Ticket restaurant, li usano 2,4 milioni di lavoratori ma ora è caos per i dipendenti pubblici

Dopo che la Consip ha revocato la concessione alla società Qui! Group, per problemi di solvibilità, centinaia di lavoratori si ritrovano in mano dei buoni pasto inutilizzabili

buoni pasto

Buoni pasto trasformati in carta straccia. Era già qualche tempo, infatti, che diversi esercizi commerciali rifiutavano i ticket della società Qui! Group per problemi di solvibilità. Una situazione che ha portato la Consip, azienda che gestisce per il ministero dell’Economia e Finanze (Mef) gli acquisti della Pubblica Amministrazione, a risolvere la convenzione con la società erogatrice dei ticket restaurant. La stessa Consip riferisce in un comunicato come, da inizio 2018, siano state molteplici le segnalazioni di disservizi ricevute dalle amministrazioni per la mancata spendibilità dei buoni pasto Qui!. Sono quindi state effettuate delle verifiche sia per quanto riguarda l’utilizzo, che il rimborso agli esercenti e, in seguito all’esito negativo, si è proceduto ad annullare la convenzione con l’azienda genovese, per le regioni di Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Lombardia e Lazio «per reiterato, grave e rilevante inadempimento delle obbligazioni contrattuali». Inoltre, la Procura di Genova ha aperto un’inchiesta nei confronti del Gruppo Qui!: truffa e bancarotta fraudolenta i reati ipotizzabili.

I numeri dei ticket restaurant
Quello dei buoni pasto rappresenta in Italia un giro d’affari pari a 3 miliardi di euro, con una filiera che vale lo 0,72 per cento del Pil. Questi i dati presentati durante l’ultimo convegno dell’Anseb (Associazione nazionale società emettitrici buoni pasto). I lavoratori che usufruiscono dei ticket sono circa 2,4 milioni, divisi tra pubblico e privato con il 70 per cento che sceglie di usarlo per pranzare fuori casa per motivi lavorativi, mentre il restante 30 per cento lo utilizza per acquisti nella grande distribuzione. Inoltre, secondo le stime dell’associazione, sarebbero 150 mila gli esercizi convenzionati che vedono il 40 per cento degli incassi derivare dall’utilizzo dei buoni pasto.

A rimetterci non sono soltanto i lavoratori
La situazione venutasi a creare con la revoca della convenzione per i ticket Qui! ha quindi arrecato un danno molteplice che coinvolge le amministrazioni, gli esercenti e i lavoratori. «Abbiamo calcolato – ci spiega il segretario nazionale della Uilpa (Uil Pubblica Amministrazione), Andrea Bordini – che ogni lavoratore, da quando è successo questo problema, ha circa 400 euro di buoni pasto non spendibili e inutilizzabili». Questa condizione sembrerebbe in via di risoluzione per quanto riguarda il futuro. Come ci illustra lo stesso Bordini, infatti, durante un primo incontro con le amministrazioni al Mef, è stata fatta presente l’esistenza di un bando che dovrebbe portare a una nuova società che emetterà i buoni pasto. Infatti, il ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, ha specificato in una nota che entro i primi giorni di agosto ci sarà un nuovo fornitore che erogherà i ticket.

Rimarrebbe da risolvere il problema degli arretrati. Proprio per questo, a breve, i sindacati verranno convocati per un nuovo incontro. Già nei giorni scorsi il ministro Bongiorno aveva promesso di porre rimedio in tempi brevi al problema. Parole che Bordini giudica positive, aspettandosi, però, anche delle azioni concrete: «Ogni amministrazione ci ha convocato per dire che troveranno delle soluzioni immediate. Vorrei capire prima quali sono e cosa intendono per immediato, perché per me significa un paio di mesi, magari per l’amministrazione si tratta di un anno».

Infine, secondo Bordini, per evitare in futuro il verificarsi di altri simili scenari, bisognerebbe «prima di procedere a determinate gare, valutare se le società possono supportare questa problematica e non fare gare al ribasso».

 

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