Take Away, pizza batte sushi

Sempre più italiani ordinano cibo a domicilio almeno una volta al mese. E' comodo, veloce e si risparmia. Ma il 57 per cento dei consumatori sarebbe disposto a pagare di più se il fattorino fosse regolarizzato e tutelato

Pizza

Il 65 per cento delle famiglie italiane ordina cibo a domicilio almeno una volta al mese, una su quattro almeno una volta a settimana. E’ il risultato di un’indagine condotta dall’Adoc (Associazione difesa orientamento consumatori) sul fenomeno, sempre più diffuso, del take away.

Cosa ordinano e quanto spendono gli italiani?
Il 43 per cento delle famiglie che ordina la cena a casa sceglie la “margherita” piuttosto che i “ravioli al vapore” o il “sushi”. Il cibo cinese, infatti, è preferito dal 26 per cento delle persone, quello giapponese dal 21 per cento, solo il 6 per cento sceglie di mangiare panini e hamburger. Una differenza dovuta anche ai costi: una cena per una famiglia di tre persone a base di cibo giapponese costa 63 euro, di cibo cinese 42 euro, contro i soli 24 euro di una cena a base di pizza (con un risparmio di circa il 30 per cento rispetto a una cena fuori casa). «La pizza rimane il cibo preferito dagli italiani, nonostante l’aumento medio di poco meno il 10 per cento dal 2007, inizio della crisi, ad oggi. Undici anni fa una pizza in un locale costava in media 5,85 euro, oggi si spendono mediamente 6,40 euro», sottolinea Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc.

Rider & Gig Economy
Legato a doppio filo con le consegne a domicilio è il discorso concernete i fattorini e, più in generale, la Gig Economy, la cosiddetta economia dei lavoretti di cui tanto si sta parlando nell’ultimo periodo. «Come consumatori dobbiamo chiederci se prezzi bassi e comodità siano barattabili con diritti e dignità dei lavoratori – sottolinea Tascini – Secondo noi, no. Il consumo deve essere sostenibile e non ledere i diritti altrui e così la pensa più di un italiano su due, considerando che il 57 per cento sarebbe ben disposto a corrispondere un prezzo più alto, sia per i prodotti che per il servizio di consegna, se il fattorino fosse regolarizzato e tutelato. Noi riteniamo che i cosiddetti “riders”, sia che lavorino tramite le app sia che lavorino direttamente per il locale, debbano avere maggiori tutele e diritti. Diritti che non possiamo e non dobbiamo comprimere in nome del low cost. Così il sistema non è sostenibile né eticamente accettabile».

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