Ufficio, il calcetto fa parte dalle ore di lavoro: la sentenza in Spagna

Incredibile decisione del tribunale di Vigo, dove vincono i sindacati: non si può timbrare il cartellino se non passano 12 ore dal fischio finale

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Il calcetto è una roba seria. Soprattutto per chi si è preso il compito (tostissimo) di organizzare la partita settimanale con colleghi e clienti, quell’ora che consolida amicizie, antipatie e fazioni che poi si ritrovano il giorno dopo in giacca e cravatta dentro un ufficio, agli ordini di capo. Ultimamente, tracciare il confine tra orario di lavoro e tempo libero è sempre più facile, soprattutto da quando si usano i badge. Non va così in Spagna, dove è stata emessa una sentenza che ha del clamoroso: andare a giocare a calcetto con i colleghi e con i propri clienti fa parte a tutti gli effetti dell’orario di lavoro.   

La storia
L’ha stabilito il Tribunale Supremo spagnolo (sezione di Vigo), che ha confermato quanto già aveva espresso l’Audiencia Nacional in un grado precedente dell’iter giudiziario. A festeggiare i sindacati che hanno portato davanti ai giudici spagnoli il caso dei dipendenti dell’Altadis, società che si occupa di produrre tabacco. Ogni anno, da quelle parti, si organizza un torneo di calcetto al quale partecipano i tabaccai della zona, che poi sono i clienti dell’Altadis. Una roba seria, appunto. La squadra dell’Altadis prende forma su base volontaria e si era stabilito – tra sindacati e azienda – che chi scendeva in campo avrebbe avuto successivamente qualche ora libera in più, senza andare nel dettaglio. I sindacati non si sono accontenti di questo accordo…

Pause lunghe e infortuni sul campetto
La giustizia spagnola ha fatto il suo corso e ha deciso che giocare a calcetto con colleghi e clienti fa parte a tutti gli effetti dell’orario di lavoro. E il tempo impiegato per riscaldamento, tackle e tiri in porta va scalato dal monte orario. Non solo. I sindacati hanno ottenuto anche una pausa lunga: la giornata di lavoro successiva alla gara, infatti, non può iniziare prima che siano passate 12 ore dal fischio finale. Inoltre, l’infortunio va considerato come incidente sul lavoro, sia se avviene sul rettangolo verde che durante il viaggio per andare o tornare dall’impianto sportivo. Insomma, il cliente ci va giù duro e ti fa male alla caviglia? L’intervento va catalogato come incidente sul lavoro, come se capitasse in ufficio, con tutte le coperture che ne conseguono. Questa sentenza che arriva dalla Spagna, chiaramente, ha fatto rumore. Ed è entrata a gamba tesa negli uffici e nelle sale riunioni di mezzo mondo.    

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