Tav, Zingaretti: «Se Di Maio doveva vendersi l’anima poteva farlo prima»

Il segretario dem, però, deve far fronte alle polemiche interne al partito dopo la rinuncia di Matteo Renzi al suo intervento in Aula sul Russiagate

Tav

L’annuncio del premier, Giuseppe Conte, sul sì alla Tav è stato accolto favorevolmente dai componenti del Partito democratico. E il segretario dem, Nicola Zingaretti, lancia, tramite Twitter un attacco al vicepremier e leader dei 5 Stelle, Luigi Di Maio, poiché i continui stop all’opera hanno fatto perdere al Paese un anno di lavori: «Sulla Tav – scrive – l’Italia ha perso oltre un anno. Se Di Maio doveva vendersi l’anima poteva pensarci prima e risparmiarci questa sceneggiata. Per noi prima le persone. Per altri prima le poltrone».

Litigi interni
Zingaretti, però, si trova anche a dover affrontare una grana interna al partito. A scatenare le polemiche, la decisione dell’ex premier, Matteo Renzi, di rinunciare al suo intervento in Senato sulla vicenda del Russiagate che coinvolge la Lega e il vicepremier, Matteo Salvini. «Oggi – ha scritto Renzi su Facebook – il governo è in aula per parlare di Russia, rubli, 49 milioni di euro. Avevo chiesto di poter intervenire contro Salvini a nome del Pd. La cosa ha suscitato polemiche interne dentro il partito da parte dei senatori vicini alla segreteria. E siccome ritengo assurdo che nel giorno in cui Salvini deve parlare dei suoi guai, una parte del Pd attacchi me ho deciso di rinunciare all’intervento, ringraziando comunque il presidente Marcucci per la disponibilità». L’ex premier prosegue spiegando che sarà comunque in aula ad ascoltare chi parlerà al suo posto per poi fare una diretta Facebook esponendo le sue opinioni su Salvini e aggiunge: «Penso che ci sia chi continua ad attaccare il Matteo sbagliato. Ma penso anche che non valga la pena dividersi su questo».

La critica dei renziani
La decisione del senatore dem ha scatenato le polemiche di quanti gli sono vicini. A cominciare da Roberto Giachetti che commenta la decisione del partito di rinunciare all’intervento di Renzi come «tafazzismo allo stato puro».
Anche l’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, è intervenuto sulla vicenda rilanciando, via Twitter, la sua proposta di creare un coordinamento dei big del Pd: «Capite perché non si può andare avanti così. Perché abbiamo bisogno di un luogo dove Renzi, Gentiloni, Zingaretti etc si incontrino e si confrontino».

Polemica insensata
Il segretario cerca di smorzare le polemiche, sottolineando come ritenga insensato che una polemica sul Russiagate si trasformi in una polemica sul Pd: «Riguardo all’intervento in aula ho parlato ieri con il capogruppo al Senato assicurando pieno sostegno e totale autonomia al gruppo e nessun problema rispetto a qualsiasi scelta si sarebbe fatta. Mi risulta che dopo la discussione fossero tutti d’accordo. Che poi in un gruppo parlamentare diventi lesa maestà discutere su chi deve intervenire mi sembra un po’ esagerato.

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