Troppo sale ‘avvelena’ il cervello 

 

di Margherita Lopes 

Non solo pressione alta: mangiare troppo sale causa infatti declino cognitivo. A mettere in luce il legame tra l’assunzione di sale e il cervello è uno studio condotto sui topi e pubblicato online su ‘Nature’, dal team del celebre scienziato italiano ‘trapiantato’ in Usa Costantino Iadecola, del Weill Cornell Medical College di New York. Lo studio rivela come una dieta estremamente saporita può provocare nei topolini l’accumulo di tau modificata, una proteina associata a condizioni che causano demenza, fra cui l’Alzheimer. Una scoperta preoccupante, anche se “sono necessarie ulteriori ricerche per capire se i risultati possono essere validi anche nell’uomo”, avvertono i ricercatori. 

Se ultimamente si sono moltiplicati gli allarmi relativi all’effetto dello zucchero, anche l’eccessivo consumo di sale è stato collegato dai medici al deterioramento cognitivo, ed è un fattore di rischio per la demenza. I meccanismi precisi alla base di questa associazione non sono chiari, ma si ritiene che la disfunzione vascolare e l’aggregazione delle proteine ​​tau nei neuroni abbiano un ruolo nel deterioramento cognitivo. Iadecola e il suo team hanno trovato le prove di quest’ultima ipotesi, identificando una serie di segnali a cascata che culminano in un aumento dei livelli di proteina tau fosforilata. 

In particolare, i topi nutriti con una dieta ricca di sale (8-16 volte superiore a una normale) erano meno abili nel riconoscere nuovi oggetti e hanno faticato molto ad eseguire un test del labirinto. Gli autori spiegano come un’elevata assunzione di sale riduca la sintesi di ossido nitrico, il che porta all’attivazione di un enzima (CDK5) coinvolto nella fosforilazione della proteina tau.  

La buona notizia è che il deterioramento cognitivo è stato invertito nei topi, ripristinando la produzione di ossido nitrico. Gli scienziati precisano che la dieta ad alto contenuto di sale somministrata agli animali superava di parecchio i livelli consigliati nell’uomo (3-5 volte il livello raccomandato di 4-5 grammi al giorno). Tuttavia, i risultati identificano un percorso prima sconosciuto che collega abitudini alimentari e salute cognitiva. “Il che – concludono gli autori – suggerisce che evitare diete” troppo saporite “può preservare la funzione cognitiva”. 

I CONSIGLI DELLO SCIENZIATO – Mangiare troppo sale causa declino cognitivo. “Il nostro studio ha messo in luce un meccanismo chiave nei topi, ora puntiamo a verificare i risultati sull’uomo. Ma non è il sale aggiunto mentre cuciniamo a casa a portarci all’eccesso: il 60-70% di sodio consumato è ‘nascosto’ nei cibi processati, nei piatti pronti, in quelli che mangiamo al ristorante e che portiamo a casa: non sappiamo quanto ne viene utilizzato”. A mettere in guardia contro un’alimentazione troppo saporita è il celebre scienziato italiano Costantino Iadecola, docente di Neurologia del Weill Cornell Medical College di New York e direttore del Feil Family Brain and Mind Research Institute, autore di un nuovo studio su sale e cervello pubblicato su ‘Nature’. Iadecola è stato raggiunto dall’AdnKronos Salute a New York, dove vive e lavora da 40 anni. 

Una dieta estremamente saporita, spiega, “può provocare nei topolini l’accumulo di tau modificata, una proteina associata a condizioni che causano demenza, fra cui l’Alzheimer. Ma di quanto sale ha bisogno l’uomo? Nei tempi preistorici il consumo era 20 volte più basso rispetto ai valori attualmente raccomandati – sottolinea il neuroscienziato – ovvero 3-4 grammi al giorno. Noi abbiamo nutrito per tutta la vita i topolini con dosaggi 8-16 volte più alti del normale, livelli analoghi a quelli che si consumavano in Giappone negli anni ’60, ovvero circa 30 g al dì”. 

Se la passione per fast food e piatti pronti porterebbe a pensare che il record di consumo oggi spetti all’Occidente, “secondo uno studio del 2013 la nazione che consumava più sale era il Kazakistan”. Il legame tra eccesso di sale e declino cognitivo “è confermato anche da studi precedenti, che non a caso hanno incoronato la dieta mediterranea come la più ‘amica’ della mente. Si tratta di un tipo di alimentazione a basso contenuto di sale che – ricorda Iadecola – riduce il rischio di demenza”.  

Per verificare i risultati della ricerca sull’uomo “occorrerà misurare il sodio nelle urine di alcuni volontari per 24 ore di seguito”. Nel frattempo, l’esperto suggerisce di “cucinare il più possibile da sé, usando ingredienti singoli e non miscele già pronte: non è difficile, ci vuole mezz’ora per preparare un buon piatto di pasta a casa”, assicura. E ancora: evitare il più possibile “piatti pronti, cibi processati e take away, perché non sappiamo quanto sale c’è dentro, e poi non dobbiamo stupirci se ci ritroviamo a bere acqua per giorni”. Infine si è visto che il consumo eccessivo di sale nei topolini provoca una riduzione del flusso cerebrale del 20-25%, “lo stesso osservato nei pazienti con demenza”. Insomma, il sale agisce sui vasi attraverso diversi meccanismi. “Ecco perché è importante evitare consumi eccessivi”, raccomanda lo scienziato.