Svimez, l’allarme: «Emigrati al Nord vera emergenza per il Sud Italia»

Negli ultimi 15 anni quasi 2 milioni di meridionali si sono trasferiti, lasciando casa. «Per dimensioni si supera il fenomeno dell'immigrazione»

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L’Italia va a due velocità. E le differenze sono sempre più marcate. Il Sud Italia arranca e non si vede la luce in fondo al tunnel. Secondo Svimez «nel 2019 il Pil del Sud calerà dello 0,3 per cento, mentre il resto del Paese crescerà dello 0,3 per cento aumentando la divaricazione». Insomma, dopo la stagnazione, si configurerà una dinamica recessiva nelle regioni del Mezzogiorno.

Si può evitare
«Lo spettro della recessione si può evitare, l’allarme delle nostre previsioni rappresenta un’ultima chiamata per le politiche di sviluppo. Occorre mettere in campo, da subito, un insieme di strumenti incisivi per il rilancio degli investimenti pubblici. L’urgenza è di fronteggiare le emergenze occupazioni e sociali», avverte Svimez. 

Emigrati
L’allarme riguarda anche gli emigrati, cioè chi fa le valigie per trasferirsi da Roma in su. Del resto, negli ultimi 15 anni quasi 2 milioni di meridionali si sono spostati al Centro o al Nord. «E’ un’emergenza le cui dimensioni superano il fenomeno dell’immigrazione», afferma il direttore dello Svimez, Luca Bianchi, in occasione dell’anticipazione del rapporto “L’economia e la società del Mezzogiorno”. Solo nel 2017 gli emigrati sono stati 132.187.  La metà erano giovani e un terzo laureati. Nel rapporto si legge che «sono più i meridionali che emigrano dal Sud per andare a lavorare o a studiare al Centro-Nord e all’estero che gli stranieri immigrati regolari che scelgono di vivere nelle regioni meridionali».

Investimenti 
Nel 2018 sono stati investiti in opere pubbliche 102 euro pro capite nel Mezzogiorno; mentre nel Centro e al Nord si arriva a 278 euro. Gli investimenti pubblici, afferma la Svimez, hanno registrato un «crollo» rispetto al passato e, ormai, si situano su un livello «strutturalmente più basso rispetto a quello precedente la crisi e per i quali non si riesce a invertire un trend negativo». Nel 1970, ricorda l’associazione, gli investimenti pubblici erano rispettivamente 677 euro nel mezzogiorno e 452 euro pro capite nel resto d’Italia.

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