Tecnologia: ecco Weart, l’anello che digitalizza il senso del tatto

Un anello che trasmette la sensazione del tatto da una persona all’altra, anche a distanza, amplificando così le percezioni sensoriali. L’invenzione si chiama Weart (Wearable Robotic Technology) e porta la firma di due giovani ricercatori italiani. Guido Gioioso e Giovanni Spagnoletti, coadiuvati dal professor Domenico Pratichizzo dell’Università di Siena, hanno sviluppato l’idea all’interno del laboratorio SIRSLab (Siena Robotics and Systems Lab), collaborando con e-Novia e la Fabbrica di Imprese. «La soluzione si presta, oltre che al mondo della comunicazione one-to-one, anche ad applicazioni rivoluzionarie legate all’entertainment – sottolinea Ivo Boniolo, Chief Innovation Officer di e-Novia -, grazie a Weart le percezioni tattili andranno ad aggiungersi a quelle visive e uditive aumentando l’esperienza dello spettatore al cinema, di un ascoltatore di musica o dell’utente di un videogioco».

Weart permette, pertanto, a due utenti anche distanti tra loro, di scambiarsi o condividere sensazioni (anche durante una videochiamata), comunicando attraverso un “microfono” tattile, le cui interconnessioni sono fortemente legate alla sfera emotiva.

Messa da parte l’esperienza Ces, Guido Gioioso spiega a Momento Italia la nascita di Weart e le applicazioni che un’invenzione del genere può avere.

In cosa consiste il progetto Weart?
«Il progetto Weart consiste nello sviluppo di dispositivi pensati per la digitalizzazione del senso del tatto: da un lato permetteranno di registrare le interazioni tattili di un utente mentre esplora o afferra oggetti che lo circondano, in termini di forze, vibrazioni e cambiamenti di temperatura. Dall’altro potranno riprodurre, “mettere in play”, queste sensazioni. Spesso usiamo il parallelo con l’audio per spiegare questo tipo di tecnologia, assimilabile un po’ all’equivalente di microfoni e casse per il senso del tatto».

Come è nata l’idea?
«Sia io che Giovanni Spagnoletti dopo la laurea abbiamo intrapreso il dottorato di ricerca all’interno del SIRSLab, il laboratorio di robotica e automazione dell’Università di Siena diretto dal professor Prattichizzo. Weart è nato con l’idea di trasformare alcuni prototipi sviluppati durante l’attività di ricerca del SIRSLab (ed in particolare all’interno del progetto europeo WEARHAP – Wearable Haptics for Humans and Robots) in prodotti, pronti per il mercato».

Per quali usi è stato pensato questo “microfono tattile”?
«Le applicazioni per questi device sono tante: dall’e-commerce all’entertainment, dalla condivisione di contenuti multimediali aumentati al gaming, dalla comunicazione uomo-uomo al training industriale».

L’esperienza al Ces vi ha portato in contatto con le grandi aziende del settore tecnologico. Quali sono le vostre impressioni sull’evento e sulle new entry dell’hi-tech?
«Per noi il Ces è stata una grande esperienza. All’inizio non eravamo convinti di partecipare, ci sentivamo troppo “giovani” come startup. Invece la demo che abbiamo portato ha generato tanti “Wow!”, sui partecipanti all’evento, su potenziali investitori, sulla stampa, e anche su alcuni colossi hi-tech. Speriamo che questi contatti si trasformino in opportunità concrete. Al Ces abbiamo avuto l’opportunità di visitare i settori di maggior interesse per noi (wearables, VR/AR), ma una gran parte del building in cui ci trovavamo era occupato da aziende che sviluppano tecnologia per le “smart home”, un settore molto in voga oggi, con soluzioni nuove a mio avviso molto interessanti».

Avete già delle proposte interessanti o una data di lancio sul mercato?
«Come accennavo abbiamo avuto contatti con aziende molto grandi, sia del settore hi-tech sia di settori diversi in cui si potrebbe applicare la nostra tecnologia. Ora stiamo lavorando per concretizzare le opportunità che si sono create, e alla definizione di una strategia efficace per entrare sul mercato. Non abbiamo ancora una data di lancio ma potremmo averla a breve. Let’s keep in touch».

 

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