Ue, Conte: «Lo stop alla procedura dimostra la credibilità dell’Italia»

Il premier esprime le sue considerazioni sulle recenti nomine europee, lo stop alla procedura d'infrazione per il nostro Paese e alle polemiche sulla Sea Watch

migranti

È stato un periodo impegnativo quello appena trascorso per il premier, Giuseppe Conte. Da un lato le trattative con l’Ue sulle nomine e per evitare l’avvio della procedura d’infrazione, dall’altro orecchie all’Italia per la vicenda Sea Watch e il caso migranti. Il tutto intervallato da un G20 a Osaka, dall’altra parte del mondo.

Nessuna procedura
Con lo stop alla procedura d’infrazione, spiega Conte ai microfoni del Tg1, l’Italia ha ottenuto il risultato che merita. «Questo dimostra anche la serietà, la credibilità del nostro Paese e la responsabilità dei governanti. La nostra economia è solida, lo spread cala, i conti sono in ordine: ci sono tutti i presupposti per proseguire con fiducia nel tutelare gli interessi dei cittadini italiani». Poi, aggiunge come il governo sia già al lavoro per preparare la prossima manovra economica. La flat tax sarà uno dei punti principali da realizzare in quanto l’idea è di dare il via a una riforma fiscale «che consentirà di alleggerire il peso fiscale a beneficio delle famiglie e delle imprese italiane».

Nomine Ue
Sulle pagine del Corriere della sera, il premier analizza quello che è stato il percorso fino alla scelta dei nuovi vertici dell’Unione: «Bisogna essere realisti. Non siamo partiti avvantaggiati, perché non avevamo la sponda delle tradizionali famiglie politiche – ma – mi sento di dire che l’Italia ha giocato al meglio le carte a disposizione, ottenendo il massimo risultato, date le condizioni». Sono anche state superate posizioni che potevano risultare poco vantaggiose per l’Italia e per gli equilibri europei.

Migranti
Infine, il presidente del consiglio commenta la vicenda della Sea Watch e il problema dei migranti, dopo che il vicepremier Salvini ha protestato fortemente contro la decisione del gip di Agrigento di non convalidare l’arresto del capitano Carola Rackete. Conte, pur difendendo l’autonomia dei magistrati ricorda che i provvedimenti possono «essere criticati e, se ritenuti ingiusti, impugnati». E conclude: «Rimane un dato che mi ha lasciato fortemente perplesso: il comportamento di chi fa un uso politico strumentale di vicende che coinvolgono vite umane, e ritiene che tra tanti porti del Mediterraneo, l’unico sicuro debba essere un porto italiano. Fino al punto di stazionare per oltre due settimane, e arrivare a forzare l’ingresso in un nostro porto».

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