Unione europea, a commissari e funzionari retribuzioni da favola

Se da una parte Bruxelles invita l'Italia all'austerità, dall'altra le istituzioni europee sono un vero e proprio eldorado per chi ci lavora

Le riserve dell’Unione europea sul nuovo regime pensionistico italiano, impostato sull’ormai famosa “quota 100” a parziale correttivo della legge Fornero, ci piombano addosso a giorni alterni, con previsioni ferali sul futuro dei nostri conti. A Bruxelles non va per niente giù che in Italia si possa lasciare il lavoro dopo un minimo di 38 anni di servizio, con un età variabile fra i 62 e i 67 anni. E’ un’Europa preoccupata quella che ci raccomanda austerità in continuazione, ma elargisce a commissari e funzionari retribuzioni da favola e manda in pensione i propri dipendenti a 58 anni, con liquidazioni e assegni che neppure sogniamo, anche se con nessun piacere contribuiamo regolarmente a pagare.

Indennità e benefit
Gli stipendi dei Commissari europei sono uno schiaffo agli oltre 100 milioni di poveri in tutta l’Unione. Il presidente della Commissione Juncker percepisce il 138 per cento dello stipendio del funzionario con più alto grado e cioè 27.436,90 euro al mese, l’alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini ne prende 25.845,35, i vicepresidenti 24.852,26, mentre tutti gli altri Commissari 22.852,26 euro al mese. Valdis Dombrovskis percepisce 24.852 euro mensili, Pierre Moscovici 22.367. A queste cifre vanno aggiunte indennità di residenza, di espatrio e per i figli. Nel 2019 per mantenere il collegio dei Commissari spenderemo 12.6 milioni di euro. Inoltre, sono a bilancio 682.000 euro per le indennità transitorie, una sorta di sussidio di fine mandato, per la durata di due anni. Ma le istituzioni europee sono un vero e proprio eldorado per funzionari e burocrati. Un neoassunto, inquadrato immediatamente con grado Ad5, riceve un primo stipendio di 4300 euro mensili. Chi raggiunge il grado 16 passa alla cassa con 18 mila euro al mese. Ma non finisce qui, perché su queste somme piovono indennità e benefit: 170 euro al mese al funzionario che convive, è sposato o divorziato, separato o celibe con un figlio a carico. Se poi ha un figlio adottivo la generosità dell’adottante è premiata con altri 372 euro mensili. Naturalmente il figlio studia ed ecco un’indennità scolastica di 252 euro, assicurata fino al ventiseiesimo anno di età. Al bambino con meno di cinque anni che frequenta la scuola primaria altri 91 euro al mese sullo stipendio del padre.

Ai funzionari spetta anche l’indennità di dislocazione. Se devi lasciare il tuo paese per lavorare all’Ue ecco un’aggiunta del 16 per cento sullo stipendio base, comunque non meno di 505 euro mensili, a cui si accompagna un’indennità di sistemazione pari a due stipendi. Inutile dire che le spese di trasloco sono completamente a carico dell’Unione. Le spese sanitarie e assicurative sono addebitate all’Ue per l’80 per cento, estese alla moglie, al partner non sposato, ai figli e alle persone a carico. C’è poi il capitolo dei rimborsi: trasporti, alberghi, carburante tutto a carico dell’Unione Europea e se qualcuno non avesse un’automobile ecco 892 euro annui per spese di spostamento in città. Moltiplicate tutto questo per i 33 mila dipendenti della Ue e tirate le somme. Carico di lavoro? 42 ore settimanali, con facoltà di orario ridotto per seguire un figlio di età inferiore ai 9 anni. Inoltre il funzionario gode di un congedo dai 24 ai 30 giorni per ragioni familiari, più 2 per trasloco, 10 per la nascita di un figlio, 2 per il matrimonio di un figlio.

Infine le tasse
Lo stipendio dei funzionari è assoggettato all’imposta comunitaria. Il 16 per cento di essi guadagnano 176 mila euro all’anno tassati al 20 per cento e in più hanno 24 giorni di vacanza pagati, più 7 di festività e altri otto giorni quando gli uffici comunitari sono chiusi a Natale e in estate. Inoltre questi signori godono di ulteriori 24 giorni pagati qualora facciano uno straordinario di 45 minuti al giorno. Una fatica insostenibile. I burocrati dell’Unione Europea non conoscono l’austerità, navigano letteralmente nell’oro, non sanno cosa sia la precarietà o la paura di essere licenziati in qualsiasi momento. E vanno in pensione a 58 anni. Alla faccia della sobrietà e della crisi.  

 

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