Titoli Stato, Passera boccia i mini bot: «Raggiro per le imprese»

Il ceo di Illimity ed ex ministro dello Sviluppo economico: «La proposta viene dagli stessi che non hanno mai nascosto il desiderio di tornare alla lira...»

Titoli Stato

La questione Titoli Stato resta d’attualità. Tanti addetti ai lavori sono contrari ai mini bot. Corrado Passera, ceo di Illimity ed ex ministro dello Sviluppo economico, in un’intervista al “Corriere della Sera”, ha bocciato su tutta la linea l’idea dei mini bot, seguendo la linea del governatore della Bce Mario Draghi e di quello di Bankitalia, Ignazio Visco: «Sarebbero un raggiro per le piccole e medie imprese. Se sono Titoli Stato emessi a tassi zero, chi li riceve non solo non ha euro in mano dal valore chiaro e certo, ma perderebbe anche il diritto agli interessi di mora che noi avevamo introdotto».

Verso l’isolamento
Passera, successivamente, entra nel dettaglio e spiega che i mini bot potrebbero portare l’Italia verso l’isolamento in Europa: «In teoria sono un modo di riconoscere che anche i pagamenti arretrati ai fornitori sono debito e che ha senso trasformarli in debito finanziario per saldarli. Ma il mini bot non funziona, per molti motivi. Il primo è che chi ne parla ha in mente altro: una valuta parallela, l’idea che l’Italia possa stampare moneta. La proposta viene dagli stessi che non hanno mai nascosto il desiderio di tornare alla lira. Parlare di mini bot – aggiunge Passera – fa molto male all’Italia, perché conferma i peggiori stereotipi su di noi: gente inaffidabile, furbetti che dicono una cosa e ne hanno in mente un’altra, pasticcioni. Ci isoliamo da soli».

E’ diverso…
Nel lontano 2012 anche il governo nel quale era ministro Passera pensò di emettere titoli per saldare le imprese ma, chiarisce, «non è uguale». Il ceo di Illimity ed ex ministro dello Sviluppo economico spiega che «noi imponemmo misure drastiche: io stesso chiesi di destinare 40 miliardi di nuove emissioni di Titoli Stato per pagare le imprese, sì. Ma con gli euro così raccolti sul mercato, non in titoli. Inoltre imponemmo interessi di mora all’8 per cento e inserimmo penalizzazioni per le grandi imprese che pagano in ritardo».

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