenuto nelle bibite che di conseguenza potrebbe generare un incasso di 235 milioni di euro proprio da investire in campagne di educazione alimentare e altre iniziative per favorire uno stile di vita corretto e una dieta sana.

Europa a dieta
Insieme alla Gran Bretagna pure la Francia, l’Irlanda, il Belgio, il Portogallo, la Finlandia e l’Ungheria hanno adottato una tassa sullo zucchero aggiunto alle bibite, per incoraggiare le aziende a modificare i loro cicli di produzione, a ritoccare le ricette e creare in questo modo un fondo destinato a realizzare programmi di prevenzione alimentare soprattutto per le fasce più vulnerabili, bambini e classi sociali economicamente svantaggiate.

Considerate le dimensioni del problema, l’interesse è trasversale.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

diciotto − 12 =