Troppo sale fa male al cervello? Le perplessità del neurologo  

Troppo sale fa male al cervello e aumenta il rischio di demenza? “Conosco Iadecola e lo considero un magnifico neuroscienziato. Detto questo, non credo che questo studio contribuirà più di tanto a risolvere il puzzle del declino cognitivo nelle varie forme di demenza”. Lo afferma all’AdnKronos Salute Paolo Maria Rossini, ordinario di Neurologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Area Neuroscienze della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma, commentando lo studio pubblicato su ‘Nature’ dal team di Costantino Iadecola, del Weill Cornell Medical College di New York.
 

“Ci sono troppe variabili connesse a una dieta con assunzione eccessiva di sale”, che tra l’altro nella ricerca Usa era “molto, molto più elevata e per periodi eccessivamente lunghi nella vita media dell’animale – riflette lo studioso – rispetto a quanto potrebbe accadere nell’uomo. Fra queste la pressione arteriosa, la funzionalità renale e la funzione cardiovascolare. Inoltre, la quantità di sale presente in circolo regola la funzionalità un po’ di tutte le cellule e delle loro membrane (rotte le quali le cellule muoiono), come pure dell’eccitabilità delle cellule muscolari e nervose. Insomma, mi sembra un modello troppo ‘trasversale’ – aggiunge il neuroscienziato – per focalizzare l’effetto semplicemente sulla produzione della proteina tau”. 

“E’ sempre difficile e molto pericoloso – ammonisce ancora Rossini – traslare sull’uomo i risultati di studi sperimentali di malattie così complesse, che nei modelli animali vengono riprodotte in modo incompleto e talvolta difficile da comprendere; in questo caso credo proprio che i risultati vadano presi con le molle”.  

“D’altronde, una dieta povera di sale – ammette – è raccomandata in generale in tutte le linee guida che hanno a che fare con l’anziano e la funzione cardiovascolare e renale. Infine non mi sembra che nelle popolazioni di pazienti che adottano per lungo periodo una dieta iposodica (povera di sale) – conclude Rossini – l’incidenza di declino cognitivo sia inferiore a coloro che invece non adottano questo tipo di regime alimentare”.