Tria: “Spero non si giochi a correre verso il baratro”  

“Spero che, poiché dobbiamo difendere l’Europa, non si giochi a quello che gli anglosassoni chiamano il ‘chicken game’, cioè correre verso un baratro e vedere chi si ferma prima, con il rischio di cadere tutti di sotto”. Lo dice il ministro dell’Economia Giovanni Tria, in conferenza stampa a Bruxelles. “Questo – sottolinea – è quello che, penso, l’Italia certamente vuole evitare e penso che ci siano anche delle componenti ampie degli altri Paesi coscienti che vogliono evitarlo”.  

Da parte degli altri Paesi dell’Eurozona “non vedo pregiudizi anti italiani – osserva Tria -. Vedo dei pregiudizi sulle politiche economiche”. “Ritengo – continua il ministro – che ci siano posizioni di alcuni Paesi molto rigide, intorno a delle idee di politica economica che non condivido. C’è la posizione, più o meno, non dico ufficiale, ma quasi, che le politiche fiscali espansive si adottano solo quando si è in recessione tecnica. La mia opinione è che sia una posizione sbagliata, perché una politica fiscale espansiva adottata in recessione non è efficace, perché ormai è troppo tardi”. 

“Tutta la teoria economica degli ultimi cinquanta-settant’anni dice che quando si è in recessione si adottano politiche monetarie perché sono più rapide, mentre le politiche fiscali adottate troppo tardi diventano procicliche, perché hanno effetto solo quando la recessione è passata”, sottolinea. 

La discussione sulla manovra economica dell’Italia, se non fosse per il fatto che la Commissione Europea ha il dovere di “far notare” scostamenti da impegni presi in precedenza, potrebbe essere considerata quasi “surreale”, vista l’entità dello scarto contestato al nostro Paese, afferma. Per Tria, “va fatto uno sforzo per riportare la discussione sulla reale portata del tema. Qui si sta discutendo intorno ad uno 0,4% in più o in meno di deficit. Per certi versi, non vorrei dirlo, la discussione, non dico che sia surreale, perché c’è un dovere della Commissione di far notare che ci si discosta da alcuni accordi che erano stati presi in precedenza, ma penso che il tono della discussione debba tenere presente che si conferma un rallentamento dell’economia europea, non solo italiana, e quindi un deficit più alto di quello che si pensava a giugno-luglio”.  

“Lo abbiamo fatto presente alla Commissione – prosegue il ministro – gli ultimi dati confermano che c’è un rallentamento anche in Francia e Germania e, se si ferma la Germania, è chiaro che l’impatto sull’Italia e sull’intera Europa sarà notevole. Speriamo ovviamente che la Germania non si fermi”. Ma, “se guardiamo alle previsioni della Commissione, sembra che l’obiettivo di restringere il differenziale di crescita tra l’Italia e l’Europa si stia già realizzando, ma non come volevamo noi, perché l’Italia sembra rallentare meno rispetto ad altri Paesi. Chiaramente questo pone un problema nuovo, alle considerazioni che la Commissione Europea, che penso potrà guardare alla nostra manovra in modo diverso. Ma non so se lo farà”.  

Nel valutare le prese di posizione degli altri Paesi dell’Eurozona nei confronti della manovra economica italiana “bisogna considerare che questo è un periodo elettorale non solo per l’Italia, ma per tutti i Paesi dell’Ue”, sottolinea il ministro dell’Economia. “E ci sono molti Paesi europei – aggiunge Tria – che hanno difficoltà politiche interne molto forti, mentre in fondo in Italia il governo ha un largo consenso e appare, almeno per il numero di parlamentari che lo sostengono, stabile, in altri Paesi la situazione è molto complicata. E ovviamente queste situazioni politiche complicate si riflettono nel dibattito”. 

Parlando dello spread, il responsabile del Tesoro dice di augurarsi che “tra poco scenda”, nel momento in cui “si vedrà – spiega – che il nostro deficit, 2,4%, che è considerato il tetto massimo, si dimostrerà tale. Ovviamente, questo dipende da come andranno le trattative con l’Europa e dai giudizi del mercato”. “Quello che interessa – continua – è il differenziale con i tassi di interesse degli altri Paesi. Di per sé dal punto di vista storico” il livello attuale dei rendimenti dei titoli di Stato “non è ancora alto, ma ci sono dei riflessi per la capitalizzazione delle banche e il problema viene seguito attentamente. Certamente – assicura – non viene influenzato dall’avere un deficit al 2,4%, al 2,3% o anche al 2%”. 

INAMMISSIBILI CIRCA MILLE EMENDAMENTI – Intanto i lavori in Parlamento vanno avanti. Sono 1.014 gli emendamenti al ddl bilancio, dichiarati inammissibili dalla commissione Bilancio della Camera, di cui 374 per estraneità di materia e 640 per mancanza di coperture. La scrematura, fatta su un totale di 3.626 proposte di modifica, ha portato il totale a 2.612 emendamenti. I lavori della commissione si concentreranno su 700 emendamenti che saranno segnalati dai gruppi parlamentari. Il termine per presentare le proposte di modifica ritenute più importanti scadrà alle 12.00 di domani.  

 

(Fonte: Adnkronos)