“Sul lastrico per il gioco, mi sono fatto rompere le ossa per soldi” 

di Elvira Terranova
“Da moltissimi anni ho il vizio del gioco, ho sempre speso quanto guadagnato alle Slot Machine e per tale ragione mia moglie mi ha lasciato. Sono stato anche presso un centro per circa 18 mesi al fine di disintossicarmi da tale vizio. Ma nonostante tutto ho perso sia il lavoro che la mia famiglia e sono stato costretto ad andare a vivere presso il centro di prima accoglienza del Buccheri La Ferla al fine di avere un luogo dove dormire e mangiare”. Inizia così il racconto fatto ai magistrati da una delle vittime della banda ‘spaccaossa’ scoperta dagli inquirenti a Palermo che ha portato al fermo di 42 persone, tra cui un medico e un avvocato. “Qualche tempo fa ho conosciuto un tale che si chiama Salvatore La Piana, noto come Totò, frequentavamo entrambi la stazione Centrale di Palermo e un giorno dell’anno scorso – continua il racconto della vittima – Totò mi ha proposto di farmi fratturare le ossa al fine di inscenare un finto incidente stradale”.  

“Ricordo che Totò mi assicurava che questo era un modo facile per guadagnare soldi e io in considerazione della mia precaria condizione economica accettai tale proposta – prosegue la vittima – Lo stesso giorno Totò mi disse che potevamo fare il “lavoro”, come lo chiamava lui, e insieme ad un ragazzo che non avevo mai visto prima, mi ha accompagnato in un chioschetto ubicato in questa via Messina Marine dove mi presentò un altro uomo sempre a nome Totò. Quest’ultimo mi disse che dovevamo aspettare altri soggetti prima di portarmi in un luogo dove mi avrebbero procurato le fratture. Ho avuto la sensazione che questi era colui che gestiva il tutto. Preciso che Totò La Piana quando mi propose di farmi fratturare come vi dicevo mi disse che se avessi accettato avrei guadagnato subito 1.000 euro e successivamente il 30% della somma totale che sarebbe stata liquidata dall’assicurazione”.  

“Sul posto sono arrivate almeno altre tre persone con cui ci siamo recati in un appartamento ubicato in una traversa che si trova poco prima del bingo di via Messina Marine, una casa vecchia a piano terra dove viveva una famiglia – dice – Entrati all’interno della casa ricordo che con me c’erano, oltre a Totò La Piana, almeno altre tre o quattro persone. Mi hanno fatto sdraiare per terra appoggiandomi alcune bottiglie piene di ghiaccio prima sul braccio destro e successivamente sulla mia gamba destra, poi mi hanno fatto appoggiare il braccio destro tra due mattoni ed un uomo mi ha dato un pugno violentissimo sull’avambraccio, poco sopra il polso. Io ricordo solo di avere provato subito un fortissimo dolore e subito dopo la stessa operazione è stata fatta per fratturami la gamba”.  

“In particolare, mi hanno fatto distendere la gamba destra tra due mattoni e quello stesso uomo mi ha colpito sulla tibia rompendomela. Non ho visto stavolta con cosa mi ha colpito perché ero spaventato e un’altra persona mi teneva il volto girato dall’altra parte per non farmi guardare mentre mi colpivano per fratturarmi – ha detto – Dopo le fratture mi hanno caricato su una loro autovettura e condotto in via Piazza Achille Grandi dove mi hanno sdraiato per terra, sulle strisce pedonali. Sul posto vi era una Fiat Uno di colore scuro con un ragazzo alla guida, che non avevo mai visto prima che è stato utilizzato come falso investitore”. “Qualcuno ha chiamato il 118 e così sono stato trasportato al pronto soccorso del Buccheri La Ferla dove mi è stata diagnosticata la frattura della tibia destra e dell’avambraccio destro per cui ho subito pure degli interventi chirurgici – ha ancora aggiunto – Dopo circa tre giorni dal mio ricovero è venuto in ospedale a trovarmi il Totò La Piana il quale mi ha consegnato la somma di euro 900 dicendomi che gli altri me li avrebbe dati successivamente”.  

“Sono stato ricoverato anche alla clinica Maddalena per lo stesso motivo. Durante il mio ricovero La Piana si è fatto più vedere, è venuto solo in un’occasione un ragazzo che non so come si chiami ma l’ho visto spesso insieme a Totò La Piana quando ci incontravamo alla stazione – ha detto – Dopo circa 45 giorni di ricovero sono stato dimesso e mi sono recato al dormitorio. Dopo circa 10 giorni dal mio arrivo al dormitorio sono stato contattato telefonicamente da una persona che si è presentata come l’avvocato D’Agostino, il quale mi ha detto che sarebbe venuto a trovarmi, infatti lo stesso è venuto a trovarmi insieme a un tale Ivan dicendomi che loro avrebbero seguito la mia pratica assicurativa”. 

