Tap, Conte e Di Maio: «Si fa: rischiamo penali». Renzi: «Tutto falso»

Il pensiero del M5S: «Abbiamo detto la verità. Resta un'opera che si poteva benissimo evitare. Se fossimo andati al governo nel 2013...»

Tap

Le questioni Tap (gasdotto trans-adriatico che passa nella provincia di Lecce) e Tav (linea ad alta-velocità Torino-Lione) sono più calde che mai. Perché in campagna elettorale il M5S si era apertamente schierato per il blocco di queste due grandi opere.  

Il Tap si farà
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è dovuto arrendere davanti alle carte: «Il complesso delle verifiche effettuate non ci offre alcuna possibilità di impedire la realizzazione del progetto Tap: allo stato, non sono emerse illegittimità o irregolarità dell’iter procedurale. Se il Governo italiano decidesse adesso, in via arbitraria e unilaterale, di venire meno agli impegni sin qui assunti anche in base a provvedimenti legislativi e regolamentari, rimarrebbe senz’altro esposto alle pretese risarcitorie dei vari soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera e che hanno fatto affidamento su di essa». Si parla di risarcimenti che possono andare dai 20 ai 35 miliardi di euro.               

Luigi Di Maio conferma
«
Dire la verità ai cittadini non significa cambiare idea rispetto alla campagna elettorale. Significa arrivare nei ministeri, studiarsi bene le carte e gli accordi e fare le proiezioni di rischio. Il risarcimento è più alto di 20 miliardi, che sono più di reddito di cittadinanzae quota 100 messi assieme. Non credo sia onesto dire agli italiani che togliamo di mezzo tutta la manovra per mettere a bilancio dei risarcimenti, penso che dire la verità ai cittadini sia sempre la cosa migliore. Quando abbiamo fatto il contratto di governo abbiamo detto che il Tap sarebbe rientrato in uno studio costi benefici. Quando abbiamo considerato che c’erano da sborsare almeno 20 miliardi di euro, allora è logico e chiaro che ai cittadini italiani abbiamo dovuto dire la verità. Quelli di prima hanno fatto in modo da blindare quest’opera che per me non è un’opera strategica, resta un’opera che si poteva benissimo evitare. Tutti noi ci siamo battuti contro quest’opera. Se fossimo andati al governo nel 2013 non si sarebbe fatta, ci siamo arrivati nel 2018 dopo che il Pd e i governi precedenti non solo hanno fatto accordi internazionali, ma hanno firmato anche accordi con la società. Questo genera una serie dimiliardi di euro da sborsare che oggi lo Stato italiano non si può permettere».

Matteo Renzi va all’attacco 
«Affermo qui pubblicamente che il premier e il vicepremier stanno mentendo. È falso. Non ci sono penali da 20 miliardi di euro da pagare per il Tap. Hanno sbagliato dossier: quello con la penale è il contratto di Autostrade, non il Tap. Non a caso di revoca ad Autostrade non parlano più da settimane. Lo hanno detto solo per prendere applausi nei giorni del funerale di Genova. Ma poi non hanno fatto nulla. Una bieca e vergognosa strumentalizzazione del lutto nazionale. Il Tap serve all’Italia. Per questo è giusto andare avanti. Hanno preso i voti su quella promessa. Dopo sei mesi hanno cambiato idea. Noi abbiamo perso le elezioni, l’Italia ha perso tempo, Di Maio ha perso la faccia».

Capitolo Tav
Partita ancora aperta sulla Tav. Di Maio va dritto al punto: «Da sempre noi siamo contrari alla Tav e soprattutto è nel contratto di governo. Credo che in questo momento nessuno del governo a Roma abbia intenzione di foraggiare quell’opera. Per quanto mi riguarda non c’è alcun chiarimento da fare. La Tav, e quindi la rinegoziazione del progetto Tav, è dentro al contratto di governo. Lo abbiamo firmato e lo abbiamo fatto votare ai nostri iscritti». Su  Twitter Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, critica le mosse gialloverdi: «Ma il governo pensa davvero di decidere il futuro di grandi opere strategiche come #Tap e #Tav facendo il giochino del “chi butti giù dalla torre”? Fermare la Tav sarebbe una ferita all’Italia che vuole crescere e un insulto al #Nord che, con la sua economia, trascina il Paese».

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