Supercoppa in Arabia, stadio “sessista” ma si gioca. In ballo 22,5 milioni

Non si può cambiare un contratto firmato 7 mesi fa tra il presidente della Lega di Serie A, Gaetano Miccichè, e il ministro dello Sport saudita. La politica alza la voce, ma alla fine a Gedda si aspetta solo il calcio d'inizio per vedere dal vivo Cristiano Ronaldo

Supercoppa

Si chiama King Abdullah International Stadium, si trova a Gedda, nel cuore dell’Arabia Saudita. E’ uno stadio particolare: da un lato è riservato alle famiglie, dall’altro agli uomini soli. L’hanno costruito così, con lo sbarramento tra i due settori, di cui uno off limits per le tifose. Già, le donne non possono accedere in solitaria: usanze radicate del luogo, dicono. Il King Abdullah International Stadium sarà il palcoscenico di Juventus-Milan, partita secca che mette in palio la Supercoppa Italiana il 16 gennaio. Le polemiche sono esplose per la discriminazione di genere e non sono previsti passi indietro per 22,5 milioni di ragioni. Da segnalare che in passato la Supercoppa ha fatto tappa fuori dall’Italia e si è giocata negli Stati Uniti (due volte), in Libia (una volta), in Cina (tre volte) e in Qatar (due volte).   

Contratto, diritti tv e botteghino
Non si può cambiare un contratto firmato 7 mesi fa tra il presidente della Lega di Serie A, Gaetano Miccichè, e il ministro dello Sport dell’Arabia Saudita. La trattativa è stata chiusa da tempo e prevede che si giochino tre finali di Supercoppa nei prossimi cinque anni con spese pagate e con 7,5 milioni per ogni singola partita, per un totale di 22,5 milioni. Soldi che saranno divisi tra le due squadre italiane e la stessa Lega di Serie A. Di mezzo c’è la questione dei diritti tv: la Rai ha messo sul piatto 35,5 milioni di euro per ottenere in esclusiva la Coppa Italia e la Supercoppa dal 2018 fino al 2021. Altro dato: il King Abdullah International Stadium va verso il sold out (62 mila i posti), 50 mila tagliandi sono stati staccati in un paio di ore. Il 99 per cento dei presenti sarà saudita. Ci sta: Cristiano Ronaldo a Gedda fa rumore. Anche a palla ferma. Anche dall’altra parte del mondo.   

Le parole di Miccichè
Così il numero uno della Lega di Serie A, Gaetano Miccichè: «L’Arabia Saudita è il maggior partner commerciale italiano nell’area mediorientale. Il sistema calcio non può assurgere ad autorità sui temi di politica internazionale, né può fare scelte che non rispettino il sistema Paese. Al contrario, è un fondamentale supporto alla promozione del made in Italy e dei suoi valori. Il calcio non fa politica, ma ha un ruolo sociale, in questo caso di veicolo di unione e comunanza tra popoli che non ha uguali in nessun altro settore. Ogni cambiamento richiede tempo, pazienza e volontà di confronto con mondi distanti. Fino allo scorso anno le donne non potevano assistere ad alcun evento sportivo, da pochi mesi hanno accesso ad ampi settori dello stadio, che hanno iniziato a frequentare con entusiasmo, e noi stiamo lavorando per far sì che nelle prossime edizioni che giocheremo in quel Paese possano accedere in tutti i posti dello stadio». 

Salvini non ci sta
Matteo Salvini, leader della Lega e ministro dell’Interno, è intervenuto a Radio Radio: «E’ la morte del calcio, dei valori sportivi, di rispetto, di divertimento e di uguaglianza. Ditemi voi se la Supercoppa Italiana, nel nome del business e di qualche milione di euro, vada giocata a migliaia di chilometri di distanza, in un Paese con dei problemi. Da milanista non guarderò la partita. Mi vergogno di chi ha svenduto gli ideali sportivi. Il nome, i valori e le libertà conquistate dall’Italia in anni di battaglie non vanno sacrificati, i marchi storici di Juve, Milan e dell’Italia non devono prestarsi a una simile vergogna. Mi aspetto una reazione di orgoglio. Rimpiango i giorni in cui si giocava solo di domenica, e con tre stranieri. Girano troppi soldi, mi piacerebbe arrivassero ai campetti di periferia e non venissero utilizzati per pagare megastipendi».

Le reazione della Buongiorno
Posizione critica quella di Giulia Bongiorno, ministro per la Pubblica amministrazione, che ha rilasciato in un’intervista a Libero: «È inaccettabile che una partita ufficiale tra due squadre di calcio italiane si giocherà in uno stadio dove le donne non possono accedere ad alcuni settori dedicati solo agli uomini. Capisco il rispetto della cultura altrui, ma queste sono cose preistoriche. Il 25 novembre e l’8 marzo tutti parliamo della violenza sulle donne e poi, come se niente fosse, accettiamo che si vada a giocare in Arabia Saudita, alle loro condizioni. È su queste basi che nasce la violenza sulle donne: se considero la donna un soggetto inferiore, allora posso anche picchiarla e metterla al guinzaglio. Chi accetta una discriminazione ne diventa inevitabilmente complice». 

La Kyenge attacca Salvini
Anche Cecile Kyenge, ex ministro per l’Integrazione del governo Letta, oggi eurodeputato del Pd, entra a gamba tesa, critica Salvini e all’Adnkronos dice: «Il regolamento per assistere alla Supercoppa italiana del calcio discrimina le donne ed è doveroso per il governo e gli organismi sportivi non assecondare questa vergogna. Non capisco Salvini, non sono d’accordo con lui: oggi è al governo, è ministro dell’Interno e vicepremier, non basta dire “io alla partita non ci vado”, non abbiamo bisogno di spot, basta fare campagna elettorale. Non è che non ha delle responsabilità, ha un ruolo decisionale, faccia annullare il regolamento per rispettare dei diritti fondamentali. Qui non si tratta di una questione di destra o di sinistra si tratta di difendere i diritti di tutte le persone, specialmente quelle più vulnerabili, come le donne. Lo sport deve insegnare a togliere le differenze, a non discriminare nessuno». 

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