Take away, oltre 18 milioni di italiani ordinano regolarmente cibo a domicilio

Da una analisi Coldiretti/Censis risulta che il settore del food delivery è il più dinamico della ristorazione

take away

Più di un italiano su tre, durante l’anno, ha ordinato cibo take away. Che si tratti di pizza, piatti etnici o elaborate pietanze gourmet, i nostri connazionali dimostrano di gradire la possibilità di mangiare comodamente seduti a casa propria… ma senza dover cucinare. Da una analisi Coldiretti/Censis risulta, infatti, che il settore del food delivery è il più dinamico della ristorazione. Tanto è vero che recentemente ha registrato una maxifusione: quella tra l’azienda britannica Just Eat e l’olandese Takeaway.com. «Una operazione – sottolinea la Coldiretti – destinata a sconvolgere un mercato al quale si rivolgono 18,9 milioni di italiani con regolarità (3,8 milioni) o occasionalmente (15,1 milioni) che hanno consumato a casa cibo ordinato da ristoranti e pizzerie tramite una piattaforma web come Just Eat, Foodora, Deliveroo, Bacchette Forchette o Uber Eats, solo per citare le più note, accanto alle quali si sono sviluppate numerose realtà locali».

Ma perché si ordina cibo take away?
Sempre secondo lo studio Coldiretti/Censis, in cima alle motivazioni c’è il fatto di essere stanchi e non avere voglia di cucinare (57,3 per cento), ma c’è anche un 34,1 per cento che indica di farvi ricorso in caso di cene con amici e parenti per stupire i commensali con piatti di qualità. La possibilità di farsi arrivare le pietanze pronte a casa facilita in questo modo l’organizzazione di momenti di convivialità anche quando non si avrebbe il tempo per mettersi ai fornelli. Non manca chi punta sul cibo per allietare le serate in casa (32,6 per cento), chi non ha tempo di prepararsi da solo i pasti (26,5 per cento) e chi non vuole rinunciare alla buona cucina senza dover uscire (24,7 per cento) oltre a quelli desiderosi di provare piatti nuovi e originali (18 per cento) e quelli che non sanno cucinare (6,9 per cento). A facilitare il ricorso al food delivery c’è il fatto che i tempi di consegna – precisa la Coldiretti – sono in alcuni casi prefissati e non superano i sessanta minuti ma è anche possibile stabilire una fascia oraria precisa, mentre per quanto riguarda il pagamento è diffuso quello on line e non sempre è possibile quello in contanti.

Rider e non solo…
L’esplosione del cibo take away ha portato anche alla diffusione della figura dei cosiddetti “rider”, ossia i fattorini digitali che in bici o in motorino si occupano delle consegne.  E proprio sulla condizione professionale dei rider si è sviluppato, negli ultimi tempi, un ampio dibattito. La Coldiretti sottolinea come si sia sviluppata un’accesa competizione sui costi tra le diverse piattaforme con offerte gratuite di trasporto, promozioni e ribassi, che rischia a volte di ripercuotersi sull’intera filiera, dal personale ai conti dei ristoratori fino ai loro fornitori dei prodotti agricoli e alimentari. Non a caso quattro italiani su dieci (38,1 per cento) che ordinano il cibo sulle piattaforme web ritengono prioritario migliorare il rispetto dei diritti del lavoro dei rider. Ma oltre alle condizioni dei lavoratori, sono diversi gli aspetti del food delivery che andrebbero cambiati a giudizio di chi fa ricorso a questo tipo di piattaforme. Il 28 per cento di chi riceve il cibo a casa richiama – conclude Coldiretti – l’esigenza di una maggiore sicurezza dei prodotti durante il loro trasporto garantendo adeguati standard igienici, evitando ogni contaminazione e preservando la qualità del cibo, ma c’è anche un 25,3 per cento che chiede alle piattaforme web di promuovere anche la qualità dei prodotti e degli ingredienti che propongono nei loro menù di vendita, e un altro 17,7 per cento vorrebbe migliorare anche l’utilizzo di prodotti tipici e di fornitori locali.

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