Udc, puntare su lavoro e imprese per far ripartire l’Italia

Rimettere il lavoro e le imprese al centro dell’attenzione politica. È questo il tema del convegno “Politica & imprese, basta trucchi solo lavoro”, organizzato a Roma dall’Udc. Un incontro, spiega il senatore Antonio Saccone, segretario dell’Udc per la regione Lazio, organizzato per «far parlare ed ascoltare il tessuto produttivo, sociale ed economico della nostra regione, perché riteniamo che due siano le grandi carenze in questo Paese di questo governo gialloverde: le infrastrutture e il lavoro. Non ci stanno dando risposte e il Paese crolla sia nella produzione industriale e sia per quanto riguarda l’occupazione».
Presenti all’evento anche il segretario dell’Udc, l’on. Lorenzo Cesa e il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Durigon (Lega), insieme a tanti rappresentanti delle associazioni del lavoro e delle imprese.

Far ripartire l’Italia
Saccone ricorda anche che alcuni provvedimenti, come quota 100, sono positivi e da condividere, ma dall’altra parte l’operato del governo è deficitario sul tema dei cantieri e dei lavori pubblici: «Se un Paese non fa partire le grandi opere è un Paese che rimane indietro. Un Paese che non solo non produce e non crea occupazione, ma è un Paese che non può competere con lo scacchiere mondiale».
Secondo il segretario Udc, Cesa, non è più tempo di promesse, ma bisogna che l’Italia riparta e per farlo è necessario sbloccare i cantieri fermi, un uso corretto dei fondi europei e una sburocratizzazione del Paese: «Bisogna essere più concreti possibili se non vogliamo portare l’Italia in una recessione profonda. Bisogna sbloccare i 30 miliardi di opere già finanziate e cantierabili che il ministro Toninelli ha fermato all’inizio della legislatura. Bisogna utilizzare al meglio le risorse europee, 42,5 miliardi dati all’Italia solo il 3 per cento utilizzate, bisogna fare una colossale opera di sburocratizzazione del Paese, bisogna dare una mano all’impresa attraverso il taglio del cuneo fiscale. Con il solo reddito di cittadinanza e la sola quota 100 non si va da nessuna parte». Chi ha difeso le misure del governo è stato il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, che ha spiegato come gli interventi varati da Lega e M5S serviranno a sbloccare il mercato del lavoro. Soprattutto, ha aggiunto, per quanto riguarda quota 100 che permetterà un ricambio generazionale effettivo. «Stiamo lavorando, penso che l’impatto è già abbastanza importante: 108 mila domande presentate per andare in pensione. Sicuramente ci sarà un rapporto molto alto di quella che è l’entrata sul mondo del lavoro dei giovani quindi un ricambio effettivo».

Accordi internazionali ed elezioni Europee
Cesa ha parlato anche dei rapporti internazionali del nostro Paese, in particolare della cosiddetta “Via della seta”, l’accordo commerciale tra Italia e Cina: «È grave che ad oggi non si conosca il contenuto del memorandum che sarà l’accordo tra Italia e Cina. È grave che ci sia una divisione profonda tra i due grandi partiti di maggioranza. Sarebbe gravissimo se il presidente Di Maio avesse chiesto ai cinesi di acquistare il debito pubblico italiano. Noi siamo per accordi commerciali seri con la Cina, ma non vogliamo essere colonizzati dalla Cina». Inoltre, per resistere alla concorrenza di Paesi come la Cina è necessaria un’Italia all’interno dell’Europa ricordando come mentre l’Italia investe in ricerca appena 2 miliardi, contro i 500 della Cina e i 120 dell’Europa. ha ricordato come sia fondamentale un’Italia dentro l’Europa perché solo in quel caso saremo in grado di resistere alla competenza di Paesi come la Cina. A questo proposito, ricordando l’appuntamento con le urne per il rinnovo del Parlamento europeo del prossimo 26 maggio, Antonio Saccone ha aggiunto: «Il nostro auspicio è che vincano quei partiti che raccontano di una grande Europa, non di un’Europa più piccola. Perché se noi vogliamo competere contro l’India, contro la Cina e anche con gli Stati Uniti d’America, abbiamo bisogno di una grande Europa non dei piccoli staterelli. Con i piccoli staterelli torniamo al Medioevo».

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