Tax free, parte l’obbligo della fatturazione elettronica. Ma nessuno è a norma

Secondo Confesercenti la norma inciderà sui bilanci dei negozianti. Il sistema di gestione dell'Agenzia Dogane e Monopoli è sì gratuito ma fino a numero massimo di fatture.

Tax

Per i cittadini che risiedono nei Paesi che non aderiscono all’Unione europea potrebbe essere più difficile in queste prime settimane di settembre acquistare in Italia beni di consumo tax free. Il motivo? Dal 1° settembre 2018 devono essere emesse obbligatoriamente in formato elettronico tutte le fatture rilasciate per gli acquisti esentasse, ossia quelli regolati dall’art. 38 quater del DPR 633/72. Questa norma prevede la possibilità di non applicazione dell’Iva per le cessioni di beni da parte di commercianti al dettaglio se il compratore non è un cittadino europeo. Così facendo l’acquirente ottiene un risparmio notevole perché paga solo l’imponibile. L’agevolazione però non è prevista per tutti gli acquisti, ma solo se l’importo della fattura, Iva compresa, supera i 154,94 euro e se gli oggetti sono destinati “all’uso personale e familiare del viaggiatore”, per esempio borse e scarpe, elettrodomestici, prodotti alimentari, cosmetici, ecc.

La rivoluzione (cara) della fatturazione elettronica

Un mercato che muove milioni di euro visto l’enorme numero di visitatori nel nostro Paese, richiamati anche dal Made in Italy. Che cosa comporta, dunque, per i negozianti tax free l’adeguamento alla fatturazione elettronica? Secondo Confesercenti si tratta di una rivoluzione dal punto di vista amministrativo che causa una totale riorganizzazione per gli esercenti, i quali dovranno sostenere, per adeguarsi alla modifica strutturale, anche “considerevoli costi aggiuntivi”.

L’esercente, infatti, deve dotarsi di un programma informatico che emette la fattura elettronica e appone il sigillo: il documento viene inviato a un sistema di ‘interscambio’ che lo memorizza e lo archivia, per poi inviarlo via pec all’acquirente. «Ovviamente il nuovo sistema di emissione – spiega Confesercenti – regola anche il rapporto con i fornitori, con un ciclo attivo e passivo di fatturazione che incide notevolmente sui costi di contabilità e di gestione del programma. I nostri iscritti si stanno adeguando gradualmente alle nuove procedure anche attraverso software messi a disposizione dall’ Agenzie delle Entrate che offrono l’accesso alla piattaforma digitale emettendo gratuitamente le fatture elettroniche. Questi sistemi però hanno un limite di emissione».

La fatturazione elettronica come la blockchain

L’associazione fa riferimento alla piattaforma Otello 2.0 (https://www.adm.gov.it/portale/o.t.e.l.l.o.-2.0) messa a punto dall’Agenzia dogane e monopoli. Il sistema rende semplice e automatico l’emissione della fattura ma prevede un processo per l’iscrizione che consta di diversi passaggi, primo fra tutti l’essere in possesso della SSPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) di 2° livello di persona fisica o della CNS (Carta Nazionale dei Servizi) di persona fisica.

Nonostante queste iniziali difficoltà di adeguamento, Confesercenti giudica positivamente l’obbligo di fatturazione elettronica per il tax free shopping, paragonando questo cambiamento alla blockchain. «Tra i vantaggi di questa rivoluzione c’è certamente la certezza dell’operazione. Il procedimento di fatturazione elettronica è strutturato in modo molto simile al sistema del blockchain perché la transazione finanziaria/elettronica che avviene tra buyer e seller, di qualsiasi natura essa sia, è infatti certa e trasparente proprio grazie al sistema stesso».

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