Utero in affitto: Pd, Lega e Idea plaudono alla bocciatura della Cassazione

E il Gay Center chiede con urgenza una legge «che riconosca la genitorialità e l'adozione per le coppie lesbiche e gay, che tuteli i minori sin dalla nascita»

utero in affitto

Non poteva che scatenare un acceso dibattito pubblico la decisione della Cassazione di negare la trascrizione all’anagrafe dell’atto di figliazione dei bambini di una coppia omosessuale, riconosciuto nel paese straniero. La Suprema Corte, con la sentenza n. 12193, ha rigettato infatti, la domanda di riconoscimento dell’efficacia del provvedimento riguardante due minori concepiti da uno dei componenti di una coppia di uomini mediante il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, con la collaborazione di due donne, una delle quali aveva messo a disposizione gli ovociti, mentre l’altra aveva provveduto alla gestazione.

C’è chi esulta…
Una decisione, quella della Corte, per cui si dice «estremamente soddisfatto» il senatore della Lega, Simone Pillon. «Alcuni sindaci avevano nei mesi scorsi compiuto trascrizioni abusive che avrebbero di fatto legittimato la vergognosa pratica dell’utero in affitto -. sottolinea Pillon in una nota, – Ora la Suprema Corte, decidendo a
Sezioni Unite, ha posto un severo limite alla liceità di questa squallida pratica e ha inflitto un colpo durissimo al gravissimo fenomeno del cosiddetto “turismo riproduttivo”».

Sulla stessa linea il senatore Gaetano Quagliariello, leader e senatore di Idea, che ha evidenziato: «L’utero in affitto è un reato, il divieto non può essere aggirato attraverso il “turismo procreativo”, i provvedimenti dei giudici stranieri che contrastano con la legge italiana da noi sono carta straccia, e a tutelare i bambini già venuti al mondo ci pensa la vecchia normativa senza che si possano strumentalizzare i piccoli per legittimare pratiche disumane». «Finalmente il supremo organo giurisprudenziale ha fissato un’ovvietà alla quale le amministrazioni comunali e i giudici dovranno attenersi: due uomini non possono generare un bambino, e se cercano di procurarselo all’estero attraverso procedure che in Italia sono considerate reato, da noi non possono essere riconosciuti come “due papà”».

Fronte politico opposto ma stessa linea anche per Alfredo Bazoli, capogruppo democratico in commissione Giustizia. «Le sezioni unite della Corte di cassazione hanno finalmente posto alcuni chiari paletti e punti fermi sul tema della maternità surrogata. La decisione ha chiarito che nel divieto posto alla gestazione per altri dalla legge 40 del 2004 vi sono principi di ordine pubblico, posti a tutela della dignità della gestante e dell’istituto dell’adozione. Al contempo la sentenza ha chiarito che il rapporto genitoriale con il cosiddetto genitore di intenzione può essere riconosciuto attraverso l’adozione in casi particolari prevista dalla legge. Si tratta di una sentenza importante, equilibrata e condivisibile – , dice Bazoli – che sancisce in modo chiaro e limpido la portata assoluta e non derogabile del divieto di utero in affitto previsto dalla legislazione italiana, e allo stesso tempo non impedisce il ricorso agli istituti paragenitoriali per dare ai bambini nati comunque attraverso tale pratica la tutela di cui necessitano, attraverso il riconoscimento giuridico del legame con il genitore non biologico. È una sentenza che chiude definitivamente la porta ad ogni spiraglio di apertura o aggiramento del divieto di utero in affitto, ma che può diventare anche una occasione per mettere mano in modo organico agli istituti paragenitoriali, come il partito democratico aveva proposto già nella scorsa legislatura».

…E chi chiede una legge chiara
«La sentenza della Cassazione fa emergere l’urgenza di una legge che riconosca la genitorialità e l’adozione per le coppie lesbiche e gay, che tuteli i minori sin dalla nascita», dichiara Fabrizio Marrazzo, portavoce Gay Center, rilevando che «oggi dopo questa sentenza il genitore non biologico sarà costretto a chiedere il riconoscimento della propria genitorialità solo ai tribunali, lasciando così il minore per alcuni anni con un solo genitore riconosciuto, a differenza delle coppie eterosessuali dove in casi analoghi il riconoscimento della genitorialità è immediato, dato che per loro viene data dalla legge la possibilità di adottare». «Questa sentenza- annota ancora – fa emergere una forte discriminazione dell’attuale normativa che non consente alle coppie lesbiche e gay di adottare a differenza di quanto avviene in tutti i paesi civili d’Europa e dell’occidente, per questo invitiamo al più presto il parlamento a legiferare in tal senso».