Udito, 7,3 milioni di italiani sentono male. E andrà sempre peggio

I problemi sono molto diffusi su scala nazionale: a metà della popolazione (54,7 per cento) capita di chiedere alle persone di ripetere ciò che hanno appena detto

udito

Gli italiani non ci sentono. Letteralmente. I problemi d’udito sono molto diffusi su scala nazionale: a metà della popolazione (54,7 per cento) capita di chiedere alle persone di ripetere ciò che hanno appena detto. Di più. Un’alta percentuale (45,5) ha difficoltà a percepire le voci sussurrate, mentre per un quarto degli italiani (26,9 per cento) è difficile ascoltare i programmi alla tv o alla radio. Situazioni che generano in insicurezza sia in ambito familiare che lavorativo (nel 40 per cento dei casi). Questi dati sono di una ricerca realizzata dal Censis con il contributo non condizionante di Confindustria Dispositivi Medici, in particolare di Anifa (Associazione Nazionale Importatori e Fabbricanti Audioprotesi), con Ana (Associazione Italiana Audioprotesisti) e Anap (Associazione Nazionale Audioprotesisti Professionali).  

Andrà sempre peggio
Sono 7,3 milioni gli italiani che soffrono di problemi di udito. In aumento del 4,8 per cento negli ultimi 6 anni. Gli anziani (Over 80) sono i più colpiti, con un crescita del +12,2 per cento, ma l’impennata (+9,8 per cento) riguarda anche le fasce più giovani, cioè della fascia va dai 46 anni ai 60 anni. Le proiezioni, guardando al futuro, non sono confortanti. Infatti, «si può stimare che nel 2025 il numero di persone con un calo uditivo autodiagnosticato saranno 8 milioni e che diventeranno tra i 10 e gli 11 milioni nel 2050», si legge nel rapporto Censis.  

Sulle protesi
Bassa la quota di chi usa protesi acustiche per aggiustare l’udito. Solo 3 persone problematiche su 10 hanno scelto di farsi aiutare da apparecchi elettronici. E’ alto comunque il gradimento complessivo (81 per cento). Per le persone che utilizzano una protesi sono migliorati diversi ambiti della propria vita: la capacità di comunicare (78 per cento), il senso di sicurezza (74 per cento), le relazioni familiari (73 per cento), la vita sociale (73 per cento), la salute mentale (72 per cento), la fiducia in se stessi (69 per cento), il senso di indipendenza (68 per cento), le relazioni professionali (67 per cento). L’85 per cento degli utilizzatori si sente più sicuro a guidare e ad affrontare il traffico. E solo il 6 per cento dei possessori afferma di non utilizzare il proprio dispositivo.   

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