Ultima chiamata di Conte a Renzi. Leader Iv: “Basta immobilismo”

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Martedì il Recovery plan, poi il tavolo per il patto di legislatura e un corposo rimpasto. Ecco l’offerta finale a Matteo Renzi.

Giuseppe Conte, in asse con il Pd, la mette sul tavolo. Se Iv la respingerà – è il sottotesto – è pronta la sfida in Aula, in nome del “bene comune” e del servizio al Paese. Il messaggio di Conte è “di apertura”, assicurano dal governo. Ma i renziani lo leggono come una chiamata ai “responsabili”, più che a Iv. E a sera quando Renzi riunisce i suoi parlamentari per compattarli nelle ore decisive, le parole restano dure, lo scenario della crisi aperto.

Esclude le elezioni anticipate e assicura che Iv non darà mai il suo sostegno a un governo di centrodestra. Ma aggiunge che così, “nell’immobilismo” dell’esecutivo, non si può andare avanti e ribadisce che Iv è pronta all’opposizione se non vedrà accolta le sue proposte. Finora – afferma – da Giuseppe Conte non sono arrivate risposte alle richieste di Italia viva. Così Matteo Renzi chiude dopo più di quattro ore, a quanto si apprende da alcuni dei presenti, l’assemblea in videoconferenza con i parlamentari di Italia viva. Nel corso dell’assemblea, racconta più di un partecipante, è intervenuta la gran parte dei 48 parlamentari di Iv (31 deputati e 17 senatori). Con toni e accenti diversi, assicurano, avrebbero tutti confermato il sostegno all’azione di Renzi e non ci sarebbe stato nessuno smarcamento, anche se alcuni si sarebbero mostrati più prudenti sulle scelte che ci saranno da compiere nelle prossime ore, nella consapevolezza che da qui a martedì si capirà se è ancora possibile un accordo nella maggioranza o ci sarà la rottura con l’apertura della crisi di governo.

Tra i dirigenti renziani più d’uno è convinto che non ci siano più molti spiragli per ricomporre. Le dimissioni delle ministre sono sul tavolo – dice Renzi – e Iv è pronta ad andare all’opposizione, se non c’è una vistosa virata e accelerazione del governo. Cioè, almeno un Conte ter. Il voto è un “bluff” e Iv non aprirà la crisi per consegnare il governo alla destra, dice Renzi ai suoi per rassicurarli. Il gruppo è “compatto”, dicono da Iv a smentire defezioni. I renziani invocano “risposte” e il testo del Recovery in fretta, perché si vada in Cdm e in Aula. Sugli altri temi, un documento di trenta punti sarebbe stato consegnato nei giorni scorsi dal Dem Goffredo Bettini al premier Conte per conto di Renzi, con indicati nodi che andrebbero dal fisco alla revisione del reddito di cittadinanza, dalla giustizia ai cantieri.

Il Pd, ma anche il M5s e Leu, spingono per l’accordo, senza più rinvii. Ma soprattutto provano a spuntare le armi al logoramento di Renzi: l’apertura sui contenuti, assicurano, è amplissima. Tanto che c’è chi non esclude una discussione anche sulla richiesta di almeno una parte del Mes. E’ l’ultima chiamata, sembra avvertire il premier in un lungo post su Facebook. Al centro Conte pone il piano vaccini (“Siamo primi in Europa”) per un Paese “sfibrato” e la cui “tenuta” è “a rischio”. Arriverà già la prossima settimana in Cdm, annuncia, non solo un Recovery plan che è patrimonio “di tutto il Paese” ma anche un nuovo scostamento di bilancio – che dovrà essere votato a maggioranza assoluta in Parlamento – per finanziare un altro decreto ristori. La mano tesa è nel lavoro in corso per recepire le richieste dei partiti sul Recovery, con un rafforzamento del capitolo sanità (per ‘sminare’ il Mes), ma anche di quelli scuola e digitalizzazione delle imprese. Ed è nella volontà dichiarata di “rafforzare la coesione delle forze di maggioranza e la solidità della squadra di governo” (i partiti leggono: rimpasto). Sulla base del “contributo di tutti” i partiti il premier annuncia che sta preparando “una lista di priorità” per il prosieguo della legislatura. Ma poi c’è l’avvertimento sgradito ai renziani: a chi gli chiede “pazienza”, il premier dice di essere “impaziente” di lavorare “per il Paese”. Se la condizione di Renzi è che il premier si dimetta per dar vita a un Conte ter, è una condizione finora respinta.

“Fino all’ultimo lavorerò per il bene comune”, scrive il presidente del Consiglio fissando il suo limite. Ma sono le ore dei “pontieri”, dei mediatori. Dario Franceschini e Graziano Delrio, in asse con il segretario Pd Nicola Zingaretti, inviano all’ex segretario un messaggio: con “buonsenso e buona volontà” è possibile “evitare una crisi in piena pandemia”. Altrimenti, avvertono i Dem, Iv dovrà assumersi la responsabilità di bloccare Recovery e ristori. C’è tempo fino a lunedì sera (il Cdm potrebbe essere anticipato) o martedì per trovare l’intesa o Renzi sancirà la rottura. Non impedirebbe, secondo alcune fonti, di approvare il Recovery in Cdm e voterebbe anche lo scostamento di bilancio per dimostrare che non si vuole danneggiare il Paese, ma con le dimissioni di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, aprirebbe la crisi. Non ci sarebbero stati contatti diretti tra il leader di Iv e il premier negli ultimi giorni. I due si sarebbero sentiti, a quanto viene riferito, solo via messaggio per gli auguri di Natale e Capodanno. Poi a Renzi, sempre via messaggio, Conte avrebbe annunciato il 6 gennaio l’arrivo della proposta aggiornata di Recovery da parte di Roberto Gualtieri. Fine delle comunicazioni. Ma gli ambasciatori sono al lavoro e non si escludono contatti nelle prossime ore. Gli spazi per il rimpasto, dicono gli ambasciatori, ci sono tutti: si tratterebbe su due ministeri di peso a Iv con Ettore Rosato (Difesa, con Guerini al Viminale) e Maria Elena Boschi e per il Pd l’ipotesi di Bettini sottosegretario alla presidenza del Consiglio e la delega al Recovery ad Andrea Orlando.

Ma i renziani spiegano che non può essere un rimpasto la soluzione. Scommettono che si arriverà alla conta in Aula e che dalla crisi potrebbero nascere un governo con stessa maggioranza a guida Pd (i Dem ma anche i 5s negano) o un esecutivo di larghe intese con un premier come Mario Draghi o Marta Cartabia. Intanto i renziani denunciano la caccia (a dir loro fallita) ai responsabili da parte del premier, che sarebbe testimoniata dall’intervista in cui Ugo Grassi, senatore ex M5s ora leghista, racconta che Conte gli avrebbe offerto un incarico per non lasciare la maggioranza. Da Palazzo Chigi la smentita è secca e indignata: parole “false” e “diffamatorie” su un incontro risalente al novembre 2019.