Università, Lombardia e Liguria ai primi posti per le spese d’istruzione

L'Associazione nazionale consulenti tributari ha analizzato quanto hanno indicato i contribuenti nelle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2018, relative ai redditi del 2017

università

L’estate non è ancora finita ma per gli studenti italiani è già tempo di pensare al proprio futuro scolastico. La scelta del percorso accademico, infatti, è sempre importante. Per capire quanto pesa l’istruzione universitaria sulle tasche delle famiglie italiane, l’A.n.co.t. -Associazione nazionale consulenti tributari, ha analizzato quanto hanno indicato i contribuenti nelle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2018, relative ai redditi del 2017, nella sezione relativa agli oneri detraibili al 19 per cento.

Sono stati complessivamente 1.538.387 i contribuenti che hanno indicato le spese per l’istruzione universitaria nel proprio modello di dichiarazione dei redditi per un ammontare di 1.799.001.000 euro e una media per ogni dichiarazione pari a 1.170 euro.

Regione che vai costi che trovi
Analizzando la situazione nelle diverse regioni italiane emerge che in Lombardia, al primo posto della graduatoria, sono stati 234.747 i contribuenti che hanno dichiarato le spese per l’istruzione universitaria, per un importo pari a 338.574.000 euro e una media di 1.144 euro. Osservando proprio le medie rilevate nelle altre regioni italiane emerge che dopo la Lombardia figurano: Liguria 1.420 euro; Trentino Alto Adige (Provincia Autonoma di Trento) 1.350 euro; Valle d’Aosta 1.340 euro; Veneto 1.280 euro; Piemonte 1.250 euro; Friuli Venezia Giulia 1.230 euro; Toscana 1.150 euro; Lazio 1.150 euro; Umbria 1.130 euro; Trentino Alto Adige (Provincia Autonoma di Bolzano) 1.120 euro; Campania 1.080 euro; Sicilia 1.080 euro; Calabria 1.050 euro; Basilicata 1.040 euro; Molise 1.020 euro; Puglia 1.020 euro; Emilia Romagna 1.010 euro; Marche 990 euro; Abruzzo 960 euro e Sardegna 890 euro.

«La detrazione delle spese universitarie – spiega Celestino Bottoni presidente nazionale dell’A.n.co.t. – anche nel 2019 è rimasta pari al 19 per cento della spesa sostenuta per tasse, soprattasse per esami di profitto e di laurea, partecipazione a test d’accesso ai corsi di laurea senza limiti di importo per le università statali. A partire dalle spese sostenute nel 2018 sarà inoltre possibile beneficiare della detrazione degli oneri sostenuti per l’acquisto di strumenti didattici o sussidi tecnici ed informatici che facilitano lo studio».

E dopo la laurea?
Al quinto posto della graduatoria stilata da A.n.co.t., il Veneto è una delle regioni che punta a evitare la cosiddetta “fuga dei cervelli” alla fine del percorso universitario. In quest’ottica il bando Por Fesr Azione 1.1.1 “Sostegno a progetti di ricerca delle imprese per l’impiego di ricercatori presso le imprese stesse” che stanziava 4,5 milioni di euro, alla scadenza ha visto la presentazione di 144 domande con una richiesta di contributo superiore a quanto previsto.

«È una risposta straordinaria: da un lato, significa che come Regione siamo riusciti a rispondere a un’esigenza di giovani e mondo imprenditoriale; dall’altro, si tratta di una risposta a coloro che sostengono che il Veneto è terra di cervelli in fuga. Noi crediamo sui nostri giovani e faremo di tutto perché, riducendo la distanza fra Università e impresa, abbiano l’opportunità di rimanere nella nostra Regione, aiutando le imprese nel percorso di cambiamento», ha commentato l’assessore allo Sviluppo economico della Regione, Roberto Marcato. Il bando previsto dall’Azione 1.1.1 intende incentivare la ricerca e lo sviluppo all’interno delle aziende, favorendo l’inserimento di nuovi profili tecnico-scientifici di alta professionalità i quali contribuiranno all’innovazione di nuovi prodotti o processi, apportando nuove conoscenze e competenze. Si tratta del terzo bando su questa linea di azione per la quale sono disponibili circa 4 milioni di euro per ulteriori iniziative.

«Ogni progetto presentato – precisa Marcato – poteva prevedere l’impiego da uno a tre ricercatori; ciò significa che sono state presentate iniziative di ricerca e sviluppo per assumere almeno 200 ricercatori nelle pmi venete. Investire in ricerca e innovazione ha un costo importante per le imprese ma è fondamentale per la crescita. Questo è un contributo concreto, un aiuto che la Regione offre per fare in modo che siano i nostri ragazzi a diventare il volano per sostenere le nostre imprese a innovarsi e ad essere competitive sul mercato internazionale. E di questo non possiamo che andare fieri».

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

4 × 4 =