Tutte in tuta  

di Federica Mochi

Gli addetti ai lavori la chiamano ‘jumpsuit’. Per tutti gli altri è semplicemente ‘tuta’. Si indossa con i tacchi a spillo o con la scarpa da tennis e non ha eguali: da ormai 100 anni non delude mai. Dimenticate jeans, minidress e shorts. L’estate appena iniziata sarà all’insegna della tuta lunga o salopette, che torna a dettare il buono e il cattivo tempo anche fuori dalla passerella. Pratica, elegante, senza tempo, facile da indossare e da abbinare, il ‘pezzo unico’ seduce da oltre un secolo ogni fashion victim che si rispetti. 

Elegantissima e versatile, è impossibile non cedere alla tuta pantalone. Un capo senza tempo, molto amato dalla first lady americana Melania Trump e tra i pezzi chiave del guardaroba estivo. Lo sanno bene gli stilisti, che ogni stagione tornano a rivisitarla con tessuti, trame, cuciture e codici sempre nuovi. Versione ‘utility’, militare, in denim o ultrachic, il capo chiave di stagione si veste di un’eleganza inedita, attingendo a piene mani al guardaroba funzionale del workwear, l’abbigliamento da lavoro.  

La versione più cool quest’anno – e la più ricercata online – è proprio l’utility-aviator. Prendete il modello indossato da Irina Shayk. Beige, in tessuto tecnico, la jumpsuit effetto militare firmata Burberry e abbinata ad anfibi con tacco e occhiali scuri è finita su tutti i giornali dopo che la modella l’ha scelta per dire addio a Bradley Cooper. Dedicano un capitolo alla tuta da officina anche Blumarine (stile military chic), Stella McCartney (nel modello denim tie-dye), Alexa Chung (che sceglie il full zip) e Isabel Marant, da anni adepta del modello airforce pilot. 

Pennellate di bianco irrompono invece da Chanel, con una tuta cropped scollata e da Balmain, che preferisce le trasparenze del plissé total white. Ma anche Philisophy di Lorenzo Serafini e Delpozo non sono da meno optando per la purezza del non colore per eccellenza. Gioca con le plissettature anche Emporio Armani che manda in pedana linee eteree con bustier e tessuti ultraleggeri. Più preziose e adatte al nightwear i modelli a palazzo, cut-out o con scollatura sulla schiena.  

L’idea di creare un pezzo unico, capace di vestire interamente il corpo si deve all’intuizione geniale di un italiano, Ernesto Henry Michahelles, in arte Thayaht che nel 1919, in pieno futurismo, inventa assieme al fratello Ram un abito da uomo di forma essenziale, la ‘TuTa’ con tasche e cintura da indossare tutti i giorni ed economico, in opposizione alla moda borghese del tempo. 

Quanto al nome, per alcuni la ‘tuta’ si rifarebbe a uno schema della forma dell’indumento: una T per le maniche e il corpo sovrapposta a una U ad angolo retto per i fianchi e il cavallo, e il taglio divaricante delle gambe ad ‘A’. Come Thayath fece solo Elsa Schiaparelli che disegnò una jumpsuit azzurra arricciata e stretta su polsi e caviglie, con bottoni, cintura e pochissime cuciture. 

Il resto è storia. Negli anni ’60 la tuta irrompe nell’alta società: il pigiama palazzo della principessa Irene Galitzine ne rappresenta una naturale evoluzione. E fa il suo debutto nello showbiz, conquistando miti della musica e stelle del grande schermo. Da allora non c’è stata star che sia riuscita a farne a meno. Da Farrah Fawcett in ‘Charlie’s Angels’ (indimenticabile in verde smeraldo) a David Bowie, passando per Cher, Diana Ross e Uma Thurman in Kill Bill. Tutte la amano, tutte la vogliono, tutte – prima o poi – la indossano. 

(Fonte: Adnkronos)

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