Tav, Conte chiede una nuova analisi costi-benefici

Allo studio ci sarebbe l'idea di un'opera riveduta e corretta per abbassarne i costi di realizzazione

crisi di governo

La Tav si farà? Forse sì, ma più piccola. Dopo le ultime dichiarazioni del ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che ha parlato di una decisione da prendere entro la prossima settimana, a mediare nella discussione arriva il premier, Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio, infatti, avrebbe richiesto all’equipe del professor Marco Ponti, una nuova analisi costi/benefici, sull’alta velocità Torino-Lione, che tenga conto soltanto delle spese italiane. E il supplemento di analisi, spiega il professor Ponti è «in corso o addirittura già finito».  I costi del progetto, aggiunge Francesco Ramella, componente del gruppo che ha redatto l’analisi, «sono facilmente definibili, un po’ più complicato è definire quali sono i nostri benefici».
Nei progetti del premier Conte, che ieri ha dichiarato di aver iniziato a studiare i dossier per poi discutere dell’opera col governo, ci sarebbe una Tav ridotta, con meno stazioni sul territorio italiano, in modo da abbatterne i costi di realizzazione.

La base M5S protesta
Mentre si attende una decisione definitiva sull’opera, col governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino (Pd), che ha detto di essere pronto a chiedere una consultazione popolare che lasci esprimere i cittadini, c’è chi, all’interno dei 5 Stelle, non transige ed è pronto ad abbandonare il MoVimento in caso di via libera.
Come spiega all’AdnKronos il senatore Alberto Airola, sulla Tav «non ci sono spazi di contrattazione. O il M5S dice no oppure sarò io a dire ciao al Movimento». Secondo Airola, la Lega che cerca mediazioni con i grillini sul progetto, starebbe facendo campagna elettorale. I 5 Stelle, continua il senatore, non possono cedere perché la «Tav è una cosa che abbiamo sempre osteggiato: non si fa e basta, spazi di manovra non ce ne sono». Se il Movimento 5 Stelle dovesse lasciare spiragli per un dialogo, conclude il senatore, «si schianterebbe definitivamente. Non sarebbe più 5 Stelle, perderebbe la fiducia del popolo, la sua identità».