Università, quanto conta una borsa di studio

Una ricerca della Banca d'Italia analizza l'incidenza dell'assegnazione dei sussidi universitari sul tasso di abbandono agli studi

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Quello dell’abbandono scolastico è sicuramente un problema che ci coinvolge direttamente. Soprattutto per quanto riguarda il completamento degli studi universitari, l’Italia è agli ultimi posti rispetto agli altri Paesi dell’Unione europea. Molto spesso l’abbandono è dovuto a problemi economici che costringono lo studente a cercare un lavoro per proseguire gli studi, e che, in alcuni casi, per dare un supporto alla famiglia, lo porta a lasciare l’università. Un aiuto concreto è dato dalle borse di studio: la loro attribuzione, infatti, può influire sensibilmente sul percorso formativo, come dimostra la ricerca della Banca d’Italia “L’effetto delle borse di studio sul tasso di abbandono degli studi universitari: evidenze del caso italiano”.

I numeri dello studio
La ricerca effettua un confronto con gli altri Paesi dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) rispetto ai quali il nostro sistema universitario è caratterizzato da un basso numero di immatricolazioni, elevati tassi di abbandono e un minor sostegno alla partecipazione agli studi universitari dei meno benestanti.
Lo studio, che analizza i dati relativi agli studenti di tutte le università italiane nel decennio 2003-2013, esamina l’impatto dell’assegnazione delle borse di studio per reddito sul tasso di abbandono universitario dopo il primo anno di iscrizione. Sono stati messi a confronto i beneficiari del sussidio e quanti, pur idonei, ne sono stati esclusi per mancanza di fondi. Una situazione che porta molti di questi a interrompere la carriera universitaria.
Infatti, poter disporre di una borsa di studio riduce il tasso di abbandono dal 9,6 al 6,9 per cento (-2,7 per cento). Inoltre, per gli studenti a basso reddito, la percentuale di abbandono in assenza di un sussidio aumenterebbe dal 7 al 10 per cento.
A ottenere i maggiori benefici sono soprattutto gli universitari del sud: senza aiuti economici le rinunce passerebbero dal 6,5 al 10,8 per cento, contro quanto accadrebbe nelle altre zone d’Italia dove si passerebbe dal 7,2 all’8,5 per cento.
Nello studio si fa riferimento anche agli studenti provenienti dalle scuole superiori. Dove l’assegnazione di una borsa di studio influisce maggiormente è tra i ragazzi con un rendimento scolastico medio-basso e quelli provenienti da istituti tecnici o professionali che vedrebbero la percentuale di rinuncia passare dal 10 al 14,5 per cento, rispetto alla situazione degli studenti dei licei per i quali il tasso di abbandono, non potendo contare sui sussidi, salirebbe dal 4,3 al 5,5 per cento. Per quanto riguarda il rendimento scolastico, chi ha terminato gli studi superiori con votazioni alte ha meno probabilità di abbandonare l’università a prescindere dalla possibilità di ottenere un sussidio. In questo caso il tasso di abbandono passerebbe dal 3,8 al 4,7 per cento contro un aumento al 12,2 per cento (da 8,7) per le fasce di studenti con voti più bassi.

Il vantaggio di proseguire gli studi
Le conclusioni della ricerca, quindi, parlano di una forte influenza dei sussidi sul completamento del percorso di studi universitario. Inoltre viene ricordato come il titolo di studio sia una componente fondamentale per l’inserimento nel mercato del lavoro, vedendo i laureati avvantaggiati rispetto ai diplomati sia per trovare un’occupazione che per quanto concerne i guadagni. Infine, soprattutto per quanto riguarda il nostro Paese, il valore legale del titolo di studio garantisce dei vantaggi permettendo l’accesso, ad esempio, ai concorsi pubblici, mentre la qualifica di “dottore” viene considerata un importante status sociale.

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