Terzo settore, ecco quello che cambia con la riforma

La portavoce del Forum del Terzo settore, Claudia Fiaschi, spiega a Momento Italia alcuni degli aspetti principali del provvedimento

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Il mondo del no profit italiano è in fermento. Organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, reti associative, società di mutuo soccorso. Tutti attendono il completamento della riforma del Terzo settore. Alcuni aspetti sono già chiari, altri meno. Una delle principali novità è l’istituzione del Registro unico nazionale del Terzo settore.
«In questo momento il registro è una delle funzioni non ancora attive, ma sarà il luogo che ospiterà le iscrizioni degli enti del Terzo settore – spiega a Momento Italia la portavoce del Forum del Terzo settore Claudia Fiaschi -. Il registro darà una sorta di carta d’identità agli enti attraverso il riconoscimento di alcuni parametri qualificanti. Vi confluiranno funzioni di trasparenza gestionale e accountability, che garantiranno la leggibilità dei comportamenti organizzativi. Tutti gli enti iscritti saranno chiamati a modificare i loro statuti secondo i parametri che la legge prevede». Attenzione anche al principale problema di molti enti: il reperimento dei fondi. «A seconda della categoria in cui scelgono di essere inquadrati gli enti potranno beneficiare di incentivi e di supporti di varia natura – ha spiegato Fiaschi -. Si tratta di fiscalità di vantaggio per i soggetti, che dipendono dalla tipologia scelta e di fiscalità di vantaggio per i donatori, con cui si aiuteranno gli italiani a donare o prestare denaro alle organizzazioni. Queste sono parti ancora in discussione. Speriamo che possano essere inserite nella prossima legge di bilancio, in quanto nell’ultimo correttivo ha pesato il parere contrario del Consiglio di Stato. Poi c’è il social bonus, che agevola fiscalmente la raccolta di risorse dai privati per la ristrutturazione e la riattivazione dei beni immobili delle amministrazioni pubbliche. Inoltre l’articolo 72 della riforma prevede l’istituzione di un fondo strutturale, che quest’anno sarà di 60 milioni, destinato a finanziare i progetti delle associazioni. Spazio anche ai centri servizi per il volontariato: la legge prevede sostegni alla promozione dell’associazionismo».

La strada verso il cambiamento
È legittimo domandarsi quanto le piccole realtà territoriali stiano seguendo e partecipando ai tavoli di confronto tra istituzioni e Forum del Terzo settore. Se la distanza non rischia di escludere le aggregazioni di periferia. «La riforma dà un grande apporto all’inquadramento giuridico degli enti – ha precisato la portavoce -. In Italia più dell’80 per cento del volontariato è composto da associazioni di piccolissime dimensioni. In realtà queste sono poco toccate dalla riforma. Dovranno fare qualche piccola riforma statuaria, ma i loro comportamenti organizzativi non saranno stravolti in modo significativo. Le piccole associazioni leggono con meno oggettività il provvedimento. Quelle che si sono unite in reti più grandi hanno avuto maggiore possibilità di familiarizzare con il testo e fare formazione sulla riforma in corso d’opera».

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