Tumore alla vescica: perché bere acqua dal rubinetto aumenta il rischio

Sarebbero 6500 i casi di tumore alla vescica che, in Europa, dipenderebbero strettamente dall’esposizione ai trialometani.
Si tratta di sostanze chimiche rinvenibili nell’acqua potabile. Si tratta esattamente del 5% del totale delle neoplasie vescicali. Un dato che potrebbe essere considerato allarmanti.

Tumori alla vescica: la ricerca è spagnola

E’ quanto emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista Environmental Health Perspectives condotta dal Barcelona Istitute for Global Health.
I ricercato spagnoli sono riusciti ad appurare che, di questi, almeno 2900 casi potrebbero essere evitati. Gli agenti responsabili e oggi considerabili fattori di rischio si formano nelle acque pubbliche attraverso la disinfezione con cloro (o con altri disinfettanti) dove non si provvede al controllo dei reattivi chimici sui prodotti di smaltimento.

I trialometani si formano attraverso la reazione chimica tra cloro e la materia organica del’acqua. E non è un mistero che i disinfettanti maggiormente utilizzati siano clorurati. Si tratta di sostanze attraverso cui si arriva alla potabilizzazione delle acque che sgorgano dai rubinetti.

Trialometani: rischio intermedio in Italia

I dati risalenti alle annate intercorse tra il 2005 ed il 2018 hanno permesso di stabilire quali sono i paesi dove il problema è più esponenziale in base ai prelievi sulle acque pubbliche e alle incidenze del tumore alla vescica sulla popolazione. Cipro (23%), Malta (17%), Irlanda (17%), Irlanda (17%), Spagna (11%) e Grecia (10%) sono i paesi, con relative percentuali, in cui lo sviluppo della malattia è correlato al contatto con trialometani. L’Italia con il suo 1,2% dei casi sul totale ha una posizione intermedia in Europa.

Le popolazioni meno esposte sono Danimarca (0%), Paesi Bassi (0,1%), Germania (0,2%), Austria (0,4%) e Lituania (0,4%).