“Da quel giorno l’avvocato mi chiamava tutte le volte che io dovevo sostenere una visita specialistica, ricordo che consegnai allo stesso la mia cartella clinica e fu lui a darmi i soldi per pagare il relativo ticket – ha raccontato ancora -Anche in altre occasioni mi sono rivolto a lui per avere delle piccole somme di denaro che mi servivano a vivere. Un giorno su invito dell’avvocato D’Agostino, da solo, mi sono recato allo studio del dottor Messina , mio medico legale, il quale mi fece una visita ma non mi chiese la dinamica dell’incidente né io gli riferii nulla. Ho rivisto il dottor Messina quando un giorno fui convocato dal medico dell’assicurazione in quanto lo stesso si fece trovare sotto quello studio”. 

“L’avvocato D’Agistino mi accompagnò con la sua macchina modello Smart ma non è salito con me allo studio della dottoressa dell’assicurazione, dopo aver parlato con Messina si allontanò – ha raccontato ancora la vittima – Nel mese di novembre o forse a dicembre l’avvocato mi chiamò per dirmi che la pratica si era chiusa e per tale ragione dovevo aprire alcune carte prepagate onde far confluire i soldi della liquidazione. Ho rivisto il mio legale al bar di fronte al suo studio dove mi ribadì, alla presenza di Ivan e dell’altro Totò, la necessita di aprire carte prepagate per incassare il premio assicurativo”. “In quella occasione Ivan e Totò, sempre alla presenza del mio legale, mi dissero che l’assicurazione aveva liquidato 115.000 euro e che la mia parte era di 22.300 euro – ha detto – L’indomani mattina con l’avvocato ci siamo recati prima alla posta centrale di via Roma ove ho aperto due carte prepagate e successivamente alla posta vicino il teatro Massimo per aprirne altre due ma là ci dissero che ne potevo aprire solo una perché avevo già in mio possesso altre due carte Post Pay. Preciso che l’avvocato si prese le carte pregate con i relativi pin. Ho chiesto all’avvocato perché non potevo tenerli io e lo stesso mi rispose che si faceva così perché lui faceva il garante con le altre persone coinvolte”.  

E ancora: “Dopo circa 20 giorni l’avvocato mi ha chiamato al mio cellulare dandomi appuntamento alla posta di via Roma dove mi ha invitato ad entrare all’interno a prelevare del denaro che ho consegnato allo stesso – ha aggiunto – Poi siamo andati alla posta del Massimo dove abbiamo ripetuto la stessa operazione. Ho appreso dal legale che lui aveva già prelevato del denaro con le mie carte prepagate. Ho ripetuto per alcuni giorni, sempre con l’avvocato D’Agostino, la stessa operazione e in alcuni casi avevamo già prenotato dei prelievi in modo da prendere più soldi. Era l’avvocato D’Agostino a dirmi che dovevo consegnare nelle sue mani i soldi che prelevavo perché la mia percentuale non poteva superare la somma che lui e l’Ivan mi avevano indicato e io, davanti a questa precisazione, ho fatto come mi diceva, sperando di avere la mia parte”. “Preciso ancora che ogni carta non poteva contenere più di 30.000 euro e per tale ragione l’avvocato mi disse che la differenza me l’avrebbe fatta avere tramite un assegno a me intestato che dovevo versare sul mio libretto postale. In totale ho consegnato all’avvocato D’Agostino circa 20.000 euro. Poiché lo stesso mi disse che si doveva allontanare dalla città aveva delegato il suo amico Totò, a continuare a prelevare e infatti nei giorni successivi mi sono visto con questi che aveva le mie carte pregate per averle ricevute chiaramente dal mio legale ed abbiamo continuato a prelevare soldi in contanti che ho sempre consegnato al medesimo”.  

“Alla fine, dopo aver fatto i conti, l’avvocato D’Agostino mi disse che dei 22.300 euro a me spettanti dovevo restituirgli i soldi che lui stesso aveva anticipato per pagare il dottor Messina, la fisioterapia che ho fatto e i piccoli prestiti ricevuti. Alla fine in totale ho incassato solamente poco meno di 15.000 euro. Di questi soldi l’avvocato mi ha chiesto 500 euro per pagare il finto testimone che aveva dichiarato all’assicurazione di aver assistito al sinistro stradale che avevamo messo in scena. Ricordo che l’avvocato mi disse che anche lui gli avrebbe dato 500 euro. Non so chi sia questo testimone, ricordo solo che era un giovane di circa vent’anni, l’ho visto solo in un’occasione, quando D’Agostino mi diede appuntamento al bar sotto il suo studio e davanti a me si è fatto consegnare i suoi documenti personali e ricordo ne fece una fotocopia e quel ragazzo si allontanò. Non ho mai ricevuto fattura da parte dell’avvocato”.  

(Fonte: Adnkronos)