Turismo, in Cina apre un parco a tema “Made in Italy”

Sembra di essere in uno dei piccoli comuni di cui è pieno il nostro territorio quando, in realtà, si tratta di un parco che riproduce fedelmente la vita e le architetture dei borghi italiani. È la "Hb Italian Town" di Changsha, la nuova iniziativa di un colosso dell’industria cinematografica cinese per diffondere il ‘Made in Italy’ in una nazione attratta dalla nostra cultura

turismo changsha

I borghi italiani sono un concentrato di storia, tradizioni, prodotti tipici. Ognuno è diverso dall’altro, soprattutto se sono in regioni differenti. Ma tutti hanno qualcosa in comune: radici che affondano nel passato. C’è però un borgo con delle caratteristiche particolari. Innanzitutto perché è nuovo di zecca. Ma soprattutto perché si trova a quasi 9 mila chilometri di distanza dai nostri confini. Più precisamente a Changsha, capitale della provincia di Hunan, nel centro-sud della Cina. Poche altre nazioni sono culturalmente così distanti da noi. Eppure girando per le strade di questa cittadina orientale si ha la netta sensazione di trovarsi proprio in uno di quei paesini meta di weekend ed escursioni domenicali per molti di noi.

Un parco a tema dedicato alla cultura italiana
Sembra assurdo. E in parte lo è. Perché, in realtà, la “Hb Italian Town” di Changsha (questo il suo nome) non è una vera e propria cittadina ma un parco a tema dedicato al nostro Paese. A idearlo il Gruppo HB – Huayi Brothers Media Corporation – la più grande casa di produzione cinese del settore intrattenimento (cinema, tv, musica, media, divertimento), che per ben tre anni ha lavorato alla costruzione di questa “città ideale”, con un investimento di 3 miliardi di yuan (quasi 400 milioni di euro). Una superficie di circa 250 mila mq che, anziché ospitare montagne russe e spettacoli dal vivo, riproduce in scala reale la struttura e la vita quotidiana di un borgo italiano. Ci sono ristoranti che cucinano rigorosamente piatti nostrani, caffè in cui bere un vero espresso, botteghe dove comprare prodotti artigianali, cinema e teatri in cui vanno in scena film e spettacoli che fanno entrare i visitatori nel clima. Si può persino dormire in un bed & breakfast arredato come un’abitazione di paese.   

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Un’enciclopedia dei borghi al centro della Cina
Il modello da cui sono partiti gli architetti cinesi per disegnare la “Italian Town” pare sia la città di Assisi. Ma questa “Disneyland del Made in Italy” è una sorta di enciclopedia dei borghi. Un concentrato della nostra storia. Lo si capisce dopo aver visto i tanti monumenti presenti, elemento imprescindibile per ricreare lo spirito italiano. Ci sono chiese (come, appunto, quella di Assisi), palazzi storici (che ricordano, ad esempio, Venezia), edifici che richiamano le atmosfere dell’Umbria, delle Marche, della Liguria, del Veneto, della Toscana e di tante altre regioni. Per lasciarsi ispirare e fare un lavoro il più possibile fedele all’originale, il team che ha curato la realizzazione del borgo di Changsha si è avvalso della consulenza di tecnici e artigiani italiani. Un progetto che vuole essere anche un ponte ideale tra le due culture: all’interno del parco, che si svilupperà su oltre 67 ettari, è prevista anche la costruzione di un’antica città cinese, collegata a quella italiana.     

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Il vento d’oriente attira gli imprenditori di casa nostra
Artificiale sì, ma assolutamente realistico. Tanto è vero che la cittadina, almeno inizialmente, non sarà animata da cinesi ma da nostri compatrioti. Per incentivare gli imprenditori italiani a trasferirsi a Changsha e aprire un’attività commerciale nel parco, il Gruppo HB ha previsto una serie di benefit davvero invitanti: l’allestimento gratuito dei locali in base alle indicazioni del gestore, un contratto di comodato gratuito per ben 5 anni, vitto e alloggio dei dipendenti a carico della società, assistenza logistica per reperire i prodotti italiani. In cambio, HB tratterrà una percentuale (tra il 15 e il 18 per cento) sugli incassi mensili. Mentre la parte italiana dovrà occuparsi degli stipendi del personale e delle spese di funzionamento. Attualmente sono già 24 – sulle 40 totali – le attività gestite da italiani, molti dei quali si sono trasferiti direttamente a Changsha. Un’opportunità in più per diffondere il “Made in Italy” in un Paese che è particolarmente attratto dalla nostra cultura. Basti pensare che, solo nel 2017, siamo stati la terza meta europea per presenza di cinesi.

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